Leopardi: il giovane favoloso al Mediamuseum di Pescara

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 24/02/2016 in Arte e Cultura da leonardo paglialonga
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leonardo paglialonga




Venerdì 19 febbraio alle ore 17,30 presso il Mediamuseum di Pescara si è tenuta una interessante conferenza rientrante nel ciclo di incontri denominati "Attualità culturale in dialogo"e promosso dalla Fondazione Edoardo Tiboni per la cultura e dall'Istituto nazionale di Studi crociani.

Il tema trattato dai relatori Marco Presutti e Andrea Lombardinilo ha per titolo "Poesia al cinema. Leopardi: il giovane favoloso”. Lo spunto per la conversazione è stato offerto dal recente film di Mario Martone Il giovane favoloso, del quale sono state mostrate e commentate alcune scene, e dai saggi "Leopardi: la bellezza del dire" di Andrea Lombardinilo edito da Marsilio e "Leopardi" di Renato Minore edito da Bompiani.

Nel saggio di Andrea Lombardinilo, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti,  viene analizzato il profilo leopardiano di sociologo ante litteram, educatore, operatore culturale, oltre che esperto filologo e appassionato ricercatore che emerge dallo studio della Crestomazia italiana della prosa, pubblicata nel 1827 per l’editore Stella di Milano. Si tratta di un’opera che rompe gli schemi letterari consolidati dalla tradizione: così facendo Leopardi mette in discussione il canone critico della letteratura italiana del suo tempo, con l’obiettivo di renderla intellettualmente accattivante e moderna.

Il volume mira non solo a scandire le vicende redazionali dell’opera, ma anche a scandagliare il fitto sostrato bibliografico alla base dell’attività di ricerca leopardiana, con la prospettiva di ricostruire il contesto socio-culturale in cui prende forma il progetto dell’antologia, destinata a un mercato editoriale in rapida evoluzione.

L'opera, dunque, offre la possibilità di cogliere la modernità di Leopardi anche sul piano dell'organizzazione culturale, suscitando la sorpresa di chi ha dell’autore un'immagine convenzionale e scolastica.
Al recupero del vero volto di Leopardi è dedicato anche il saggio di Renato Minore, che restituisce il profilo di un uomo immensamente grande, troppo grande per i contemporanei che non seppero mai accettarlo. Dolorosamente uomo quando offre l’amata Fanny al bel Tonino o medita una profetica e davvero sconosciuta lettera a un giovane del Ventesimo secolo.

Il gelido rapporto con la madre, la sua pietà filiale verso Giacomo, ritratto molto bene nel film nell’intento mimetico del regista, soprattutto per quelle che sono state le problematiche giovanili del poeta, quale la degenerazione fisica molto evidente specie durante il suo soggiorno napoletano. Problemi di nervi, o meglio neurovegetativi, del Leopardi che ritroviamo documentati nelle sue biografie e sui numerosi carteggi e corrispondenze di cui disponiamo. Una vita definita “strozzata” da Benedetto Croce; in realtà abbiamo di fronte un formidabile innovatore non solo come poeta o filosofo ma soprattutto come organizzatore culturale, intellettuale che lavora nel campo del rinnovamento del pensiero italiano.

Un valido sussidio per comprendere la letteratura con note e commenti che fino ad allora si riservavano esclusivamente ai classici greci e latini. Il fine è quello di porgere ad un pubblico più ampio strumenti di comprensione adeguati ai tempi. Leopardi concepisce e scrive a Recanati un nuovo modo di fare un’antologia, appunto la Crestomazia italiana della prosa, in 13 sezioni con un approccio didattico per lo studio e l’apprendimento, piuttosto che una raccolta erudita, dove raccoglie il meglio dei passi della letteratura italiana che potesse avere una valenza formativa ed educativa più utile e nuova.

Leopardi opera su di essa interventi formali e sostanziali per consegnare al Paese un quadro, un paradigma letterario e filosofico credibile e rappresentativo del genio italico ante litteram. Il suo è un obiettivo formativo e comunicativo per rendere più agibile lo studio della letteratura italiana non solo ai giovani ma anche agli uomini “già fatti”. E quindi, mentre il letterato “taglia” sul Trecento (compreso il Boccaccio), del Quattrocento recupera fra gli altri una cerchia ristretta di prosatori, quali Matteo Palmieri e Agnolo Pandolfini, due umanisti fiorentini poco noti. Nel Cinquecento grande spazio ai trattatisti della lingua, quali Pier Francesco Giambullari, Sperone Speroni, Baldassarre Castiglione, Annibal Caro.

Nel Seicento, secolo aureo, dedica grandissimo spazio a Galileo Galilei, Giovanni Botero, Paolo Segneri. E’ così che Leopardi, nella scelta dei brani, vuol parlare ai contemporanei attraverso la voce degli antichi. Spesso ricorre il tema della formazione dei fanciulli, specie degli errori dei genitori sul piano educativo. Tutto questo piace meravigliosamente a Giacomo Leopardi, che vuole incontrare il pubblico, ma soprattutto giovare ad esso. Se ne evince un Leopardi disancorato da schemi arretrati di certa critica.

Un Leopardi “sociologo”, antesignano rispetto anche alla “liquidità” di Bauman, pur nelle diversità sociali e temporali dei due; egli paragona, ad esempio, gli individui a delle “colonne d’aria”, che per mantenere la propria posizione nel contesto sociale devono perennemente esercitare una forza verso l’esterno onde evitare il fagocitamento da parte delle altre colonne d’aria degli altri individui. Leopardi utilizza anche la metafora dei “globetti” o dei “fluidi”.

L’accostamento con Bauman è chiaramente una suggestione, ma non del tutto infondata e peregrina…Così come sul tema del suicidio Leopardi anticipa il concetto di esistenza come “gabbia d’acciao” di Weber o del gioco dei ruoli e delle maschere nella società secondo la teoria di Goffman. Questo fa capire la modernità e la grandezza di Giacomo Leopardi non solo nella poesia ma in tutto il suo pensiero nel tempo e nella società in cui è vissuto.

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