"Non c’ero mai stato" il libro dello scrittore Vladimiro Bottone

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 27/02/2020 in Arte e Cultura da Annita Corsato
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Annita Corsato

Lo scrittore napoletano Vladimiro Bottone presenta “Non c’ero mai stato”, la storia dell’incontro tra Ernesto Aloja, un editor in pensione che ha vissuto una vita a metà dedicandosi alle ambizioni degli altri, e Lena Di Nardo, una ragazza che di vite ne ha vissute tante, e ha un disperato bisogno di raccontarle. Da questo incontro nasce un rapporto tormentato e a tratti ossessivo, nel quale entrambi proveranno a mettersi a nudo, consapevoli di essere giunti a un momento cruciale della loro esistenza. Un’opera intensa e profonda per un autore già molto apprezzato per i suoi romanzi storici pubblicati dalle case editrici Rizzoli e Neri Pozza. 

«Vado per i cinquantanove e ho fallito. Pensavo che il lavoro redazionale fosse solo una tappa; viceversa ero incappato in una trappola, anche se discretamente retribuita. Dedicarsi all’editing significa votarsi alla causa di qualcun altro. A volte meritevole, a volte semplicemente più furbo o fortunato di te. Consacrarsi all’editing significa restare per tutta la vita senza il nome che risplenda in copertina. Dunque ignoto, esattamente come i tuoi avi dalla cui sorte ambivi a scampare: la fossa comune, appunto […]».

Non c’ero mai stato di Vladimiro Bottone è uno di quei romanzi che attira il lettore nella sua rete fin dalle prime pagine, lo ingabbia in una trama che non offre scampo, e lo lascia infine orfano di una vicenda che lo ha turbato nel profondo. Nell’affascinante cornice di una Napoli disturbante e inquieta, in cui le fiere sono pronte ad azzannare alla gola, si consumano le drammatiche storie di un uomo che si è ormai abituato alla piattezza e schematicità della propria vita, e di una giovane donna che spinge sempre un po' più in là i propri limiti, incurante delle conseguenze. Due anime tanto diverse quanto disperatamente vicine, l’uno lo specchio deformato dell’altra. Ernesto Aloja, editor di cinquantotto anni vissuti senza slanci, vede in Lena Di Nardo ciò che lui non ha mai avuto il coraggio di essere; la giovane donna, un’aspirante scrittrice dall’indole indisciplinata e selvaggia, vede in Ernesto un argine ai suoi tormenti, una via di fuga dai suoi demoni. E per questo motivo chiede all’uomo un aiuto per migliorare il suo manoscritto, disordinato quanto lei. E alla fine l’editing del romanzo di Lena diventa un pretesto per operare un editing delle emozioni di Ernesto; nel rapporto nato come il classico scambio tra maestro e allieva si crea quindi un cortocircuito che li fa diventare a seconda dei casi vittima e carnefice, padre e figlia, Pigmalione e Galatea. Un rapporto all’inizio impari che poi si livella lentamente in un apprendistato reciproco, che li coglie di sorpresa in un momento di forte smarrimento. Non c’ero mai stato è infatti una storia di dolorose rimozioni tornate a galla; è il racconto di vita di due personaggi abili a occultare, a nascondersi tra le pieghe della memoria. Ma il passato torna sempre a tormentare le notti insonni, con il suo carico di dolore, di frustrazioni e di sensi di colpa. Ed è così che la “Macchia” di Ernesto si allarga fino a fagocitare tutto intorno a lui, compresa Lena. E lei a sua volta risveglia i fantasmi di Ernesto con il suo manoscritto, fino a quel momento tenuti a bada con antidepressivi e un sistematico distacco dai sentimenti. E l’acquisto impulsivo di un bloc-notes da parte di Ernesto sembra essere solo l’ennesimo segno che l’inferno va finalmente visitato, con la consapevolezza di poterne uscire solo dopo aver espiato le sue colpe e le sue mancanze. Un’espiazione che passa attraverso la scrittura, quella intima e che spacca le ossa e il cuore, quella che Lena ha utilizzato per lasciare indizi sul suo trauma mai superato. Vladimiro Bottone ci consegna due personaggi profondamente umani perché imperfetti e smarriti, perché immersi nella paura che prova ogni essere umano, quella di non essere abbastanza, di essere sbagliato. E il lettore stesso è lasciato a riflettere sulle sue mancanze, sulle sue zone grigie, sul non detto e il non fatto, nella stessa vana speranza di Ernesto di poter ottenere il perdono, prima o poi.

TRAMA. Ernesto Aloja è un ex editor: ha passato l’intera vita professionale a correggere i romanzi degli altri, dopo aver rinunciato a scriverne in proprio. Da poco è tornato a Napoli, il luogo dei suoi traumi giovanili. Ernesto ne censura il ricordo con gli psicofarmaci e frequentando, stancamente, due amanti che non gli procureranno mai fastidi. Questa routine è spezzata dall’arrivo di un dattiloscritto. Si tratta di un romanzo chiaramente autobiografico, il racconto di esperienze disordinate e promiscue. D’istinto Ernesto si sbarazzerebbe di un testo che ha la capacità di turbarlo profondamente. Non può evitare, però, di incontrarne l’autrice. Lena Di Nardo è una trentenne magnetica e disturbante. Una giovane donna che vive nell’hinterland napoletano, dove condivide l’esistenza precaria e senza prospettive della propria generazione. Ernesto, che ha sempre seguito la nascita di romanzi, stavolta ha l’impulso di far sbocciare una romanziera. Hanno così inizio i loro incontri settimanali, nella casa panoramica dove l’editor abita solo. Quello di Ernesto e Lena si rivelerà, da subito, come un apprendistato reciproco: di Lena alle tecniche della scrittura, di Ernesto a un mondo per lui inedito. Sia con le proprie pagine, sia facendosi accompagnare nelle sue scorribande notturne, Lena conduce l’editor in un mondo per lui estraneo. Un mondo dove la fa da padrona la sessualità usa-e-getta dei coetanei di Lena, consumata durante notti in discoteca a base di alcol, sostanze e indifferenza per il senso del limite che ha improntato tutta la vita di Aloja. La destabilizzazione psicologica dell’editor, poi, è accentuata da strani episodi di cui la sua allieva è vittima. Alcuni pedinamenti; lo speronamento notturno dell’auto di Lena; un diverbio di lei con una misteriosa ragazza nel parcheggio della discoteca; alcune aggressioni verbali sul suo profilo Facebook. Il tutto mentre le notti di Aloja iniziano a venire disturbate da uno stillicidio di telefonate anonime. Troppo tardi Ernesto ha la sensazione di essersi avventurato in territori dove non era mai stato. Territori che riguardano il passato di Lena, ma anche quello personale dell’editor.
Al fondo di questa discesa agli Inferi, una doppia rivelazione, spietata come ogni verità rimossa. Ernesto Aloja non potrà che scriverne, finalmente in prima persona.

Titolo: Non c’ero mai stato
Autore: Vladimiro Bottone
Genere: Narrativa contemporanea
Casa Editrice: Neri Pozza
Collana: Bloom
Pagine: 400
Codice ISBN: 978-88-545-20-295

BIOGRAFIA. Vladimiro Bottone (Napoli, 1957) vive e lavora a Torino. Ha pubblicato i romanzi “L’ospite della vita” (BEAT, 1999), selezionato al Premio Strega 2000, “Rebis” (Avagliano Editore, 2002), giunto alla seconda edizione, “Mozart in viaggio per Napoli” (Avagliano Editore, 2003), “Gli immortali” (Neri Pozza, 2008) e la collezione di racconti “La principessa di Atlantide” (Avagliano Editore, 2006). Gli ultimi suoi libri, che formano un dittico storico, sono “Vicaria” (Rizzoli 2015, poi BEAT 2017) e “Il giardino degli inglesi” (Neri Pozza, 2017). Il suo ultimo romanzo è “Non c’ero mai stato” (Neri Pozza, 2020). Collabora a L'Indice dei libri del mese e al Corriere della Sera. Dal 2015 ad oggi pubblica, ogni domenica, un racconto sul Corriere del Mezzogiorno.

LA CASA EDITRICE. Neri Pozza Editore nasce nel 1938 quando Neri Pozza e i suoi amici, una piccola brigata di «teste calde» tenuta d’occhio dalla polizia fascista, creano a Vicenza le Edizioni dell’Asino Volante. Le edizioni sorgono per uno scopo preciso: pubblicare il primo libro di poesie di Antonio Barolini, che l’avvocato Ermes Jacchia, un eccentrico editore ebreo costretto alla fuga dalle leggi razziali, non può più dare alle stampe. In questo modo, ereditando, cioè, il compito di un editore ebreo vittima della stupidità e della crudeltà dell’epoca, Neri Pozza scopre la sua vocazione d’editore.
Una vocazione che, al di là dei due brevi periodi di prigionia nelle carceri vicentine di San Biagio e San Michele per «sospetta attività antifascista», si esprimerà ininterrottamente, dapprima con le edizioni del Pellicano e infine con la fondazione, nel 1946 a Venezia, della Neri Pozza Editore. Da gennaio del 2000 la casa editrice, sotto la direzione di Giuseppe Russo, ha unito la fedeltà all'impostazione originaria (letteratura e saggistica di qualità, innanzi tutto) alla scoperta delle nuove tendenze della narrativa internazionale: dalla letteratura orientale al nuovo romanzo americano, dalla giovane letteratura europea ai nuovi talenti dei paesi emergenti, dalla letteratura di viaggio alla grande saggistica.

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