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Poesia del Giorno: "Il Porcello" di Roald Dahl

Il dramma dell'esistenza raccontato ai bambini

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IL PORCELLO (R. DAHL)

Ora vi voglio raccontare, gente, 
la storia di un Porcello intelligente; 
era di testa fina, gran lettore, 
molto istruito e buon ragionatore, 
esperto di meccanica spaziale
e di ogni altra scienza in generale; 
esperto in tutto, tranne una questione, 
che lo mandava spesso in confusione:
giacché per lui, davvero, era un rovello 
il senso della vita di un Porcello.

Perché era nato? E perché viveva? 
Il saggio porco, più ci rifletteva, 
e meno una risposta ci trovava. 
Finché una notte, mentre meditava, 
si accese come un lampo nel cervello 
del nostro filosofico Porcello, 
e con un salto in alto lui gridò: 
“Ah, perdindirindina, ora lo so!
Ora capisco! Con la mia pancetta
tagliata fino in fondo, fetta a fetta, 
venduta a caro prezzo, arricchiranno!
Le mie molli braciole staccheranno, 
mi taglieranno pezzo dopo pezzo, 
e a tutto metteranno un grosso prezzo!
Sarò salsiccia con la cordicella, 
non mi risparmieranno le budella…
Ecco: il coltello e la macelleria
sono lo scopo della vita mia!”.

Sono pensieri che, anche a un maiale, 
non danno certo la pace mentale. 
Sicché quando al mattino, nella stalla, 
entrò portando una brodaglia gialla
il fattore Giuseppe, quel maiale
gli diede uno spintone magistrale
e ruggendo lo stese al pavimento, 
tutto imbrodato e pieno di spavento.
E qui comincia la faccenda nera, 
che noi però narriamo alla leggera: 
basta capire, signori e signore,
che quel Porcello si mangiò il fattore:
se lo mangiò dai piedi ai capelli, 
beato e quieto masticò i brandelli, 
per più di un’ora restò a masticare, 
poiché c’era parecchio da mangiare.

E alla fine dell’ultimo morso
davvero non sentì nessun rimorso:
si grattò piano la zucca sapiente
e disse, con la voce sorridente: 
“Poiché io sospettavo che costui
volesse mangiar me, ho mangiato lui!”.

(Sporche Bestie, 1984)

Oltre che uno scrittore, Roald Dahl si è ampiamente dilettato nella stesura di filastrocche per bambini. Il ritmo cadenzato è un ottimo modo per insegnare ai più piccoli le cose del mondo, e la raccolta Sporche Bestie tocca temi attuali per tutte le generazioni, capovolgendo le prospettive e dando grandi spunti di riflessione.

Sono nove i racconti in rima della raccolta, e partono da una semplice domanda: Se le bestie sono sporche, noi perché le mangiamo? Non è più giusto che siano loro a mangiare noi?. Una domanda legittima. Il tema degli animali e della crudeltà dell'uomo è spesso presente nei suoi romanzi.

In Pig, ad esempio, un giovane orfano vegetariano mangia per la prima volta carne in un ristorante. Interrogato il cameriere sulla provenienza del piatto, viene invitato ad un tour nel macello, dove scopre che vengono trasformati in bistecche sia umani che animali. L'orfano sembra l'unico a stupirsi del fatto: il romanzo finisce con il ragazzo incatenato, in attesa della macellazione insieme ad un gruppo di maiali.

La brillante cattiveria di Dahl è il suo tratto distintivo, specialmente quando con parole allegre riesce a descrivere eventi a dir poco tragici.

Prendiamo ad esempio "Il Porcello": un animale super intelligente, capace di analisi fisica e metafisica, che si interroga sul senso della vita. L'intuizione gli arriva di notte: colui che ogni giorno gli da' da mangiare ha l'intenzione di ucciderlo e vendere le sue carni. Senza rimorso, il giorno dopo il porcello attua il suo piano di vendetta, e si mangia il fattore.

Per quanto possa divertire i bambini, questa filastrocca ha un importantissimo risvolto metaforico e filosofico. Dietro l'apparente manifestazione del dissenso contro la crudeltà sugli animali, legittima e di grande insegnamento per i più piccoli, il poeta nasconde una quanto mai accurata descrizione della condizione umana.

Così come il porcello, l'uomo si eleva, sfruttando la conoscenza per distinguersi dagli altri esseri viventi, sentendosi speciale perché più evoluto. Più l'essere umano sa, e più si chiede: studia e ricerca, costruisce e si espande. Cosa gli rimane da conoscere? La domanda per eccellenza, quella che da secoli chiunque si pone: il senso della vita.

Qui il destino del porcello e quello dell'essere umano divergono: il porcello ha l'intuizione, e capisce che non importa quello che è diventato e quanto sia intelligente; alla fine il suo destino è quello di qualsiasi altro porcello, quello di essere mangiato. Per evitare il triste epilogo, abbraccia totalmente la sua essenza e dimentica tutto ciò che ha imparato. Fa ciò che ci si aspetterebbe da un maiale messo all'angolo: carica il pastore, lo butta a terra... e se lo mangia.

Il maiale sovverte il proprio destino. Tra le righe, Dahl ci dice che il maiale aveva torto: il senso della vita del maiale non è essere mangiato, ma essere un maiale.

L'essere umano, invece, ancora non trova risposta alla domanda. Brancola ancora nel buio dell'esistenza, rispondendo ad altre mille questioni che sono solo un di più. Si fa distrarre dai giocattoli che ha a disposizione ma si allontana dalla ragione prima della vita, dal ritorno alle origini, dalla connessione con la sua essenza intrinseca. 

Il Porcello è una filastrocca da leggere su più piani, come la maggior parte delle opere di Roald Dahl. Nello stile scanzonato che lo contraddistingue, Dahl da' un quadro preciso della condizione umana, come hanno fatto molto più seriosamente centinaia di poeti prima e dopo di lui.

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