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Approvato anche il decreto migranti

Un cambio di programma sul come comportarsi

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Il contrasto dell'immigrazione illegale è stato approvato alla Camera, con 330 voti a favore, 161 contrari e un'astensione.

Il testo del dl "Minniti" approvato è identico a quello uscito dal Senato. 

Il decreto ha l’obiettivo di rendere più semplici le espulsioni di migranti che si trovano irregolarmente in Italia e di accelerare la gestione delle richieste di asilo, un procedimento che oggi dura spesso più di un anno.

La principale misura contenuta nel decreto è la creazione di una nuova rete di centri per espellere migranti irregolari dal territorio italiano. L’attuale sistema è basato su sei “Centri di identificazione ed espulsione” (CIE) dove i migranti vengono trattenuti prima di essere espulsi dal territorio italiano. Attualmente il sistema ha una capienza di circa seicento posti. Il CIE più grande è quello di Roma, che ha circa 250 posti. I CIE sono da anni molto criticati perché ospitano i migranti in condizioni poco dignitose, che più volte hanno causato rivolte e scontri con la polizia. Il decreto prevede di sostituire i CIE con diciotto centri più piccoli, i “Centri di permanenza per il rimpatrio” (CPR), ognuno con una capienza di circa cento posti, tutti situati lontano dai centri urbani e in prossimità degli aeroporti. Grazie a questo sistema, il governo spera di riuscire ad aumentare il numero delle espulsioni, che oggi sono poche. La difficoltà nell'espulsione sta nel non riuscire a sostenere l'ondata muigratoria.

Il decreto prevede altri due interventi importanti, che hanno lo scopo di rendere più rapido il sistema di gestione delle richieste d’asilo.

Oggi le richieste di asilo vengono gestite con un sistema diviso in tre gradi di giudizio, come tutte le altre procedure presenti nel nostro sistema (dai processi penali ai ricorsi amministrativi). Il primo grado è costituito da una serie di commissioni territoriali a cui il migrante fa la prima richiesta di asilo politico. In caso di respingimento della domanda, i migranti possono fare ricorso al tribunale ordinario e poi, in caso di un secondo diniego, possono rivolgersi alla Corte d’appello. È un sistema farraginoso, che negli ultimi anni non è stato in grado di gestire rapidamente l’alto numero di richieste d’asilo arrivate nel nostro paese. Il decreto ha eliminato il “terzo grado di giudizio” per i migranti, impedendo loro di fare ricorso alla Corte d’appello. È stata anche semplificata la procedura di “secondo grado”, il ricorso al tribunale: il giudice deciderà senza parlare con il richiedente, ma limitandosi a guardare una videoregistrazione dell’udienza nella commissione.

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