Presunti sversamenti di petrolio in mare a Fermo, la D'Orsogna: «Anche qui terra e fango?»

La perdita si è verificata in una piattaforma della Edison

pubblicato il 09/02/2014 in Ambiente ed Agricoltura da a cura della redazione
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a cura della redazione
La piattaforma Rospo Mare

Dopo 'Rospo Mare' a 'Sarago Mare'. Sono i nomi delle piattaforme petrolifere della Edison presenti nei mari italiani che hanno avuto 'problemi' negli ultimi tempi. All'inizio del 2013 la prima ebbe fuoriuscite nel tratto molisano tra Termoli e Vasto. Inizialmente, si parlò di fuoriuscita di idrocarburi, tesi che poi la Edison ridimensionò spiegando che in realtà si sarebbe trattato di erba e fango (nonostante alcuni attivisti del Wwf fotografarono gabbiani sporchi di una sostanza molto simile al greggio).

Lo stesso copione si è verificato ieri a Fermo, in località Baia dei Gabbiani, dove la piattaforma 'Sarago Mare' ha perso 'liquidi non meglio identificati'.

La ricercatrice Maria Rita D'Orsogna ripercorre la vicenda e attacca dal suo seguitissimo blog:

Ecco qui. Di nuovo pozzi di petrolio che perdono nei mari dell'Adriatico, questa volta a Fermo, nel campo "Sarago Mare”, localita' Baia dei Gabbiani. Pare che una tubatura danneggiata dalle mareggiate degli ultimi tempi abbia lasciato fuoriuscire dei "liquidi".
Il pozzo era a soli 3km da riva!

C'è stato l'intervento della Capitaneria di Porto, dell'Ufficio Circondariale Marittimo di Porto San Giorgio, della Prefettura di Fermo, dell’Ufficio Protezione Civile del Comune di Fermo e dell'Arpam di Fermo.

La stampa locale riporta che grazie all'intervento dei tecnici specializzati si è potuto evitare il peggio.

La protagonista del tutto e' la Edison, che conosciamo gia' bene perche' esattamente un anno fa ci furono perdite simili dal campo petrolifero "Rospo Mare" in Abruzzo, con una saga interminabile, secondo la quale prima erano idrocarburi, poi dopo quattro giorni, magicamente diventarono "erba e fango".

Non sappiamo come andrà a finire a Fermo, magari anche qui si inventeranno altri colpi di scena, e verra' fuori che invece che petrolio era farina di grano tenero mista a sciroppo di acero. Ma due sono le considerazioni che vorrei fare:
1. A quanto ammontano le spese incorse da questi tecnici, grazie ai quali si e' evitato il peggio? Chi paga tutto l'intervento dei mezzi, degli uomini, di cui sopra? La Edison? In un paese civile e normale, sarebbe così. Chi inquina, paga.
Vorrei proprio vedere il conto, e sapere che la Edison, una ditta privata, paghi il danno che ha compiuto. E no, non c'entrano le condizioni meteo. Sei un petroliere, non un pescatore di acciughe. Dovevi essere preparato per il clima ostile, e dovevi monitorare i tuoi pozzi, visto che ci fai del profitto. Non ci sono scusanti.

2. Questo ci riporta sempre al solito problema, che i pozzi - in mare o in terra - sono oggetti complicati, delicati e che sempre mille imprevisti possono accadere. Adesso si e' trattato di - si spera - poco petrolio, anche se non si parla di cifre esatte. Ma quando ci sara' il disastro vero?  Siamo preparati? Qui siamo a TRE chilometri da riva. Io spero che ci si renda conto della follia di tutto questo, visto che se i petrolieri potessero fare quello che vogliamo, qui ci dobbiamo preparare ad altre trivelle in riva al mare, a partire da Ombrina Mare.

Chicca finale. Sui siti ministeriali dove ti mostrano le cartine petrolifere c'e' scritto: «Questa sezione del sito del Ministero dello sviluppo economico è realizzata da personale della DGRME senza impegno di risorse finanziarie aggiuntive 2003-2014».

E invece le risorse finanziarie per ripulire il mare di Fermo, da dove vengono?

 

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