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Intervista al Fumettista Marco Scarpa - di Andrea Di Lenardo

Autori di riferimento, scena underground, progetti futuri

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di Andrea Di Lenardo

Marco Scarpa, classe 1990, è un fumettista. Già musicista (cantante e chitarrista nel gruppo post punk La Haine), ha conseguito la maturità presso il Liceo Classico Europeo “Uccellis” di Udine, città nella quale attualmente vive, pur centrando la sua formazione artistica nella città di Padova, presso la Scuola Internazionale di Comics.

A.D.L. Per iniziare vorrei chiederti come nasce il tuo interesse verso il tuo lavoro artistico in generale?

M.S. Fin dall’infanzia ho cominciato a maturare interesse verso l’arte visiva e la scrittura.
Il fumetto sembrava qualcosa di magico in questo senso, perché aveva la capacità di fondere in un unico medium due forme di comunicazione distinte, andando a crearne una inedita.
Il settimanale Topolino è stato, per me come per molti altri bambini di diverse generazioni, un veicolo fondamentale per imparare a leggere divertendosi. Alle elementari già facevo, assieme ad alcuni miei compagni di classe, dei piccoli fumetti che rivendevamo all’interno della classe; le maestre ci sorpresero e bloccarono la nostra lucrosissima iniziativa. Eravamo dei piccoli e spietati imprenditori. Nel tempo continuai a disegnare, purtroppo con diverse pause e crisi mistiche. Perseguii studi umanistici, mi persi all’interno di altre vibrazioni e discipline, cominciai a suonare. La lettura di fumetto rimase parte integrante del mio mondo, ma il disegno fu qualcosa da coltivare soltanto nel profondo della mia intimità. Due anni fa mi sono iscritto alla Scuola Internazionale di Comics (che finirò l’anno prossimo), decidendo di provare a riappropriarmi della disciplina nel modo più serio e professionale possibile.

A.D.L. Come mai ha scelto proprio il fumetto come tuo mezzo di espressione particolare fra le varie forme di arte figurativa?

M.S. Come ti ho già accennato, per me la forza del fumetto risiede nell’unione di due linguaggi differenti al fine di crearne uno inedito. Inoltre è un mezzo povero e solitario, che non necessita di grandi investimenti per creare scene che al cinema avrebbero bisogno di effetti speciali e budget considerevoli.

A.D.L. A che cosa stai lavorando adesso?

M.S. Ho diversi progetti in cantiere. Recentemente sono entrato nel collettivo Mabuse, un team di fumettisti con sede a Treviso e capitanato da Massimo Perissinotto (Frigidaire, Inner Space e molto altro…). Esiste l’idea di creare una rivista cartacea e in grande formato in grado di flirtare con altre discipline quali il teatro e l’arte performativa, affrontando il genere “sci-fi”  e il “fantastico” in modo inedito e sperimentale. In questa sede apparirà da gennaio 2018 a puntate La trilogia di Ypsilon, una mini serie che sto realizzando con Giovanni Ferrazzano, amico, scrittore e sceneggiatore (ex bassista di La Haine, N.d.A.). Si tratta di una storia che definirei fantascientifico-religiosa. Esiste poi un progetto di graphic novel ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale che si propone di affrontare l’argomento lasciando spazio ad alcune aperture, comunque documentate, di tipo esoterico e sovrannaturale.

A.D.L. I  tuoi studi in merito?

M.S. La documentazione è una parte fondamentale del lavoro di disegnatore, per cui sono diverse le opere che attualmente stanno influenzando il mio lavoro. Ci sono libri di storia fra i più disparati, un fumetto di Magnus chiamato Milady nello spazio, Il garage ermetico di Moebius, vari libri di Igort, parecchi numeri del Dylan Dog di Sclavi, L’eternauta di Oesterheld e Solano Lopez, il cinema di Fellini, Lynch e Gilliam. Insomma, una centrifuga di elementi. Senza contare che comunque lavoro quotidianamente per migliorarmi nel disegno e nello studio dell’inchiostrazione e del colore, fondamentali per tentare di dare vita alle mie idee. Il percorso in questo senso è ancora lungo e proprio per questo sto ancora frequentando una scuola di fumetto.

A.D.L. Prima che fumettista nasci musicista. Come coniughi i due mezzi espressivi, che peraltro a volte vanno a braccetto nella scena indie, per esempio? In cosa sono diversi?

M.S. Laddove nella musica l’atto creativo deve risiedere per forza in un confronto con altri esseri umani, il fumetto fornisce maggior libertà in questo senso, permettendo di accedere a una dimensione più riflessiva e solitaria e di avere il pieno controllo del proprio operato. Questa cosa è da considerarsi sia un pro che un contro ovviamente, anche se, in questa fase della mia vita, io ne sentivo un gran bisogno. Mi piacerebbe moltissimo realizzare locandine per alcuni concerti di bands indipendenti in futuro, in modo da unire queste due passioni, ma non ho ancora ricevuto richieste in merito e non ho idea se ne riceverò in futuro.

A.D.L. Alcuni autori o stili che senti più prossimi, oltre a qualcuno che mi hai già citato?

M.S. Ci sono tantissimi autori che stanno influenzando il mio linguaggio grafico. Il mio sogno sarebbe un giorno quello di trovare una voce, una sintesi espressiva personale e unica. Il mio interesse si evolve assieme alla mia persona, per cui, mentre in precedenza mi interessava particolarmente la scuola underground americana (Robert Crumb, Charles Burns, Daniel Clowes, i fratelli Hernandez), attualmente esiste tantissimo fumetto italiano fra le mie letture (Magnus, Vittorio Giardino, il sempreverde Andrea Pazienza, Gipi, Manuele Fior, Hugo Pratt, Stefano Zattera, Maurizio Ercole). Esiste tanta roba bella e tendo a nutrirmi di tutto il possibile. Quelli che cito sono alcuni dei riferimenti principali.

A.D.L. Ringraziandoti per la chiacchierata, prima di salutarci ti chiedo ancora se hai già in mente già degli altri progetti futuri?

M.S. Esistono varie idee, ma la strada è lunga. So di avere ancora tanto da imparare e perfezionare perciò l’unica cosa che davvero mi preme adesso è studiare, restare attivo, fare progetti e continuare migliorare.

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