Serie A, Juventus incontenibile

Sampdoria terza alle spalle della Roma

pubblicato il 06/10/2014 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Roberto Donadoni (Parma)

Sabato 4 e domenica 5 ottobre. E’ stata celebrata la VI giornata di campionato. Il Verona vince in casa contro il Cagliari, praticamente all’ultimo respiro (gol all’89’ del greco Tachtsidis), e rilancia le sue ambizioni. La squadra di Zeman dimostra invece di aver pienamente acquisito lo spirito zemaniano (di questo almeno il tecnico sarà contento), il che significa non tenere in alcun conto la continuità dei risultati: meglio qualche domenica da leoni piluccata qua e là che un percorso regolare da squadra “operaia”.
La partita delle partite, Juventus-Roma, finisce per i bianconeri nel segno della continuità: con questo torneo (sei vittorie su sei, meglio anche dell’anno scorso), ma anche con quello precedente, nei confronti della Roma. Una cosa è sicura, però: i capitolini quest’anno sono più forti, più motivati dell’anno scorso: stavolta alla Juventus hanno messo paura davvero. Anche se sul campo i tre punti sono andati agli uomini di Allegri, il 3-2 uscito dalla gara delle 18.00, allo Juventus Stadium,  è lontano anni luce dal 3-0 del gennaio scorso. E quanti margini di recriminazione per i perdenti, a partire da un arbitraggio scellerato. Buffon e compagni hanno usufruito di due rigori, nessuno dei quali limpidissimo; entrambi, comunque, sono stati trasformati da Tevez con la solita implacabile freddezza (28’ e 46’). Uno è servito ai sabaudi a sbloccare il risultato, l’altro a riequilibrare la tenzone dopo l’uno-due letale degli ospiti (rigore di Totti al 32’, anch'esso dubbio, e gol-vantaggio di Iturbe al 43’). Nelle file dei giallorossi, dopo l’allenatore Garcia, che si era lamentato con veemenza nei confronti dell’arbitro dopo l’assegnazione del primo rigore agli avversari, è stato mandato anzitempo negli spogliatoi Manolas, reo di aver risposto a una scorrettezza di Morata, anch’’egli espulso; si era agli sgoccioli,, all’89’, precisamente due minuti dopo che Leonardo Bonucci, sfruttando alla perfezione un pallone proveniente da tiro d’angolo, con una gran botta da fuori aveva dato al tabellino della gara la modifica finale (anche su quest'azione, però, ci sarebbero sospetti di irregolarità; la Roma contesta la posizione di Vidal in fuorigioco).
Torna alla vittoria il Milan, a San Siro: il successo, rotondo ma non strabordante, più che per la statura dell’avversario (un Chievo dall’identità ancora indefinita), passerà alla storia per la bellezza dei gol: due perle rispettivamente di Muntari e di Honda, arrivate al 55’ l’una e al 78’ l’altra. Anche l’anno scorso la convincente prova casalinga contro il Chievo sembrò essere un punto di rinascita per l’allora truppa di Seedorf: ma era un’altra storia. Quel che è certo è che i rossoneri si augurerebbero di giocare più spesso contro i pandorini.
E arriva anche il giorno del primo acuto dell’Empoli, sotto gli occhi del pubblico amico. Ha aperto le danze un evergreen, Maccarone, al 4’; ci hanno poi pensato Tonelli al 33’ e Pucciarelli al 63’ a rendere più rotonda la festa empolese. Palermo non pervenuto, e parecchi cominciano a chiedersi quando Zamparini smetterà di covare i suoi malumori per manifestarli apertamente.
All’Artemio Franchi i tifosi della Fiorentina vedono la propria beneamata trionfare sotto i loro occhi per la prima volta in questa stagione: ed è un 3-0 inoppugnabile a spese di un’Inter che pare aver perso la bussola, firmato da Babacar (7’), Cuadrado (19’) e Tomovic (76’). La dura legge della translatio discriminis. La nuttata sembra passata anche per il Napoli, finalmente giunto, come i viola, al primo appuntamento con l’affermazione casalinga: al San Paolo successo in rimonta sul Torino (Insigne al 54’ e Callejon al 72’ rimediano al gol granata del 13’, da parte di Quagliarella) e terzo botto consecutivo.   
Iersera a Genova un vecchio marinaio con la pipa avrà sbuffato di soddisfazione: la Sampdoria è terza, e meritatamente, dopo aver vinto in casa con l’Atalanta. Non è stata una passeggiata, e lo si sapeva: i blucerchiati hanno avuto ragione dei bergamaschi solo grazie al solito Gabbiadini, che al 35’, con puro genio, ha saputo trasformare un passaggio dalle retrovie in un suggerimento a rete. Molti si aspettavano che al posto della Sampdoria potesse esserci l’Udinese, ma la truppa di Stramaccioni al Friuli non ha fatto i conti con la concretezza del piccolo Cesena:  concretezza premiata, a tempo scaduto, da un rigore dubbio, che, grazie al piede di Cascione, consente agli ippocampi di rimontare il gol di Bruno Fernandes arrivato al 61’. Sorride ancora la Lazio: all’Olimpico era di scena un Sassuolo tornato vittima sacrificale, ma non senza vendere l’anima: allo strapotere biancoceleste, materializzatosi con tre gol tutti nel primo tempo (Mauri al’8’, Djordjevic al 25’ e Candreva al 35’), ha tentato di opporsi un eroico Berardi, in gol al 26’ e al 50’. Giornata felice anche per l’altra metà di Genova: i rossoblù di Gasperini escono vittoriosi da Parma e inguaiano i ducali, ora ultimi in condominio col Palermo e il Sassuolo. L’exploit del Grifone è comunque un autentico miracolo di Matri, che trova un gol insperato al 93’. Fino a quel momento il pareggio al Tardini sembrava ormai scritto: al gol genoano di Perotti al 53’ aveva infatti, risposto Coda al 66’, dopodiché la crescita dei padroni di casa nel finale si era rivelata sterile.

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