Doblete spagnolo nell’ottava tappa della corsa rosa, la Fiuggi-Campitello Matese lunga centottantasei chilometri.
Se Alberto Contador, il pistolero di Madrid, mantiene saldamente sulle spalle la maglia rosa (per lui sono ormai quattro giorni al comando), il connazionale Benat Intxausti Elorriaga, da Amorebieta-Etxano, è giunto primo al traguardo di montagna della frazione di San Massimo, in provincia di Campobasso. E per completare la festa ispanica, alle spalle di Intxausti si è piazzato Mikel Landa, ciclista di Vitoria che corre per i colori della Astana, la squadra di Fabio Aru.
Già, Fabio Aru: nel giorno in cui si mostra aperturista circa una sua possibile partecipazione al Tour de France (ci riferiamo ad una dichiarazione da lui resa al Processo alla tappa su Raitre), il campione del Medio Campidano, che pure non aveva rinunciato a tentare l’attacco in salita, perde altri due secondi da Contador. E Richie Porte ne perde altrettanti. Sicché la situazione in classifica generale recita che Aru è a 4” di distanza dalla maglia rosa, Porte, conseguentemente, a 22”.
Su altre e più cruciali salite si deciderà la storia di questo giro, due per tutte Madonna di Campiglio e Cervinia: in effetti, si può dire che tutta la corsa è ancora in salita, e per Contador sarebbe un errore prestare ascolto troppo presto agli adulatori che, con troppa fretta, ne osannano la leadership assoluta. Però, se questo è ciò che Contador ha la capacità di fare in giornate che, per lui, non sono certo le migliori (lo ha detto lui stesso sempre ai microfoni del Processo alla tappa), ci riesce difficile non immaginare quanto la sua superiorità potrebbe essere ancora più schiacciante nel momento in cui recupererà la sua piena forma.
Oggi, intanto, altra frazione in cui si è limitato a controllare e, nel caso, rintuzzare. Ci vengono in mente i grandi maestri della pittura che hanno già preparato la loro tela per la colorazione, ma, non avendo fretta di finire subito l’opera, si limitano, giorno dopo giorno, a qualche pennellata veloce ma non certo insignificante: e sono proprio i due minuti di abbuono conquistati da Contador al traguardo volante di Sora a fare da premessa alla fuga di giornata, a cui ha dato vita un plotoncino di undici corridori in mezzo ai quali si è stagliata presto la figura di un olandese della Lotto NL Jumbo, Steven Kruijswijk, andato a vincere in solitaria il primo Gran Premio della Montagna odierno, posto sul valico appenninico di Forca d’Acero.
Kruijswijk, fattosi raggiungere sulla successiva discesa da Kristof Vandewalle (Trek), Carlos Alberto Betancur (AG2R) e Franco Pellizotti (Androni-Sidermec), ha chiamato a raccolta le sue ultime energie per tentare un nuovo affondo e fare ancora una volta il vuoto dietro di sé, così da arrivare solo anche sul traguardo dell’altro gpm in programma, che poi coincideva col traguardo finale. Ma sulle sue tracce ormai non c’erano più solo tre uomini spompati da un estenuante inseguimento, bensì un gruppo ben più numeroso, e con molta più benzina in vista degli ultimi chilometri.
La legge del risucchio è scattata a quattro chilometri e mezzo dall’arrivo: è stato allora che Intxausti della Movistar ha conquistato la testa della corsa, per non lasciarla più. Quasi in quello stesso momento Aru, nella carovana dei big, manovrava inutilmente per insidiare Contador.

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