5 anni fa il naufragio della Costa Concordia

Il processo a Schettino giungerà ad aprile in Cassazione mentre lo smantellamento del relitto è quasi completo

pubblicato il 13/01/2017 in Attualità da Tino Colacillo
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Tino Colacillo

In ricordo del naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio sono previste per oggi diverse iniziative. Nella chiesa dei Santi Lorenzo e Mamiliano si terra' la messa di suffragio mentre a Punta Gabbianara, dove la nave rimase incagliata, sarà posata in mare una corona di fiori per ricordare le vittime. Ci saranno anche una fiaccolata fino al monumento eretto in ricordo dei morti e poi la 'tufata' delle sirene delle imbarcazioni e il minuto di silenzio. Sull’isola è atteso anche il Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti.

Sono passati 5 anni da quel 13 gennaio 2012 quando la Costa Concordia, partita da Civitavecchia per Savona, urtò gli scogli davanti all’isola del Giglio e affondò parzialmente “appoggiandosi” su uno scoglio a Punta Gabbianara. A bordo della nave al momento dell’impatto c’erano 4.229 persone: 1.013 membri dell’equipaggio e 3.216 passeggeri.

A causare l’urto fu il passaggio troppo vicino agli scogli deciso dal Capitano Francesco Schettino per fare il cosiddetto “inchino” ovvero l’avvicinamento dell’imbarcazione alla costa per “salutare” l’isola. Le operazioni di soccorso durarono tutta la notte e alla fine i morti furono in 32 mentre i feriti 157. Delle operazioni di soccorso alcune immagini descrivono e fanno ricordare bene la tragedia di quella notte: i passeggeri terrorizzati che scendevano con le scalette lungo il fianco non affondato della nave, gli abitanti del Giglio che aiutarono generosamente i soccorritori e la vicenda del comandante Schettino sceso tra i primi sugli scogli.

E fu proprio l’abbandono della nave da parte di Schettino a rendere la tragedia ancora più drammatica e se vogliamo “notiziabile” per il mondo dell’informazione che nei mesi successivi si concentrò in modo morboso sulla sua figura.

Il processo a Schettino, unico imputato, non è ancora concluso. Dopo la condanna in primo grado a 16 anni e un mese di reclusione, più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto di comando di una nave per 5 anni e la successiva conferma in appello della sentenza, il processo è giunto in Cassazione. Nella sentenza di condanna i giudici hanno detto che Schettino al momento di scendere dalla nave in affondamento “era consapevole che diverse persone si trovavano sul lato sinistro della nave o, comunque, quanto meno aveva seri dubbi in tal senso e decideva in ogni caso di allontanarsi in modo definitivo dalla Concordia" e che pertanto "non è in alcun modo attendibile” quanto detto dall’imputato “in merito al fatto che, nel momento in cui saltava sul tetto di una lancia, egli non si era reso conto che vi erano persone ancora a bordo".

Per l'ex comandante l’accusa aveva chiesto 27 anni di carcere e pertanto ha promosso il ricorso in Cassazione vista la pena di 16 anni decisa dai giudici. Anche l’accusa ha fatto altrettanto, sostenendo che Schettino non è stato giudicato dal suo “giudice naturale” e che con la sentenza sono state sottovalutate le responsabilità degli altri ufficiali al comando della nave al momento dell’impatto. Questi ultimi hanno tutti patteggiato subendo condanne inferiori a tre anni: il comandante in seconda Ciro Ambrosio, il terzo ufficiale Silvia Coronica, il timoniere Jacob Rusli Bin, il responsabile della sicurezza di Costa Roberto Ferrarini e l'hotel director Manrico Giampedroni. La prima udienza della cassazione è fissata per il  20 aprile 2017.

Della vicenda Costa Concordia, però, restano ancora aperta un'altra questione: il risarcimento ancora da completare alle vittime. La società Costa Crociere, responsabile in sede civile, non ha ancora indennizzato tutti anche se si tratta della grande maggioranza di essi. Per ora la società ha risarcito passeggeri, personale e familiari delle vittime per un costo totale di 84 milioni di euro così ripartiti: 66,5 milioni di euro a 2623 passeggeri, 24,5 dei quali ai familiari di 24 su 27 deceduti;  17,4 milioni di euro per 906  membri dell’equipaggio di cui 6,7 ai familiari dei 5 deceduti.

Il relitto della nave ha invece concluso la sua storia. Per poco più di due anni la nave era rimasta arenata sugli scogli  divenendo anche oggetto di macabro turismo da parte di qualcuno. Il 16 settembre 2013 grazie ad una complessa operazione tecnica chiamata parbuclingk la nave fu rimessa in “asse”. Grazie agli enormi cassoni agganciati ai suoi  fianchi la Costa Concordia fu prima disincagliata dal fondale e poi trainata da rimorchiatori alla volta di Genova dove poi è stata smantellata. L'ultimo viaggio della nave si concluse il 27 luglio 2014. Durante le operazioni di “rigalleggiamento” Israel Franco Moreno, uno dei sommozzatori addetto ai lavori, morì a causa di un incidente.

La decisione di smantellare la nave a Genova presa dal Governo Renzi provocò reazioni e polemiche data la mole di investimenti, e dunque posti di lavoro, che l’operazione avrebbe comportato. Le ipotesi furono due: il porto di Piombino e quello di Genova. Il Consiglio dei Ministri optò per la seconda il porto ligure più adatto. Alle felicitazioni del mondo politico-amministrativo e del lavoro genovese fecero da contraltare la rabbia e la delusine di quello toscano.  A settembre 2016 l’ultima parte dello scafo fu avviata allo smantellamento.

 

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