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Grazie Squalo

VITTORIA DI VINCEZO NIBALI AL 101° TOUR DE FRANCE.

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La leggenda ritorna. Un italiano in maglia gialla agli Champs Elysées. Non accadeva dal 1998.  A farci questo regalo è stato Vincenzo Nibali, ragazzo di Messina che dal suo azzurro mare ha spiccato il volo fino a sfrecciare per primo, indisturbato e sempre in giallo, sulle mitiche vette del Tour de France, portando alle stelle il tifo e l’affetto di milioni di sportivi. 

Roba dell’altro secolo.

Dopo il fenomeno Pantani, quasi non ci si credeva più che potesse accadere di nuovo.

Il ciclismo italiano sembrava destinato a una stagnazione, quasi a una inevitabile decadenza, come uno sport d’altri tempi. Lentamente pareva allontanarsi dalla nostra nazione, come da una terra rapace e inospitale, per emigrare nei paesi dell’est o dell’America latina.

Per quelli della mia regione, dove si pedala già nella culla e si cresce con la bici tra le gambe, sembrava l’annuncio di un tramonto. L’inizio della parabola discendente della nostra grande passione. 

Poi, per fortuna, dallo stretto di Scilla e Cariddi, è schizzato fuori, veloce e saettante, lo squalo che con due colpi di pinna ha spazzato via, dubbi, frustrazioni, malinconie, rimorsi, arrivando in giallo a Parigi, e facendo cantare “l’Inno di Mameli” sugli Champs Elysée. 

Il ciclismo è tornato a essere quello di sempre: una disciplina capace di far sognare prima ancora di appassionare. E gli italiani, come è nella nostra storia, tra i migliori.

Oggi Parigi, s’inchina e rende onore a questo ciclista, serio e modesto, figlio di italiani brava gente, tanto diverso dallo stereotipo del “maccheronì”, truffaldino e maleducato, che i francesi ci hanno cucito addosso.

Grazie, Vincenzo

Ma soprattutto grazie per aver alleviato nel grande cuore dei tifosi, il dolore mai sopito, sebbene siano passati dieci anni,  per la tragica scomparsa di Marco Pantani.

Il ciclismo ha rialzato la testa ed è  ritornato protagonista, ora tocca all’Italia e agli italiani.

 

 

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