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I sette peccati brasiliani

Dietro la debacle con la Germania

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Come ogni volta prima durante e dopo le partite della Seleçao in ogni città è stato un continuo risuonare di petardi . Ma stavolta non sono segnali di una vittoria annunciata, ma di un malessere covato nelle ceneri. In queste settimane di Coppa il Brasile ha vissuto anestetizzato. La campagna presidenziale alle porte si è conquistata qualche finestra sui media nazionali, sommersa dalle immagini di festa degli stadi brasiliani. La paura sembrava solo una parentesi già vissuta con il Cile e diventata sofferenza nella vittoria con la Colombia.Scopriamo le cause profonde di questa debacle
1. SUPERBIA La partita con la Germania è stata vissuta con preoccupazione, ma più che per il valore dell’avversario, per l’assenza di Thiago Silva e della stella più attesa Neymar. Per il capitano la Federazione ha provato anche un ricorso maldestro  che se accettato avrebbe dato la definitiva spallata alla credibilità della Fifa, per il campioncino del Barca è iniziata una campagna emotiva  che ha tolto concentrazione ai giocatori.
2. RECIDIVITA’ Il Brasile e forse Scolari si è preoccupato poco delle qualità dell’avversario, errore già ripetuto nel famoso Maracanazo. Nel 50’  cantava vittoria prima del calcio di inizio,  bastava un pareggio, passò in vantaggio e invece si espose al contropiede uruguaiano e venne punito. E’ ricaduto nell’errore nel 82’ quando contro l’Italia pur vantando una formazione tecnicamente superiore volle umiliare gli azzurri e finì per uscire. Ha affrontato la squadra di Loew senza mutare l’assetto tattico e ne è uscito con le ossa rotte.
3. PRESSIONE POLITICA  La corsa al sesto titolo, quel Rumo ao Exa ripetuto ossessivamente in ogni articolo, ha avuto la benedizione politica, della presidente Dilma che ha raccolto il testimone di Lula, e che con una vittoria della nazionale nel Mondiale fatto in casa avrebbe dato ai brasiliani un buon motivo per rivotarla. Sarà la Copa das Copas, sarà la migliore di sempre, ha sentenziato mesi fa, senza preoccuparsi che i lavori fossero finiti. L’allegria dei tifosi e la bellezza di alcuni impianti sono stati semplici foglie di fico di un’ insoddisfazione che serpeggia.
4. MANCANZA DI EQUILIBRIO Il Brasile ride anche quando dovrebbe lamentarsi, pensa di essere sempre il più forte  nel futebol senza doverlo dimostrare.E così la Germania ha rifilato sette sberle alla precaria formazione canarina, che magari con Thiago Silva e Neymar avrebbe contenuto i danni, ma non avrebbe certamente evitato una disfatta che ha radici lontane. Nell’amnesie difensive dimostrate con la Croazia, il Messico, persino con il Camerun. Cile e Colombia hanno fatto tremare la seleçao senza farla cadere, la proverbiale concretezza tedesca ha completato l’opera. Scolari da buon gaucho si è dimenticato della ricetta del 2002, quando usò una strategia diversa.
5. DIVISMO Come in tutte le sconfitte c’è sempre un eccesso di  alcuni protagonisti, David Luiz è sicuramente un eccellente difensore ma l’esser stato appena valutato 50 milioni di euro ne ha offuscato L’umiltà. Ottimo con la palla nei piedi ha spesso lasciato a desiderare nella marcatura. Per non parlare di Dani Alves che si ricorda più per gli spot televisivi e si è eclissato sia nel Barca che nella nazionale
6. PERSEVERANZA Era già accaduto con Parreira, il ct vittorioso nel 94’ riproposto nel 2006 e sconfitto dalla Francia. Ci ha riprovato con Scolari richiamato 10 anni dopo la vittoria del 2002. Come se la soluzione fosse il tecnico. In realtà il Brasile non ha trovato un degno erede di Romario o Ronaldo e si è dovuto affidare a Fred. Troppo poco per la patria del gol
7. SAPER PERDERE  Quando si vive il calcio in maniera fanatica, si perde il senso del divertimentoO si vince o si è tristi. La Germania ha dimostrato che si può vincere 7 a 1 senza prendere il giro l’avversario con tunnel, rabone o numeri stucchevoli, da circo. Sarebbe bello che questo stile di gioco fosse preso ad esempio anche nelle scuole calcio.

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