Quante volte abbiamo letto che nel giornalismo c’ è una regola chiara e semplice : per fare notizia occorre suscitare interesse, e quindi le notizie negative, per il carico emotivo che suscitano nel lettore, hanno una probabilità maggiore di essere lette. Bad news is good news, questo insegnano ai giornalisti nelle scuole, senza tradurre dalla lingua inglese, una notizia negativa è una buona notizia per il giornalista. Tanto più oggi in una società dell’immagine in cui una situazione violenta può essere filmata dal cellulare di un adolescente, che in pochi secondi diventa una celebrità su Youtube.
Provate a fare un esperimento, digitate alcune parole chiave sul motore di ricerca più diffuso al mondo, tipo “coppa del mondo” e “mondiali di calcio in Brasile”. Insieme ai link per i siti generalisti che contengono informazioni neutre, su calendario e orario delle partite, scoprirete che negli ultimi mesi le notizie più visualizzate sono quelle che rimandano a cattive notizie.
Il problema della violenza, il problema della sicurezza, il problema dei ritardi dei lavori. Il Brasile è un paese di problemi. E’ veramente difficile leggere articoli che offrano un volto positivo dei fatti, della città in cui si svolge l’evento. Gli stereotipi si moltiplicano all’infinito sui social network, e quindi quando non è la cronaca nera a farla da padrone, si parla ovviamente di samba, di belle donne, spiagge, mare, come se in Brasile tutte le donne sappiano ballare, devono essere modelle, e vestire il tanga. Nelle copertine dei magazine campeggiano ragazzi di colore, con pallone in mano e volti sorridenti, altri luoghi comuni sul menino brasileiro.
Così la sede del ritiro azzurro Mangaratiba, nome esotico di cui spesos non si conosce la collocazione geografica, viene associato al cibo scaduto che pare sia stato recapitato alla spedizione azzurra, tacendo sul fatto che la nostra nazionale da sempre si porta dietro la scorta di parmigiano, prosciutto e altro ben di Dio. Le proteste di insegnanti e lavoratori del settore pubblico fanno più rumore delle favelas, che per mesi vengono ignorate dai media se non per parlare dell’ultimo episodio della serie poliziesca.
Eppure con Internet potremo selezionare meglio le fonti di informazione, raccontare le storie di vita di tante persone che dalla miseria sono emerse, diventando professionisti di valore. I problemi esistono, e la presenza dei media internazionali serve da cassa di risonanza. Ma quando si spegneranno i riflettori quanti ne parleranno ancora? La banana raccolta da Dani Alves fa più scalpore del missionario che dona la sua vita per gli altri, ecco, il vero boicottaggio consiste nello scartare certe notizie.
Bad news is bad news, per una volta gli inglesi ci perdoneranno.

