Nell'ormai lontano 1993 si tenne un referendum sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Il risentimento nei confronti della casta probabilmente non era ai livelli attuali nell'aprile del '93, tuttavia l'esito del referendum fu quello scontato. Il popolo sovrano si espresse in modo chiaro: stop al finanziamento pubblico. I partiti trovino altre forme e altri modi per finanziarsi, come avviene praticamente ovunque nel resto del mondo. Ma siccome siamo in Italia, un paese di pagliacci, l'esito di quel referendum, espressione diretta della volontà popolare, è stato di fatto ignorato e disatteso. Il popolo vota e decide, ma tanto i politici se ne fregano e fanno quello che vogliono. E infatti ancora oggi i partiti e i movimenti, compreso quelli referendari, percepiscono finanziamenti pubblici, camuffati però da rimborsi elettorali. Cambia il nome, ma la fregatura resta: sempre soldi pubblici, dei contribuenti, che finiscono nelle tasche dei partiti. E come insegnano le cronache recenti quei soldi servono a finanziare le alte attività dei politici: acquisto di bottiglie di champagne, alberghi di lusso, accompagnatrici a tariffa oraria, acquisto di titoli di studio accademici e via elencando.
Dal 1993 ad oggi è passato qualche anno, nessuno ha mai detto niente. Ovviamente. In un paese normale il popolo sarebbe sceso in piazza con i forconi o almeno con gli striscioni. Ma non qui da noi. Poi succede che dopo venti anni il procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio si accorge che qualcosa non torna, che quel referendum è stato ingorato, e solleva, tempestivamente, una questione di legittimità costituzionale.
Le agenzie di oggi pomeriggio infatti hanno battuto questa notizia:
Il procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio, Angelo Raffaele De Dominicis, ha sollevato questione di legittimita' costituzionale contro le leggi-provvedimenti che hanno di fatto reintrodotto il finanziamento pubblico ai partiti. "Per vent'anni con una caterva di leggi camuffate - ha spiegato De Dominicis - la politica ha eluso i risultati del referendum del '93 in cui la maggioranza degli italiani si espresse in maniera contraria al finanziamento". La questione di legittimita' costituzionale e' stata sollevata dal procuratore regionale del Lazio, in via incidentale, nell'ambito dell'indagine istruttoria aperta nei confronti dell'ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi.
Bene, dopo venti anni, Angelo Raffaele De Dominicis, si è accorto che la casta fa un po' quello che vuole alla faccia del popolo sovrano.
Gli italiani stiano tranquilli, non succederà nulla. La questione di legittimità costituzionale, paroloni che impressionano, non sortirà nessun effetto. E sapete perché? Perché siamo in Italia. E magari tra altri venti anni un altro procuratore della Corte dei Conti si accorgerà che quel referendum è stato dimenticato, l'esito disatteso e per un po' di visibilità solleverà un'altra cavillosa e inutile questione.

