Vince Sacha Modolo per la seconda volta, e per la seconda volta beffa in dirittura d’arrivo Giacomo Nizzolo
Il Giro è eccezionalmente espatriato in terra svizzera, nella (già) bella Lugano, per ripetere, al termine della diciassettesima tappa, lo stesso verdetto determinatosi alla fine della tredicesima.
Dopo le grandi montagne, il ritorno in pianura: il palcoscenico è passato nuovamente in mano agli sprinter. Li ritroveremo all’atto conclusivo: da domani e per le tre tappe seguenti, prima della passerella finale, che ritrova Milano, si tornerà ad inseguire la leggenda di Pantani tra angusti tornanti e cime scoscese.
Verbania, Cervinia, Sestriere: gli emuli di Cipollini si eclisseranno (così vuole la regola), per poi tornare in prima fila all’ombra del Duomo e del Castello Sforzesco, attrazioni applicate come trasferibili in quel grande diorama circense che è la capitale dell’Expo. Viene da nutrire il sospetto: non per omaggiare la storia dell’ItalGiro, bensì per ragioni puramente promozionali, legate alla grande vetrina del momento, gli organizzatori della corsa nera hanno scelto di ripristinare quello che è stato il suo capolinea ininterrottamentedal 1909 al 2008 (e poi ancora nel biennio 2011-12).
Ma ci sarà tempo per pensare a Milano. Oggi, dunque, era in programma l’ultima tappa a disposizione dei velocisti, prima che i giochi siano fatti. Si partiva da Tirano, in provincia di Sondrio, per arrivare a Lugano, come detto, nel cuore del Canton Ticino: totale 134 chilometri, a formare una lunga pista quasi ininterrotta. E nel giorno dedicato ai piè veloci la fuga, com’era prevedibile, non si è fatta attendere: pronti via e scatta subito l’avventura al comando per tre uomini, Marco Bandiera della Androni, Iljo Keisse della Etixx e Giacomo Berlato della Nippo-Fantini. A Berlato va il Gran Premio della Montagna di Teglio e il traguardo volante di Menaggio, a Keisse il quello di Morbegno.
Poi, il meraviglioso trittico esaurisce la benzina e si fa risucchiare dagli inseguitori: Philippe Gilbert, BMC, Luca Paolini, Katusha, Luka Mezgec, Alpecin, Giacomo Nizzolo, Trek, Adam Hansen, Lotto Soudal, e naturalmente Modolo, Lampre-Merida. Sembrava che l’australiano Hansen fosse destinato alla vittoria finale, ma la sua accelerata in solitaria si è conclusa a pochi chilometri dalla fine, quando è stato ripreso dalla coppia Gilbert-Paolini, a propria volta incapace di produrre qualcosa di incisivo.
Conseguentemente all’ombra del traguardo si è visto arrivare il classico mischione: situazione ideale per uno come Modolo, e per suo quid bruciante. Che gli ha consentito la seconda vittoria di tappa. Alle sue spalle, naturalmente, Nizzolo, terzo Mezgec: stasera finalmente anche il suo shampoo alla caffeina, come quello di Geschke dopo la nona tappa, saprà un po’ di trionfo.
Che novità dal fronte maglia rosa? Nessuna: Alberto Contador ne è sempre il titolare, e non si può certo dire che soffra di acrofobia, lì in cima alla classifica generale. Pur con tutto ciò, però, tra lui e la vittoria finale potrebbe esserci proprio qualche insidiosa altura, lassù in Val d’Aosta e in Piemonte (o laggiù, dal punto di vista di Lugano).
