“Andava punita, ci ho pensato io”. Intercettazione-choc di Laura Taroni

Saronno, l’infermiera provocò la morte della madre e con l’amante anestesista ritardarono la chiamata al 118. Intanto sono 15 gli indagati per i decessi sospetti in ospedale

pubblicato il 04/12/2016 in Attualità da Luciano Mazziotta
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Luciano Mazziotta
Il Pronto Soccorso dell'ospedale di Saronno

Sapevano e hanno coperto: chi per paura, chi per tornaconto personale, chi per seguire il vecchio ma sempre valido detto ‘Cane non mangia cane’. Si allunga la lista degli indagati sulle presunte morti sospette all’ospedale di Saronno. Sono adesso 15 le persone ad aver ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta “Angeli e Demoni” avviata dalla procura di Busto Arsizio. Oltre ai due arrestati, l’ex vice primario anestesista Leonardo Cazzaniga e l’infermiera-amante poi divenuta sua compagna Laura Taroni, ci sono undici sanitari del nosocomio cittadino accusati a vario titolo per omessa denuncia, falso ideologico e favoreggiamento, oltre a un carabiniere della compagnia di Cantù che non fece partire gli accertamenti dopo aver ricevuto una segnalazione e una cugina della donna anche lei per omessa denuncia.

Ma nell’orrore senza fine che sta vivendo in questi giorni la cittadina del Varesotto c’è spazio anche per l’orrore parallelo collegato alla vicenda familiare della Taroni, che sembra assomigliare sempre più a un vero e proprio olocausto. In una nuova intercettazione-choc l’infermiera, al telefono con una cugina, aveva confermato la scelta di “una punizione necessaria” per il marito Massimo Guerra e per la madre Maria Rita Clerici (addirittura accusati di avere una relazione) “dettata dal loro comportamento”. E siccome nel delirio visionario della donna dovevano pagare entrambi, dice: “c’ho pensato io”. Ancora la Taroni, che nutriva un odio cieco nei confronti della madre per la sua avversione al rapporto con Cazzaniga, non sapendo di essere intercettata si era sfogata con il figlioletto undicenne: “Come faccio a fidarmi della nonna? Come c…o faccio”.

Maria Rita Clerici, 61 anni, morì il 4 gennaio 2014 in casa probabilmente a causa del solito “cocktail” di medicine somministrato dagli amanti-killer che aveva già provocato la morte di Guerra convinto a curarsi per un diabete inesistente con farmaci che poco a poco lo avevano debilitato fino a provocarne il decesso: nonostante l’agonia della anziana gli amanti-killer chiamarono in ritardo l’ambulanza, quando ormai Maria Rita era in arresto cardiocircolatorio.

Intanto sul fronte delle indagini per le morti di quattro anziani malati terminali finiti con l’ormai tristemente noto “Protocollo Cazzaniga” il primario del Pronto soccorso Nicola Scoppetta (uno dei componenti della commissione istituita per indagare sull’operato di Cazzaniga e mai riunitasi avendo deciso di coprire fin da subito l’anestesista e l’ospedale) si è avvalso della facoltà di non rispondere e non si è presentato all’interrogatorio nella caserma di Saronno pare a seguito di accordi precisi con la Procura bustocca. Così come Fabrizio Frattini, direttore del dipartimento di rianimazione del nosocomio, che invece si è recato dai Carabinieri ma ha taciuto. Per più di due ore, infine, ha parlato Elena Soldavini, la dottoressa indagata per omessa denuncia e parallelamente autrice di un esposto contro Cazzaniga. L'esposto però era stato presentato in forma anonima. 

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