Ulteriori studi su come problemi respiratori, fumo e ambiente influiscono sul virus

pubblicato il 01/04/2020 in Attualità da Marica Marietti
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Marica Marietti
Dall’11 marzo 2020 l’OMS ha dichiarato lo stato di pandemia. In tutto il mondo si registrano casi di infezioni da coronavirus e le misure messe in atto finora per far fronte all’emergenza hanno letteralmente stravolto le vite di tutti. Ogni giorno le notizie sul Covid–19 sono moltissime. Si parla di come avvenga il contagio (attraverso i droplets, goccioline respiratorie), di quali siano i sintomi (febbre, tosse secca, stanchezza su tutti) e spesso si sente parlare di soggetti sintomatici e asintomatici, ossia di persone infette che mostrano sintomi della malattia e persone infette che al contrario non sono malate. Non sempre si spiega, però, perché alcuni sviluppano una malattia aggressiva che porta alla morte e altri hanno sintomi molto lievi.
Sono stati analizzati i maggiori fattori di rischio attribuibili a una progressione peggiore della malattia ed è emerso che l’età avanzata, i problemi respiratori di diverso genere, difficoltà cardiovascolari, epatiche, renali o di coagulazione elevano il rischio di aggravamento della malattia. Ulteriori analisi delle patologie, confermano che l’ipertensione nei pazienti di Covid-19 è prevalente nel 17%, il diabete nell’8%, le malattie cardiovascolari nel 5% quelle respiratorie nel 2%. Un altro fatto importante emerso dallo studio dei malati riguarda il genere. Infatti, la maggior parte di loro è di sesso maschile. La spiegazione può essere dovuta alle caratteristiche differenti del sistema immunitario. Ancora di più, sono state indagate le situazioni relative a pazienti con asma, fibrosi cistica o altre condizioni polmonari complesse, si sono dimostrati soggetti a rischio in modo particolare.
Ma non solo. È in corso di studi la correlazione tra il fumo di sigaretta e l’evoluzione della Sars-cov-2 (il nome scientifico della malattia da nuovo coronavirus). L’ISS afferma che "il rischio di sviluppare una polmonite severa da COVID-19 aumenta in modo significativo in pazienti con storia di uso di tabacco" e la probabilità di arrivare alla ventilazione meccanica sembrerebbe duplicata. Addirittura, una ricerca cinese pubblicata sul Chinese Medical Journal a febbraio, stima che i fumatori rientrano 9 volte più spesso tra i casi critici e secondo alcuni, la differente letalità apparente tra uomini e donne potrebbe dipendere proprio dal consumo di fumo (in Italia sono fumatori uomini il 7.2% e le donne 4.1%). Come già osservato le malattie cardiovascolari e problemi polmonari sono fattori di rischio per la malattia e sono anche causate dal tabagismo.
Oltre a questo, però, un altro fattore è considerato dai ricercatori, l’ambiente e in particolare la qualità dell’aria. Proprio l’inquinamento atmosferico potrebbe aver favorito la presenza e la diffusione del virus. Alcuni dati evidenziano correlazioni tra il superamento di pm10 e il numero di casi da covid-19, rifacendosi anche alla relazione tra inquinamento atmosferico e infezioni delle basse vie respiratorie, che ormai è scientificamente provato. In questo particolare caso, i ricercatori della SIMA – Medicina Ambientale, hanno scoperto che il pm10 esercita un forte impulso alla diffusione virulenta del virus. Dal momento che nel mese di febbraio nella zona padana si è verificata un’alta concentrazione di polveri, si suppone che ci sia stata una forte accelerazione di diffusione proprio in quei luoghi per questo motivo. I ricercatori affermano che le polveri sottili, possano essere un vettore, uno strumento usato per mantenersi per più tempo possibile nell’ambiente. Anche i dati rilevati dalle centraline di Pechino, Shangai, Chengdu e Guangzhou sembrano supportare l’ipotesi.
Da non dimenticare, poi, è la questione del cambiamento climatico, che agisce nella determinazione di varie patologie e ne favorisce anche di nuove. Deforestazione, antropizzazione e avvicinamento degli animali all’uomo creano un ambiente propizio per lo sviluppo di malattie infettive. In questo senso, la speranza è che l’uomo si renda conto che sia un ospite della Terra e che non è nelle sue mani. Il benessere umano deriva anche dal benessere dell’ambiente in cui si vive e bisognerebbe rispettarlo. Da quando sono partite le misure di contenimento e le limitazioni negli spostamenti e dei viaggi e il rallentamento delle industrie, sono diminuiti anche i livelli di emissione e di inquinanti

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