Maria Rita D'Orsogna contro Federico Rampini: «Ha lavorato per l'Eni»

La ricercatrice in un post sulla libertà di stampa

pubblicato il 12/01/2014 in Attualità da a cura della redazione
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a cura della redazione
Federico Rampini

La ricercatrice Maria Rita D'Orsogna torna a tracciare collegamenti tra personaggi del mondo dello spettacolo e del giornalismo e le multinazionali del petrolio. Dopo Jovanotti, è Federico Rampini a finire al centro dell'analisi della D'Orsogna. In un post del proprio blog sulla libertà di stampa e sul ruolo del giornalismo la D'Orsogna attacca il corrispondente dagli Stati Uniti di Repubblica perché fino al 2012 è stato collaboratore della rivista di proprietà dell'Eni Oil.

Il giornalista, ospite da Santoro, durante l'ultima puntata di Servizio Pubblico ha parlato del ruolo della stampa negli Stati Uniti. Un discorso che aveva colpito particolarmente la D'Orsogna prima di scoprire che la collaborazione dello stesso Rampini con l'Eni. Chiaro il pensiero della ricercatrice: «Io se fossi un giornalista "patentato" non vorrei il mio nome associato con loro, e con nessuna altra multinazionale a dire il vero, proprio per non perdere la mia indipendenza».  

Scrive la D'Orsogna: «Conosco invece poco Federico Rampini, l'ho sentito una sera da Santoro che parlava del modo americano di concepire la liberta' di stampa e mi pareva cosi chiaro e cosi vero quello che diceva che mi sono tirata giu' le sue parole per parlarne prima o poi. E invece... invece scopro che ha collaborato almeno fino al dicembre 2012 con OIL. La rivista dell'ENI. Fa parte della "Editorial Commitee". Non so che dire e cosa pensare.
La rivista OIL pubblica articoli che parlano di come fare meglio l'esplorazione petrolifera, si parla delle Tar Sands del Canada come di un "Canadian Treasure" dimenticando tutta la distruzione ambientale dell'Alberta. Sulla rivista OIL ci scrive Davide Tabarelli, quello di Nomisma che fa consulenze per i petrolieri e che non perde occasione per ricordare a tutti che trivellare e' cosa buona e giusta. Su OIL si parla di Africa come il prossimo continente da spremere in tutto e per tutto. Su OIL ci scrive il CEO della Total, e quello dell'ENI, che certo mai criticheranno la trivellazione del pianeta. Perché Federico Rampini ha accettato di lavorare per una rivista ENI? Io se fossi un giornalista "patentato" non vorrei il mio nome associato con loro, e con nessuna altra multinazionale a dire il vero, proprio per non perdere la mia indipendenza. E magari Rampini avrà un ruolo marginale in questa cosa, non lo so. Ma il fatto resta che su un giornalista, secondo me almeno, non debba neanche esserci l'ombra di dubbio che ci sia qualcuno dietro di lui e a cui lui non possa pestare i piedi. E se mi si dice "che vuoi che sia" o che si puo' mantenere la propria indipendenza anche lavorando per OIL, vorrei sapere quando OIL pubblichera' un articolo sulla devastazione ambientale della Basilicata, o quando OIL invitera' la sottoscritta a scrivere qualcosa sui miei sette anni di lotte contro il mostro petrolifero e sul miracolo d'Abruzzo, dove a dispetto di tutti, non e' stato ancora avviato nessuno dei progetti petroliferi proposti? Vorrei sapere quando OIL parlera' dei 40,000 abruzzesi scesi in campo contro Ombrina o dei Vescovi d'Abruzzo che hanno detto il loro no alle trivelle in regione? Vorrei sapere quando OIL svelera' dove e come l'ENI ha fatto o vuole fare fracking in Italia? Vorrei sapere quando parleranno di subisdenza indotta in Italia? Vorrei sapere quando parleranno di Gela, Porto Torres, Priolo, Porto Marghera, Falconara e Pieve Vergonte. Forse di fronte a tutti problemi dell'Italia questo della stampa di cui non ti puoi fidare puo' apparire un problema piccolo. Io credo invece che una sia proprio una stampa forte, e libera, e indipendente e che tu cittadino sai che e' dalla tua parte, a far si che un paese resti sano e che non precipiti in quella melassa scomposta che e' oggi l'Italia».

 

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