Ci sono tanti modi di uscire da una Coppa del Mondo. La nostra nazionale non ha scelto il migliore. Tre partite due sconfitte, due gol fatti 3 subiti. Al di lá delle recriminazioni che ricordano quelle del 2002 in Corea, quando l’arbitro Moreno ne combinò di tutti i colori, cerchiamo di analizzare una serie di cause della crisi del calcio italiano
1. ERRORI DEL CT
Prandelli ha avuto il merito di aver rilanciato le quotazioni degli azzurri dopo la fine ingloriosa della gestione Lippi. Nel 2012 ha portato la nostra nazionale alla finale degli Europei, un anno dopo alle semifinali della Confederation Cup. Sono dati oggettivi. La gestione del Mondiale non e´stata invece all’altezza delle precedenti, tante ,troppe convocazioni, fino alle decisioni finali discutibili non solo nei nomi (Insigne al posto di Rossi) ma anche nelle alternative a Balotelli e Immobile (perché non fidarsi di Gilardino che vantava giá esperienza internazionale?) nell’assenza di un laterale sinistro mancino ( né Criscito né Pasqual, schierando fuori ruolo Chiellini o Darmian ) per non parlare di continui cambi di modulo e formazione che hanno tolto alla nazionale un identità e sicurezza
2. MANCANZA DI GIOCATORI
Non si puó ignorare che a parte l’asse della Juve, i club di vertice hanno offerto pochi elementi, la Roma presente solo con De Rossi, Inter con Ranocchia poi tagliato, Milan con Desciglio, Napoli non rappresentato. 5 giocatori tra Parma e Torino. Per trovare difensori affidabili Prandelli ha chiamato Paletta ignorando Astori, il numero di stranieri cresce e i giovani trovano spazio solo in B e all’estero
3. TROPPI STRANIERI
Finché non si metterá un tetto al numero di stranieri per rosa sará difficile migliorare il livello. O si naturalizzano subito nei vivai oppure bisogna imporre organici con numero di giovani provenienti dal proprio settore giovanile come richiede Uefa per competizioni europee; solo il 42 per cento dell’ultimo torneo di serie A erano italiani
4. CORAGGIO DELLE SOCIETA´
Pochi club di serie A investono sui giovani. Le giustificazioni sono tante, non c´e tempo, chi rischia magari retrocede, in realtá spesso a fare la differenza sono gli agenti dei calciatori, che tutelano i nomi già affermati, mentre i talenti emergenti per giocare in squadre di prima fascia o esordire in Nazionale devono aspettare o emigrare vedi Verratti o il recente caso di Immobile
5. PROBLEMA STADI
Finché non si avranno stadi nuovi e efficienti il pubblico continuerà a preferire la partita in TV. Occorre inoltre cominciare a pensare in una nuova cultura del tifo, in cui si va a sostenere la propria squadra e non a insultare l’avversario. Militarizzare le città ha un costo assurdo e intollerabile. Nell’ultimo anno un milione di tifosi in meno, che aspettiamo a prendere provvedimenti seri, al di là delle promesse in campagna elettorale?
6. SETTORI GIOVANILI
Non é con la sola nomina di grandi personaggi come Sacchi e Baggio che si fanno le riforme, i cambiamenti avvengono con regole certe e chiare, chi allena deve avere un titolo senza deroghe o eccezioni. Chi lavora nel settore giovanile deve avere una qualifica specifica, perché privilegiare nelle ammissioni ai corsi gli ex calciatori che non necessariamente sono in grado di diventare educatori?
7. TROPPE POLEMICHE E POCO CALCIO
Ormai sulla stragrande maggioranza dei media l’ossessione del gossip ha trasformato ogni tweet di un calciatore in una notizia. Tutti commentano tutto, pubblico e privato, gusti sessuali, vizi privati pubbliche virtù, si parla dell’arbitraggio, dei sospetti e dei veleni. Ma della partita, della tattica, delle qualità dei calciatori, delle storie di vita a lieto fine, degli esempi positivi? Nella marea di informazione più fango che poesia
8. PRESUNZIONE E GENERAZIONI
La mania dei tatuaggi ormai non conosce frontiere. Ma di certo lo stile italiano non eccelle nel mondo del pallone. Dove l’Italia potrebbe essere un modello. Poi alla prima prodezza i talenti diventano campioni, basta un gol in serie A per farsi aumentare l’ingaggio. Se il giovane finisce in panchina il procuratore (pardon l’agente) si lamenta e chiede il trasferimento. E la pazienza e il rispetto delle scelte non sono più di moda?
9. DIMENTICARE L’IDENTITA’
Prandelli ha deciso di privilegiare il palleggio imitando il tiqui taca spagnolo. Una scelta rispettabile, che va controcorrente. La scuola italiana, non quella di puro catenaccio come pontificano i pseudo filosofi del calcio, ma quella fatta di organizzazione tattica, difesa e contropiede, ha portato 4 titoli mondiali, pur in tempi e modi diversi. Ii calcio non è stato inventato dagli spagnoli, che per 50 anni non hanno vinto nulla a livello di nazionale
10. DIETRO IN EUROPA
Una squadra in meno in Champions League, superati anche dal Portogallo che ha un campionato meno ricco del nostro. Un motivo ci sarà . Negli ultimi 15 anni appena 4 coppe Campioni vinte, dopo aver portato per quasi dieci anni di fila una squadra in finale. Europa League o coppa Uefa è diventata una perdita di tempo. Le altra squadre corrono, le nostre si lamentano del campo, del clima e degli arbitri, sarà arrivato il momento di voltare pagina?

