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Serie A, giochi fatti anche in coda

Tutti i riflettori si spostano sulla corsa all’Europa

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Sabato 16 e domenica 17 maggio. È stata celebrata la XXXVI giornata di serie A.

La Juventus fa suo il derby d’Italia con una formazione priva di gran parte dei titolari. Pazza Inter, più che mai. Forse ha ragione Mancini: il problema dei nerazzurri è di natura mentale, e se poi ci si mette anche la vena pasticciona di Handanovic, la qualificazione in Europa League diventa davvero una chimera. Icardi illude al 10’, poi il gol di Marchisio su rigore al 41’ riporta il “Meazza” con i piedi per terra. E quando tutti ormai si erano acconciati all’idea del pareggio, ecco la papera del portiere di casa, che consente all’83’ ad Álvaro Morata di essere anche “bello di pomeriggio”, oltre che di notte.

La Lazio sbanca di misura, ma in modo perentorio, il “Ferraris” di Genova, tana della Sampdoria, grazie ad un gol al 94' del difensore argentino Gentiletti, fermo ai box da tempo immemore. La Roma tiene botta e regola in casa l’Udinese con Nainggolan al 45’ e Torosidis al 65’, dopo aver subito il gol bianconero di Perica al 19'.

Sassuolo un triplo Berardi show condanna il Milan all’ennesima disfatta dell’era Inzaghi: per il Diavolo questo ingratissimo torneo 2014-15 è adesso solo un capitolo da chiudere il più in fretta possibile. Ormai privi di obiettivi, i rossoneri si trovano come quelle squadre che, avendo anticipatamente raggiunto la salvezza, sono costrette a scendere in campo solo per onor di firma. Ed è in situazioni come queste che si vede come il blasone sia un peso oltre che un elemento di prestigio: anche pareggiare dignitosamente, dopo aver rimontato due gol, non serve a salvare la faccia. Figuriamoci perdere al 77’: tutta fatica sprecata quella di Bonaventura, al 33’, e di Alex, al 51’, per rimontare i due gol che Berardi aveva segnato al 13’ e al 31’; a poco più di dieci minuti dalla fine della gara la punta estense di origine calabrese completa il suo personale capolavoro, e manda definitivamente i milanisti al tappeto. Fortuna che il calvario sta finendo: altri centottanta minuti e poi Mexes e compagni potranno finalmente ritirarsi a smaltire la vergogna. In attesa di una rifondazione rossonera, che stando a Berlusconi, per il momento in sella più che mai, potrebbe essere nel segno dell’inutilità.

Se il Cagliari avesse vinto in casa contro il Palermo, avrebbe potuto giovarsi della dilagante vittoria del Genoa sul terreno dell’Atalanta. Invece Vazquez, al 45’, condanna i sardi ad un mesto ritorno in serie B dopo undici anni. L’Atalanta, invece, pur con quattro gol sul groppone, saluta la felice conclusione di un torneo non poco travagliato, ma chi festeggia davvero al “Fratelli d’Italia” è il Genoa, che ritrova momentaneamente il quinto posto solitario scavalcando di un punto la Fiorentina. A Pinilla, in gol al 18’ per i nerazzurri locali, rispondono Pavoletti al 30’, Bertolacci al 57’ e doppio Falque al 61’ e 73’

Il Toro torna a far capolino subito alle spalle dell’Inter: merito della doppietta di Maxxi Lopez, con cui i granata regolano agevolmente il Chievo tra le mura amiche. I gol al 51’ e al 69’.

Al "Bentegodi" Il Verona batte l’Empoli  e si prende la soddisfazione di piazzarsi a due punti dal Milan: Saponara al 6’ fa mette i toscani nella condizione di essere come i fuggiaschi nelle gare ciclistiche, destinati ad essere ripresi da Moras al 24’ e quindi superati da Sala al 67’.   

Questa sera il turno si chiude con Fiorentina-Parma e Napoli-Cesena.   
 

 

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