Anna Finocchiaro, ministra per i Rapporti con il Parlamento, pone la questione di fiducia sulla proposta di legge elettorale licenziata dalla Commissione Affari Costituzionali. Ma è subito contestazione in aula, con le grida del Movimento Cinque Stelle.
I capigruppo di Montecitorio hanno deciso che saranno tre le fiducie, sui primi tre articoli dei cinque di cui si compone la legge elettorale, che saranno votate da domani nell'Aula della Camera. Due si voteranno domani, la terza giovedì. La seconda fiducia, sull'articolo 2 sarà votata sempre domani dalle 19:30, con dichiarazioni di voto dalle 17:30. La terza fiducia, sull'articolo 3, si voterà giovedì dalle 11.
Ma fin da subito i deputati M5s hanno urlato alla Ministra Finocchiaro "Venduta", sventolando le copie del regolamento di Montecitorio. Stesse urla per i deputati di estrema sinistra, con il movimento Mdp.
La richiesta di fiducia sul testo era stata autorizzata dal Consiglio dei ministri. "Qualora risulti necessario", si legge nel comunicato di fine riunione diffuso da palazzo. Ma i deputati non ci stanno, e anche Ignazio La Russa prova a fermare la Ministra mentre poneva la questione di fiducia sulla legge elettorale. Poi ha alzato un cartello con la scritta "Hablamos", parliamo, leitmotiv della campagna unionista della Catalogna.
Approda le legge nella Camera con 200 emendamenti.
Cosa prevede la proposta di legge, il "Rosatellum"?
- Un mix di collegi uninominali maggioritari (il 36%) e di proporzionale con liste bloccate (il 66%), ossia senza preferenze, per la ripartizione dei seggi, sia alla Camera che al Senato. Nei collegi i partiti si potranno coalizzare per sostenere un comune candidato. Non è previsto un premio di coalizione per il “rassemblement” vincente, né è prevista l’indicazione di un candidato premier per i partiti alleati. I collegi saranno 232 alla Camera (225 in 18 regioni, 6 in Trentino Alto Adige e 1 in Valle d’Aosta) e 116 al Senato (compresi anche in questo caso quelli di Trentino e Valle d’Aosta).
- Non ci sono più due schede, una per il collegio e una per il proporzionale, ma una sola scheda senza voto disgiunto. Il voto si esprime tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta ed è valido per la lista e per il candidato uninominale. Nel caso in cui sia tracciato un segno solo sul nome del candidato uninominale il voto e' valido anche per la lista e, nel caso di piu' liste collegate in coalizione, i voti sono ripartiti tra le liste in proporzione ai voti ottenuti nel collegio.
- La soglia di sbarramento è al 3% a livello nazionale, come previsto dal testo base. I voti delle liste che non superano il 3% ma raccolgono oltre l'1% sono distribuiti alla coalizione.
- Le pluricandidature sono aumentate da 3 a 5. Ci si potrà dunque candidare in 1 collegio uninominale e in 5 plurinominali (in un listino proporzionale). In caso di elezione in più collegi plurinominali si dovrà optare per quello in cui la propria lista ha ottenuto meno voti.
- È stata estesa l’esenzione alla raccolta delle firme anche per i gruppi parlamentari nati entro il 15 aprile(ad esempio i bersaniani di Mdp). Un altro emendamento approvato dimezza, ma solo per le prossime elezioni, il numero di firme da raccogliere i nuovi partiti che non sono in Parlamento. Le firme da raccogliere passano, dunque, da 1.500-2.000 a circa 750. Sarà inoltre possibile, pure in questo caso solo per le prossime elezioni, che anche gli avvocati abilitati al patrocinio in Cassazione possano autenticare le firme per la presentazione delle liste elettorali.
- I partiti sprovvisti di statuto come il M5s, per presentarsi alle elezioni dovranno indicare elementi minimi di trasparenza, come il legale rappresentante, il titolare del contrassegno, gli organi del partito.
- Ogni scheda avrà un tagliando rimovibile, dotato di codice alfanumerico progressivo che sarà rimosso e conservato dall'ufficio elettorale prima dell'inserimento della scheda nell'urna.

