Il coronavirus colpisce anche le scimmie, popolazioni a rischio e riserve sotto controllo

pubblicato il 11/05/2020 in Ambiente ed Agricoltura da Marica Marietti
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Marica Marietti

Anche le scimmie sono a rischio contagio coronavirus. Negli ultimi mesi le riserve naturali di primati stanno attuando delle misure preventive, per limitare i contatti tra loro e gli esseri umani. Infatti nelle riserve i contagi potrebbero aumentare senza controllo causando la morte di centinaia di scimmie, molte delle quali già a rischio estinzione.

Secondo quanto riporta uno studio preliminare, la proteina che il coronavirus sfrutta per legarsi alle cellule dell’ospite e infettarlo, è identica tra esseri umani e scimmie. Anche la più nota rivista Science, riporta che dei primatologi affermano che se il virus dovesse introdursi tra le scimmie, sarebbe impossibile da fermare poiché non ci sarebbe la possibilità di far praticare loro il distanziamento fisico o l’isolamento. Un altro problema riguarda l’individuazione dei sintomi. Se una scimmia dovesse ammalarsi, trattare i sintomi o praticare l’intubazione sarebbe complicatissimo, inoltre le riserve sono molto espanse e alcune comunità di primati si trovano in zone remote e non semplici da raggiungere.

Anche in base alle esperienze passate, le infezioni virali tra scimmie causate dagli esseri umani non vanno trascurate. Nel 2013 un virus diffuso in una comunità di scimpanzè in Uganda portò alla malattia di 40 esemplari e 5 morti. Inoltre, molti di loro divennero apatici, con tosse e difficoltà respiratorie e per quanto sia stato difficile ricostruire la catena del contagio, si pensa che la trasmissione sia avvenuta a causa dei contatti tra scimmie e uomo.

Capita frequentemente che i virus, responsabili di sindromi respiratorie negli esseri umani, portino la morte di altri primati e tra gli studiosi c’è una grande preoccupazione per il Covid-19 e la sua diffusione tra le scimmie. Alcune importanti organizzazioni per la ricerca scientifica e per tutela dei primati hanno organizzato incontri virtuali con esperti e specialisti e hanno introdotto delle strategie di prevenzione. Tutti i Parchi hanno sospeso l’accesso ai turisti e in alcune aree sono stati organizzati corsi per gli operatori, utili a riconoscere meglio i segni del comportamento di questi animali per comprendere gli eventuali sintomi.

È importante, nel complesso proteggere questi animali dalla malattia poiché le loro popolazioni stanno già soffrendo un brusco calo di esemplari a causa delle attività umane.

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