10 ottobre 1985: Orson Welles e il mestiere del Cinema

Trent'anni fa la scomparsa del geniale artista cinematografico

pubblicato il 10/10/2015 in Arte e Cultura da Daniele Del Casino
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Daniele Del Casino

Un uomo ha reso il Cinema un'arte.

Il 10 ottobre 1985 un'attacco di cuore stroncava Orson Welles, massimo artista cinematografico riconosciuto di tutti i tempi.

Definirlo come attore, regista, o produttore è riduttivo: Orson Welles era un artista, colui che per primo, e poi come pochi, ha tramutato la celluloide in un'espressione artistica, degna di competere con le altre, di cogliere la maturazione della cinematografia per accrescere la cultura dell'umanità: Il cinema è un mestiere.Nulla può essere paragonato al cinema. Il cinema appartiene al nostro tempo. È la cosa da fare – recita un suo famoso aforisma.

Welles approdò a Hollywood già con una nota fama derivata dalla sua esperienza teatrale ma sopratutto dalla celeberrima Guerra dei Mondi , la trasmissione radiofonica che tenne nel 1938 liberamente ispirata al romanzo di H. G. Wells che simulava un'invasione da parte di astronavi marziane: migliaia di americani piombarono nel panico, tratti in inganno dalla recitazione di Welles, che interpretava il testo come una radiocronaca reale e che si lasciarono andare a veri e propri casi di isteria collettiva. Il ritorno pubblicitario per esso fu enorme e gli procurò un ingaggio con la casa cinematografica RKO, che gli propose di fare ben tre film.

La radio per il Cinema: un trampolino che tre anni dopo lo porterà al suo film più conosciuto: Quarto potere, il suo primo lungometraggio dove si metterà in gioco come attore, regista, produttore e sceneggiatore, raccontando la storia di un'indagine su un ricco magnate, liberamente ispirato – troppo secondo gli interessati – ora a William Randolph Hearst ora a Howard Hughes.

L'impatto della pellicola sarebbe potuto essere considerato lieve per l'epoca, a fronte dei non eccelsi incassi, ma la recitazione di Welles, unita ad un uso innovativo della macchina da presa e delle luci insieme ad un boicottaggio mediatico ordito dallo stesso Hearst, potente editore che non digerì il film, lo consegnerà alla storia come il suo più grande capolavoro, a soli venticinque anni.

La sua carriera continuerà imperterrita anche dopo l'abbandono dalla mecca dorata del Cinema, che lo portò in Europa per sviluppare varie pellicole ispirate a molti personaggi che aveva conosciuto già nella sua carriera teatrale, facendo brevi puntate in America, dove ad esempio nel 1958 girerà un film di ambizioni modeste – così venne catalogato – ma che si rivelerà come un'altro dei suoi più grandi successi: L'infernale Quinlan, dove interpreta un corpulento, disilluso e corrotto poliziotto. Un film che poi, grazie alle sue idee di ripresa e interpretazione entrerà nei modelli delle scuole di Cinema.

Impossibile qui dedicarsi completamente ad una carriera così vasta, variopinta e ricca come quella di Orson Welles, affabile uomo nella vita privata e considerato regista maledetto sul lavoro, che trent'anni fa, nello stesso giorno in cui un altro grande attore di cinema come Yul Brinner scompariva per un tumore ai polmoni, lasciava questa terra, dividendo anche da morto l'opinione pubblica: negli Stati Uniti veniva posto l'accento su una carriera partita in modo sfolgorante e poi seguita in modo scostante e quasi fallimentare, mentre il resto del mondo si proferiva in tributi alla sua notevole carriera artistica.


Un monito a ricordo che Nessuno è profeta a casa sua.

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