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La disfatta di Caporetto? Oggi è un esempio di strategia vincente per manager. Il saggio di Antonio Iannamorelli che rilegge la Storia d'Italia

Caporetto Management, un saggio che parte da una pagina nera della Storia d'Italia per analizzare il presente e il futuro del management italiano, anche in tempi di coronavirus

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"Caporetto" è fin dal 1917 eponimo di sconfitta, di disfatta, di catastrofe. Al punto che l'idea del lobbista Antonio Iannamorelli, direttore operativo di Reti, di prenderla come punto cardine dell'analisi contenuta nel suo recente libro Caporetto Management pubblicato da Lupieditore risulta peculiare e a dir poco rivoluzionaria, soprattutto perché quella disastrosa pagina della Storia d'Italia, scrittasi il 24 ottobre 1917 durante la Prima Guerra Mondiale, finisce - nella disamina dell'autore - per assurgere a esempio di strategia vincente per i manager e i leader di oggi. 

Iannamorelli, che in questo periodo di isolamento per l'emergenza da coronavirus, legge stralci dell'opera sulla sua pagina facebook, sviscera nel suo saggio le decisioni messe a punto da Armando Diaz dalla fine del 1917 al 1918, decisioni e linee di condotta che permisero all'Italia di risollevare le proprie sorti dopo una batosta dalla quale sembrava quasi impossibile riprendersi. 

La tesi di fondo di Caporetto Management, chiara fin dal sottotitolo 'Dalla sconfitta alla vittoria, la lezione di Armando Diaz per i manager moderni', illustra con dovizia di particolari come quelle scelte di cui sopra possano essere fonte d'ispirazione per adottare soluzioni efficaci e incisive nelle aziende e nelle istituzioni.

Dichiarava due anni fa Iannamorelli in una intervista alla Dire: "Gli strumenti ovviamente erano diversi, ma la ratio e il senso di cio' che veniva messo in piedi era lo stesso. Oggi si parla molto di experience ed engagement nell'attivazione delle community dei consumatori se dobbiamo vendere un prodotto, o degli utenti se l'oggetto del business e' un servizio. Allora Diaz e i suoi capirono la necessita' di coinvolgere i soldati e le loro famiglie per riuscire a vincere la guerra, dando loro un elemento positivo che fosse nelle corde del momento che si stava vivendo".

All'epoca l'autore si spingeva oltre, paragonando Armando Diaz a un personaggio in prima linea nelle istituzioni oggi in Italia, ovvero il Presidente del Consiglio. Asseriva infatti Iannamorelli alla Dire: "Proprio grazie al suo atteggiamento 'collaborativo' Diaz riesce ad ottenere in pochi mesi dal Governo cio' che Cadorna non era mai riuscito ad ottenere. Questa e' una grande lezione per i manager di oggi". E ancora: "Possiamo dire che Diaz era un Giuseppe Conte ante litteram. All'epoca si sono messi d'accordo sul nome di Diaz esattamente per lo stesso motivo per cui si e' trovato l'accordo sul nome di Conte. Un uomo dal profilo piu' basso del quale nessuno aveva paura". Se per molto tempo il paragone Conte-Diaz ha retto egregiamente, con il senno di poi l'autore ha recentemente dichiarato che, continuando con l'attuale condotta, il Presidente del Consiglio corre il rischio di assomigliare al Maresciallo Cadorna...

 

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