"Il Silenzio del niente", una recensione al noir psicologico di Ennio Masneri

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 10/05/2022 in Arte e Cultura da Redazione
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Redazione

Nel romanzo la sperimentazione non finisce mai, così avviene nel rapporto innovazione-tradizione. Noi confidiamo nei tentativi di innovazione, ma poi scopriamo che in passato erano già avvenuti: niente di nuovo sotto il sole? La novità consiste nella ripresa della struttura e nel genere della scrittura.

     Nel libro di Ennio Masneri, autore che si è cimentato negli anni passati in vari generi, il rapporto letterario antico-moderno è rispettato pienamente perché il genere noir, oggi in voga nelle lettere come al cinema, che ne accentua i caratteri visivi e coloristici, è composto da trame che da inizi delicati approdano al truce, con la curva dell’intensità che oscilla dalla calma al vertice finché la narrazione non si placa in un andamento lineare. Ma l’attualità del genere è inserita in una cornice, già una “cornice”, come nella migliore tradizione antica medievale e poi ottocentesca, solo che nella cornice viene introdotto l’aspetto ideologico, secondo la migliore tradizione romantica o l’introduzione veristica.

     L’autore intende affermare e dimostrare qualcosa di attuale e di sconvolgente, perché motiva i comportamenti, sostiene il mostro che è in noi, frutto dell’amore, del rispetto, della dignità negati nella stagione infantile e della violenza subita: la vita adulta, del resto, è conseguenza di come è trascorsa l’infanzia; la violenza non è, come si suole dire, imposta dalla società, ma è un effetto della crescita fatta di incomprensioni, di umiliazioni, di manipolazioni subìte, di ricatti morali, di immagini immagazzinate nella memoria che ritornano impellenti come a imprimere al cervello comportamenti uguali a quelli che si vedono proiettati sullo schermo dell’anima. E quella violenza, fisica o morale, ricade spesso nel silenzio della società stessa. L’autore intende “mostrare”, non tanto “dimostrare”: si comporta come un manierista del Seicento, che, sulla pelle del lettore, descrive il vizio e, nella descrizione, “mostra” i particolari che turbano l’anima, il sesso, le pingui bellezze e lo fa tacendo la realtà o la sublima nel mito ripreso dall’antica mitologia: in Masneri il silenzio è assoluto, non vi è protesta, né odio, ma solo niente ed è il riflesso del niente della società che non produce nulla di buono quando essa preferisce stare zitta davanti a un abuso o una discriminazione.

     Nella cornice del libro il titolo non è solamente Il silenzio del niente edito da La Vita Felice di Milano, ma è accompagnato da due racconti che motivano il silenzio come due vittime, due esemplari di una stessa realtà, di una stessa violenza, di uno stesso niente, dell’abbassamento a terra; ma il niente determina altro, che cerca di coprire col silenzio: non il ricordo, la fine, il nulla, ma l’anonimato, la polvere, fantasmi che volano via, passano e si dileguano, senza neanche lasciare traccia.

     La cornice introduce ai due racconti che mostrano come si pervenga allo sfiorare del silenzio della società che ci circonda a uno a uno e spesso ci isoli, attraverso vicende apparentemente semplici ma estreme: l’avventura di una donna che uccide gli uomini conosciuti in maniera occasionale per soddisfare la propria sete di vendetta in cerca di una giustizia individuale nei confronti di una società che l’ha lasciata da sola, una serial killer e, nell’altra prosa, in cui si avverte il modello di José Samarago e quello di Sepulveda, un assassino a pagamento, uno “scorpione” che, fin da giovane, non può astenersi dall’omicidio e, dopo aver conosciuto per riflesso il se stesso, la propria natura dal quale non può esimersi, esce dalla propria freddezza e si rende conto di provare il bisogno di qualcuno che interrompa la sua vicenda una volta per tutte. È questione di attimi, dell’occasione. 

     Come si può notare, ci troviamo davanti all’altra costante del romanzo tradizionale e verista: l’analisi dei personaggi, un personaggio per volta, che emerge dall’anonimato, dal silenzio e nel silenzio rientra. I due personaggi sono colti nella psicologia e nell’azione; solo che le azioni sono estreme e le atmosfere pur esse partecipi dei contenuti purtroppo attuali; ma tant’è, don Rodrigo discuteva di scherma e cavalleria, Red e Carlos non discutono, mettono in atto i loro piani omicidi e la loro tecnica è quella del colpo fatale improvviso e squassante per dimostrare agli altri e a se stessi di non essere schiavi di una società ipocrita. 

     Antico e nuovo si riscontrano nelle azioni dei due killer solitari ma imperfettamente umani.        

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