Disoccupazione, indichiamo una strada ai giovani maltrattati, classe terzo millennio

Parla l'imprenditore Diego Righini

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 17/01/2016 in Attualità da Maria Rita Marigliani
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Maria Rita Marigliani
Diego Righini

Ogni generazione ha goduto di benefici pubblici, più o meno, leciti, per collocarsi nel mondo del lavoro, le classi di nascita degli anni '70, '80 e '90 si sono trovate con un'adolescenza, con, pochi o tanti, vizi e privilegi, ma nel momento nel quale bisogna trovarsi un lavoro, degno del nome, le possibilità si sono ridotte alla miseria. Fino alla generazione classe '60 si entrava nelle grandi infornate pubbliche o semi-pubbliche, della parte politica di turno, poi per Noi è cominciata l'austerità e la restituzione dei debito pubblici fatti dai politici incapaci, che hanno governato i nostri genitori, dagli anni '50 ad oggi.

 

Incominciato da poco il 2016, mi sono chiesto come mai nessun politico del Terzo Millennio, finita la pacchia dei debiti pubblici a carico delle future generazioni, si sia impegnato a scrivere un Piano Industriale degno del nome e del livello di economica mondiale che rappresentiamo, fino a prova contraria ci invitano ancora al G7, cioè all'incontro dei grandi della Terra. Per qualche politico analfabeta o sprovveduto, provo a fare, una spiegazione più semplice.

 

Un Governo, ogni anno, programma il proprio sviluppo ordinario almeno per i prossimi tre anni, decidendo dove metterà risorse pubbliche per investimenti, agevolazioni fiscali e burocratiche, inoltre se lo stesso Governo non è malato di amnesie o disonestà, indicando il settore produttivo o professionale che potrà beneficiare di questi percorsi, sperando che il contributo, anonimo e libero, non abbia già un beneficiario designato, può suggerire ad un giovane su che competenze specializzarsi e a quali datori di lavoro andarsi a proporre. Un'altra regola diventa determinante a questo punto, che la decisione sia reale, cioè il piano di sviluppo sia vero e concreto, e che l'anno dopo non ci si ripensi per capriccio politico o perché si applica la tattica dei "carri armati di Mussolini", cioè raccolti i voti sull'effetto annuncio, la presa in giro, domani li sposto su un altro settore per prendere altri voti, e i giovani buttano nel cestino formazione e gavetta.

 

La verità oggi è peggiore, il livello di disoccupazione reale dei giovani delle classi di età '70, '80 e '90 è grave, e un programma triennale non basterebbe, meglio sarebbe un piano industriale di cinque anni, al quale tenere fede, per dare una vera speranza e un'opportunità ai nostri giovani, ai miei coetanei, che non hanno bisogno di elemosine o lavori sottopagati, ma di un'opportunità vera per mettersi in gioco, ognuno al proprio livello e con la propria aspettativa, è finita l'epoca della "velina" e del "calciatore", è arrivata l'epoca del successo generazionale del Terzo millennio, ed io sono in gioco con tutti voi.

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