LA RECENSIONI: GRAVITY
In una splendida recensione Panorama ha definito “Gravity” una specie di miracolo. Più che altro è un film che esce dallo schermo, afferra lo spettatore e lo trasporta direttamente all'interno della storia. Un po' come George Clooney che appare a Sandra Bullock nel momento più difficile, lo spettatore si siede idealmente accanto al dottor Ryan Stone e le suggerisce come lasciare lo spazio profondo. Un escamotage che ricorda il teatro greco, una sorta di deus ex machina che da l'impulso decisivo al film di Alfonso Cuaròn. Film d'apertura della Mostra del cinema di Venezia, il lavoro del regista messicano sta incassando benissimo sia negli Stati Uniti che in Italia. L'aspetto commerciale resta in secondo piano però di fronte alla bellezza del film. Innanzitutto per la tecnica di realizzazione, straordinario 3D, in secondo luogo per il pathos che trasmette, come detto, in terzo per la bravura di un 'attrice Sandra Bullock che nell'età della maturità ha dimostrato di essere interprete intensa e capace, non è facile reggere un film con un monologo senza annoiare, pochi attori lo hanno saputo fare (Spencer Tracy ne 'Il Vecchio e il mare ne è un raro esempio). Resta da rivedere ovviamente per l'aspetto scientifico però attenzione, il cinema è fantasia e non sempre deve rispondere ai canoni strettamente corretti dell'astrofisica in questo caso. Va sottolineato poi che lo stesso astrofisico che lo ha criticato ha poi ammesso di essersi divertito a vederlo. “Gravity” resta comunque un esempio di come due generi come fantascienza e thriller possono tranquillamente convivere specie con la magia del 3D. Il primo esempio fu “Alien” e guarda caso, anche in quell'occasione, c'era proprio una donna superstite alla guida della navicella rientrante sulla Terra, la straordinaria Sigourney Weaver...
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