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Partito comunista italiano e Movimento Sociale italiano: una strana alleanza

Alessi, La Loggia, Milazzo e gli strani intrecci del passato della politica nostrana

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Primi anni ’50 mentre in Italia si gettano le basi del “boom” economico in Sicilia vengono approvate due importanti leggi regionali.
La prima riguarda lo sviluppo industriale e la seconda la ricerca degli idrocarburi.
Nasce così la SiciliaIndustria e nel 1953 nella zona di Ragusa la compagnia inglese Gulf Oil trova il petrolio. Gli effetti della scoperta del petrolio si proiettarono immediatamente sul piano politico e i risultati si videro immediatamente nelle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea regionale convocate per il 5-6 giugno 1955.
La coalizione conservatrice guidata da Restivo ne uscì sconfitta: scomparve così la tradizionale destra agraria, che era rimasta al potere fin dal 1943. I rapporti di forza tra i partiti risultarono mutati: la Democrazia Cristiana pur risultando vincitrice rimase al di sotto della maggioranza assoluta mentre il popolo della sinistra si divise tra comunisti e socialisti.

La DC forte della sua maggioranza relativa, tentò di rimettere a capo della Regione il presidente uscente Restivo, ma a sorpresa, durante la votazione del 27 Luglio 1955, Restivo usci sconfitto, risultò vincente contro ogni pronostico Silvio Milazzo. Milazzo era un DC, ma avversario di Fanfani e autonomista intransigente, che aveva l’appoggio di tutta la sinistra e di alcuni esponenti della DC, coloro che credevano nello sviluppo della Sicilia. Il direttivo nazionale della DC però non diede il suo consenso e Milazzo fu costretto a rinunciare all’incarico a favore di Alessi.
Nella primavera del 1957 a Palermo si svolge,con Togliatti presente, il III congresso regionale dei comunisti siciliani. Emerge una linea “ambigua”:per attuare realmente l’autonomia è necessaria un’ unità trasversale tra le forze lavoratrici classiche, i ceti medi urbani e rurali e la borghesia.

Nel frattempo era caduto nel 1956 il governo Alessi, sostituito dal governo La Loggia, monocolore DC con l’appoggio esterno del MSI, caduto nel 1958.
Colpo a sorpresa Silvio Milazzo rompe clamorosamente con la Democrazia cristiana e viene estromesso dal partito, ma non si ferma, raccoglie attorno a se tutti i partiti della sinistra, parte dei democratici cristiani e tutti i partiti della destra, compresi l’MSI e i monarchici, e forma un governo che caccia la DC all’opposizione.
Il primo governo Milazzo si insedia incredibilmente nell’ottobre del ’58, di li a qualche mese incombevano altre elezioni, le regionali del ’59. La campagna elettorale impostata dai democristiani fu all’insegna di “Annibale alle porte”: lo spauracchio dei “comunisti” pronti ad impadronirsi della Sicilia.
Contro Milazzo provò ad intervenire l’apparato nazionale della Democrazia cristiana, rinnovato nelle sue cariche Fanfani fu sostituto con Segni e a Moro fu affidata la presidenza del partito.

Il 7 Giugno 1959 si andò a votare, i risultati diedero un apparente vittoria a Milazzo che ad agosto riesce a formare il suo secondo governo. A dicembre all’ARS si vota sul bilancio, Milazzo non ottiene la fiducia per un solo voto.
L’operazione Milazzo era ormai conclusa nonostante l’estremo tentativo di un governo di centro-sinistra che prevedeva un’intesa tra democratici cristiani, democratici sociali e socialisti. Ma un paio di mesi dopo, nel febbraio 1960, il secondo governo Milazzo fu fatto cadere in malo modo, vittima di uno scandalo montato ad arte: la così detta “beffa delle Palme” ,pilotato da uomini Dc che finsero di vendersi agli “scissionisti” di Milazzo.

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