Al Centro Studi Americani confronto di alto profilo promosso dagli Intergruppi “Sanità e Ripresa” e “Progetto Italia”
ROMA, 10 GIU – Una giornata intensa, partecipata e di grande spessore istituzionale, tecnico e culturale quella che si è svolta oggi al Centro Studi Americani di Roma, dove l’Advanced Executive Program “Norme, riqualificazione e umanizzazione delle strutture sanitarie. Strumenti per ospedali più sicuri, moderni e centrati sulla persona” ha riunito istituzioni, professionisti, accademici, manager sanitari, imprese e rappresentanti del mondo delle infrastrutture.
L’iniziativa, promossa dall’Intergruppo parlamentare “Sanità e Ripresa” e dall’Intergruppo parlamentare “Progetto Italia – Lavori Pubblici, Edilizia e Urbanistica”, si è confermata un momento di confronto particolarmente qualificato sui grandi temi che riguardano il futuro della sanità italiana: dalla modernizzazione degli ospedali alla sicurezza delle strutture, dalla digitalizzazione alla centralità della persona, fino alla resilienza del patrimonio sanitario in scenari complessi e in caso di eventi critici.
Nel corso dei lavori è emersa con forza la necessità di guardare agli ospedali non solo come luoghi di cura, ma come infrastrutture strategiche per il Paese, spazi fondamentali per la qualità della vita delle comunità e veri motori di rigenerazione urbana, sociale, ambientale ed economica. Un confronto di grande valore, che ha messo insieme competenze diverse con un obiettivo comune: costruire strutture sanitarie più sicure, moderne, efficienti e profondamente umane.
Ad aprire e accompagnare il dibattito anche Erica Mazzetti, presidente dell’Intergruppo parlamentare “Progetto Italia – Lavori Pubblici, Edilizia e Urbanistica”, che ha sottolineato la centralità di una visione integrata tra sanità, infrastrutture, innovazione e capitale umano.
Per Erica Mazzetti, la riqualificazione degli ospedali rappresenta una delle più autentiche forme di rigenerazione del territorio: “Il confronto sviluppato durante l’Executive Program – dice Mazzetti – ha evidenziato l’importanza di investire nella riqualificazione e nell’umanizzazione delle strutture sanitarie come parte di una vera rigenerazione urbana, sociale, ambientale, energetica ed economica”.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del partenariato pubblico-privato, considerato una leva decisiva per rafforzare il Servizio sanitario nazionale, attrarre competenze, migliorare l’efficienza e garantire continuità assistenziale. In questa prospettiva è intervenuto il prof. Ugo Luigi Aparo, responsabile sanitario del Gruppo MLC: “Il partenariato pubblico-privato rappresenta una leva strategica per il rafforzamento dell’attrattività, dell’equità e della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, integrando risorse e competenze. Affinché produca risultati concreti, è fondamentale inserire il partenariato pubblico-privato nella programmazione nazionale e regionale e coinvolgere soggetti privati in possesso di tutti i requisiti di legge, in grado di garantire qualità, continuità assistenziale ed efficienza”.
Uno dei passaggi più significativi della giornata ha riguardato la sicurezza e la resilienza degli ospedali in caso di eventi sismici. Un tema cruciale, perché la sicurezza di una struttura sanitaria non può limitarsi alla sua tenuta fisica, ma deve riguardare anche la capacità di continuare a funzionare e a curare nei momenti più difficili. Lo ha sottolineato Massimo Mangini, presidente del Gruppo Mangini: “Garantire la continuità assistenziale all’indomani di un evento sismico non è solo una sfida ingegneristica, ma un dovere morale verso i cittadini e i pazienti. Se un ospedale resiste strutturalmente a un terremoto ma perde la sua funzionalità interna a causa del collasso delle sue componenti interne, quell’ospedale ha comunque smesso di curare. È fondamentale che l’Italia si doti di norme che impongano la certificazione sismica degli elementi non strutturali, definendo anche gli specifici protocolli per effettuare i test. Solo così possiamo progettare e riqualificare ospedali che non siano solo sicuri, ma realmente resilienti e pronti a rimanere operativi nei contesti più critici”.
La riflessione si è poi allargata al significato più profondo della cura e alla necessità di riportare la persona al centro di ogni scelta organizzativa, tecnologica e politica. L’umanizzazione della sanità è stata indicata come una delle grandi sfide del presente: non un elemento accessorio, ma il cuore stesso di una nuova visione del sistema sanitario. In questo quadro si inserisce l’intervento di Arianna Medoro: “La salute non è una questione di bilanci, ma il tessuto stesso della nostra convivenza civile. Curare una persona non significa solo cancellare un sintomo, ma restituire dignità e ascolto nella consapevolezza che la fragilità è parte costitutiva della condizione umana e non un suo limite. Knights Care opera esattamente in tal senso, attraverso la promozione di quell’umanesimo della salute in cui il progresso della tecnologia, pur necessario, non divenga la causa del regresso del cuore umano. Prima ancora che comune, la visione della sanità di cui oggi discutiamo deve essere umana, tramite l’elaborazione di una vera e propria grammatica di riferimento universale in cui il cambiamento debba avvenire attraverso l’uomo e per l’uomo, senza tuttavia sostituirlo”.
Le conclusioni sono state affidate a Vincenzo La Regina, dirigente del Ministero della Salute, che ha chiuso la giornata richiamando la necessità di un vero cambio di paradigma culturale, scientifico e sociale, capace di riaffermare la salute come bene primario e valore fondante della comunità: “Questa nuova idea di salute, che mette al centro la visione di un nuovo umanesimo della salute, deve rappresentare un cambio di paradigma che riaffermi la salute come valore e bene incommensurabile. Per tradurre questi principi in pratica è necessario un impegno collettivo — operatori sanitari, istituzioni, comunità, volontariato e terzo settore — che sviluppi un percorso con nuove prospettive scientifiche, filosofiche e culturali”.
L’Executive Program si è concluso confermandosi come un appuntamento di straordinario valore per il confronto tra istituzioni, sanità, professioni tecniche, imprese e mondo accademico. Una giornata che ha offerto non solo analisi e contributi qualificati, ma anche una visione concreta e ambiziosa: fare della riqualificazione e dell’umanizzazione degli ospedali una priorità nazionale, perché il futuro della sanità passa dalla capacità di costruire luoghi di cura più sicuri, più moderni e soprattutto più vicini alla persona.

