Il mirto sardo, il profumo degli angeli che inebria i popoli

La ricetta segreta del liquore beneaugurante e dell'ospitalità

pubblicato il 18/04/2020 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
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Valentina Piras

Ciascuno di noi, come chiunque abbia messo piede almeno una volta in Sardegna, almeno una volta avrà avuto il piacere di assaporare, o quanto meno conoscere, un liquore tipico e indissolubilmente legato a questa terra.

Un liquore dal colore rubino intenso, dal profumo aromatico vigoroso, deciso ma capace di ammaliare: il mirto sardo.

Per i sardi, il liquore di mirto è già sinonimo di ospitalità ed infatti lo si trova veramente in tutte le case sarde, da gustare come fine pasto ma anche da offrire ad amici e parenti in visita. E data la sua capillare diffusione, è facile immaginare che ogni famiglia abbia la sua “ricetta” per prepararlo, una ricetta da custodire gelosamente e tramandare, dalla raccolta delle bacche (rigorosamente a mano, per non rovinare le bacche e la pianta), ai tempi di infusione, alle quantità di acqua, zucchero o miele.

È un rito antico, in quanto queste bacche venivano già usate ai tempi dei greci e dei romani per preparare una bevanda, il “vino di mirto”, ottenuta lasciando le bacche in infusione nell’acqua o vino e poi addolcita con il miele.

I frutti di questa pianta sono sempre stati apprezzati anche perché la mitologia li vuole carichi di significato e valenze positive, in quanto legati al mito di Myrsine, giovane donna uccisa da un rivale battuto ai giochi ginnici. La dea Atena si impietosì alla storia della giovane e decise di trasformarla in un arbusto forte e odoroso, resistente e sempre verde, ma con graziosi e profumati fiorellini bianchi, e con bacche quasi blu.

Questa è la ragione per cui era usanza cingere il capo dei vincitori ai giochi con corone di mirto. Usanza tramandata anche ai romani che lo usavano in segno di vittoria senza spargimenti di sangue, ed era considerato sacro. Persino i poeti lo cantavano come portatore di pace e prosperità, e si era soliti donarlo alle giovani donne in attesa in quanto propizio alla nascita. Era simbolo di amore e fedeltà coniugale tanto che ancora, sovente, si usa arricchire il bouquet delle spose con un ramoscello di mirto.

Si pensi infine che i suoi fiori bianchi per lungo tempo furono usati dagli erboristi medioevali per creare un delicato profumo noto come “l’acqua degli angeli”.

Per noi oggi, e per chiunque pensi ai profumi dell’isola, il mirto è un liquore immancabile e diffuso ovunque, presente anche in cucina accostato all’amato maialetto arrosto o alla cacciagione.

La preparazione domestica non è complessa anche se le dosi degli ingredienti restano praticamente segrete, in seno alle famiglie: bacche di mirto, qualche foglia, messe a macerare nell’alcool per un tempo variabile ma mai meno di un mese, successivamente filtrate e dolcificate con uno sciroppo di acqua e zucchero, o miele.

Dopo un periodo di riposo, è pronto per essere gustato, rigorosamente ghiacciato per accompagnare dolci o semplicemente in compagnia di amici, ma anche solamente per il piacere di assaporare un bicchiere di Sardegna.

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