Passioni da “supereroi”: la pallavolo di Martina Di Paolo

La rubrica delle persone comuni

pubblicato il 05/09/2016 in Attualità da Chiara pirani
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Chiara pirani

Una passione che inizia presto, fortemente voluta.

Martina si guarda intorno e vede solo pallavolo.

Non ci pensa due volte ad iniziare, e pian piano scopre dentro di sé grinta ed energia da vendere.

 

Ho cominciato a giocare quando avevo 10 anni. Vedevo i manifesti attaccati ovunque in giro per Guardiagrele e dissi a papà che volevo andare a giocare a pallavolo.

All'inizio erano un po' indecisi, ma poi ho convinto i miei genitori a iscrivermi alla Cordigeri Volley e nessuna decisione è stata più indovinata in tutta la mia vita!

Non ricordo esattamente il mio primo allenamento, ma so che ero spaventata a morte di stare insieme agli altri bambini. Avevo paura di non riuscire a fare niente. Ma la mia allenatrice Simona Iubatti, oggi mia compagna di squadra, fu ed è ancora oggi come una seconda mamma per me: mi ha trasmesso la tranquillità di cui avevo bisogno.

Così ho deciso di andare avanti e di continuare a praticare questo sport.”

La passione è talmente forte, che, quando si fa squadra con chi la condivide, anche le difficoltà sembrano una passeggiata.

“C'è stato un periodo in cui avrei voluto lasciare tutto, per una serie di motivi...la cosa che mi ha spinta a non farlo, però, è stato il gruppo a cui mi sono legata due anni fa, con un nuovo allenatore: Aldo Liberatoscioli.

Siamo diventati una vera e propria famiglia e la palestra è la nostra seconda casa.

Amo la mia squadra e amo la società di cui faccio parte. I dirigenti, gli allenatori e tutto lo staff sono persone meravigliose, dentro e fuori la palestra: con loro non ci si stanca mai di sorridere!”

Il sorriso, la grinta, il gioco di squadra si moltiplicano all'infinito quando Martina è sul campo.

Con il cuore e la testa, ogni vittoria acquista un “sapore” ancora più speciale.

 

“La partita che mi ha segnata di più è stata l'ultima che ho giocato, purtroppo non l'ultima di campionato, a causa di un infortunio alla caviglia, a Castelfrentano.

È stata davvero combattuta, conquistata, punto dopo punto. Abbiamo versato un mare di sudore, ma è stata una delle partite più belle della mia vita, soprattutto perché ci permetteva di giocarci l'accesso ai play off per la serie D.

Ci ho messo davvero il cuore e tanta testa, oltre al sudore.”

 

Tutto questo non può che essere tradotto in una sola parola, quella che sostiene ciascuno di noi, nel bene e nel male.

 

“Se dovessi riassumere questo sport in una parola sarebbe "famiglia".

È così che mi sono sentita in tutti questi anni: a casa mia, con mamma e papà sempre presenti ad ogni partita a tifare per me, a ridere di gioia con me e a piangere quando andava male.

Sono stata accolta come una figlia e spero che questo sport e questa società non muoiano mai.”

 

La pallavolo? Una certezza anche per il futuro.

La lontananza non può fermare una passione così grande.

“Non ho grandi ambizioni, spero soltanto di poter continuare a giocare, anche se sarà dura perchè a ottobre andrò a studiare a L'Aquila e, se così sarà, non potrò più giocare con la mia squadra.

Vorrei soltanto che la pallavolo restasse una parte importante della mia vita, perché fino ad ora è stata una delle cose più belle che mi siano capitate. Ringrazio infinitamente chi mi ha guidata e aiutata fino a questo punto.

A breve ricomincerà il campionato di Serie D e anche se non sarò in campo con la mia squadra darò lo stesso un supporto morale, anche da lontano.”

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