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Letteratura, morto Vassalli

Era candidato al Nobel

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Addio a Sebastiano Vassalli, il Cincinnato dei premi letterari.

Il prosatore genovese, quasi settantaquattrenne, è deceduto nella giornata di ieri nell’ospedale di Casale Monferrato, dove si trovava ricoverato daun po’ di tempo, a causa di un male incurabile.

Uno scrittore, tutt’altro che incompreso, e anzi assai apprezzato e riconosciuto in vita. Nella sua bacheca non mancavano i due più importanti premi letterari italiani, lo Strega e il premio Selezione Campiello, vinti entrambi per la stessa opera, La chimera, uscito per la prima volta nel 1990 e poi ristampato nel ’96 e nel 2001.

E avrebbe potuto vincerne molti di più, di premi, se, dopo il doppio trionfo del suo venticinquesimo lavoro (Vassalli, penna copiosissima, aveva cominciato a scrivere dal 1965, e alla produzione di libri aveva affiancato sin da subito la collaborazione ai giornali), non avesse volontariamente rinunciato a partecipare ad altri agoni letterari: si “contentò”, per così dire, di accettare i riconoscimenti-omaggio che, nell’ultimo decennio, gli piovvero quasi incessantemente, contribuendo a farlo tornare protagonista (il che, naturalmente, non significa che Vassalli avesse smesso di sfornare romanzi al suo ritmo consueto):  nel 2007 ebbe il premio "Città di Arona - Gian Vincenzo Omodei Zorini", nel 2008 il premio Graziosi/Terra degli aironi nel 2013 il premio Pavese e infine, soltanto un anno fa, il premio Flaiano.

Il riconoscimento più importante di tutti, però, lo aveva ricevuto lo scorso maggio: la candidatura al Nobel letterario, e dunque la possibilità di emulare, da alfiere del Gruppo 63, una delle più innovative fucine  letterarie del Dopoguerra, giganti come Pirandello, Deledda, Quasimodo e Fo. Adesso si può solo immaginare quale avrebbe potuto essere la motivazione dei giurati di Stoccolma per una sua eventuale (e non così utopistica) vittoria: “Per la capacità mirabile di saper rappresentare la condizione umana nei diversi contesti storici”. In effetti tutta la ricerca narrativa di Vassalli è stata costantemente congiunta con un profondo impegno  di ricostruzione storica, impegno sostenuto da una grande capacità di spaziare da un secolo all’altro della storia d’Italia.

Egli stesso si definiva “viaggiatore nel tempo”, e con tutta  probabilità questa formula autodescrittiva lo avrebbe accompagnato come un biglietto da visita anche in Svezia.

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