Il bottone sardo, il tesoro della dea Tanit che adorna i sardi

Richezza dei punici, tessuto dalle Janas, per scacciare il malocchio dalle famiglie sarde

pubblicato il 09/05/2020 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
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Valentina Piras

Quando abbiamo la possibilità di indossare o ammirare l’abito tradizionale sardo, restiamo certamente colpiti da numerosi aspetti: i ricami, i tessuti, la foggia, i colori e tanto altro ancora.

Non sfuggono al nostro occhio curioso e ammirato i magnifici gioielli che adornano gli abiti femminili, monili ricchi e preziosi, ciascuno con un significato preciso, e spesso tramandati di madre in figlia.

La filigrana, con i suoi sottilissimi fili intrecciati dalle Janas, riesce a rendere quasi impalpabili ed eteree le creazioni di abili maestri orafi.

Un gioiello riesce a colpire il nostro sguardo anche grazie alla sua forma, alla sua leggerezza ed alla sua eleganza: il bottone sardo.

È uno dei gioielli più rappresentativi della cultura orafa sarda, usato per chiudere il collo delle camicie e adornare le maniche delle camicie o delle giubbe femminili a formare “sa buttonera”, ma viene anche usato come semplice spilla.

Può essere creato in filigrana d’oro o d’argento, ma anche arricchito da pietre preziose senza perdere mai il suo significato antico e profondo come molto spesso accade per le cose preziose di questa terra.

La sua forma sferica, a globo, con una piccola protuberanza richiama al seno materno, fecondo e prospero della dea Tanit, la dea punica della fertilità.

Rappresentava quindi l’augurio di prosperità e fertilità assumendo quindi importanti valori apotropaici per allontanare invidie, malignità o comunque qualunque tipologia di influenze negative, e andava anche a definire, in base alla preziosità del materiale, alla grandezza e numero (due per chiudere il collo delle camicie maschili e da sette a dodici per “sa buttonera” femminile), lo status sociale della persona che lo indossava e della sua famiglia.

Per tale motivo, i bottoni venivano tramandati di madre in figlia con lo scopo di tramandarne la potenza protettiva ma anche il valore, frutto dell’abilità degli orafi sardi.

Due semi sfere che, una volta rese globose tramite il processo di imbutitura, vengono abbellite con motivi geometrici o floreali in filigrana, riunite a sfera e infine ulteriormente abbellite da una piccola pietra preziosa a chiudere il castone.

La gioielleria sarda più moderna, ispirandosi al classico bottone, ha creato numerosi monili che, seppur evocativi del modello, riescono a rendere più attuale questo prezioso amuleto adornando le giovani donne e gli uomini sardi, e non solo.

Oggi viene scelto, nelle sue fogge moderne, per il piacere di indossarlo ma non di rado viene donato il vero bottone sardo anche come semplice tesoro, data la sua inconfondibile bellezza e preziosità.

Quando costituisce un tesoro di famiglia allora riesce a caricarsi anche di ulteriori valori e significati preziosi attribuendo alla parola “tesoro” un significato ancora più importante.

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