Buccellati, ritratto di un'eccellenza italiana

Morto dopo lunga malattia

pubblicato il 03/04/2015 in Arte e Cultura da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Gianmaria Buccellati

E' venuto a mancare Gianmaria Buccellati, celebre gioielliere italiano, figlio d’arte.

Era malato da tempo. La sua scomparsa, il 28 marzo scorso, è arrivata a pochi giorni dall’apertura, il 18, di una fastosa mostra, allestita alla reggia di Venaria, che è una sorta di retrospettiva della produzione di casa Buccellati: si va, infatti, dai capolavori del capostipite, Mario, alle ultime creazioni dell’epoca dei figli, Lorenzo, Federico e, appunto, Gianmaria. Ci sarebbe anche Giorgio, che però è stato l’unico a non seguire la strada paterna, preferendo diventare un archeologo.

Dopo Benvenuto Cellini, Mario Buccellati è stato forse il più popolare orafo e cesellatore della storia italiana. Parliamo dell’artista di fiducia di Gabriele D’Annunzio, che lo onorò del titolo di “principe degli orafi” e del soprannome-simbolo di Mastro Paragon Coppella. Dopo aver aperto la prima bottega a Milano, Buccellati  estese ben presto la sua attività dando vita ad altri punti di produzione e di vendita a Roma e a Firenze.

Un piccolo impero italiano, intorno al quale il fondatore non seppe però riunire i figli interessati a continuare il suo business. Gianmaria, il più indipendente, e il più intraprendente, nel 1971 preferì lasciare che Lorenzo e Federico si spartissero le “province” tra loro, per tentare l’espansione all’estero: prima a Parigi, in quella Place Vendome fino ad allora “proibita” agli italiani, poi anche negli Stati uniti e in Gran Bretagna. Con un marchio personale, “Gianmaria Buccellati gioielli”. Solo nel 2011 arrivò, finalmente, la riunificazione col resto della famiglia: Gianmaria acquisì la maggioranza (il  51%) del marchio “Mario Buccellati”, gestito dai fratelli: nacque la “Mario Buccellati holding”.

Solo due anni dopo, però, la decisione di cedere la nuova società  al fondo Clessidra di Claudio Sposito. Gianmaria stava già male, ma ciononostante  non rinunziò alla presidenza onoraria, che avrebbe, anzi, mantenuto fino alla fine.  Una fine alla quale, con tutta probabilità, il dolore per la morte del fratellone Lorenzo, avvenuta nel giugno 2014, ha dato un'accelerazione decisiva.

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