F1 | GP Ungheria 2022: analisi qualifiche di Budapest

Russell in pole con la W13 che trova temperatura nelle gomme, battute le Ferrari. Norris 4° precede le Alpin e Hamilton. Disastro Red Bull: Verstappen 10°, Perez 11°

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 30/07/2022 in Sport da Dennis Ciracì
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Dennis Ciracì
George Russell in pole position a Budapest davanti alle Ferrari (foto: Mercedes AMG F1 Twitter)

George Russell ha ottenuto la pole position al termine delle qualifiche che si sono svolte presso l’Hungaroring, sede del GP Ungheria, tredicesimo appuntamento iridato della stagione F1 2022. Il britannico della Mercedes ha sorpreso tutti precedendo le Ferrari di Carlos Sainz e Charles Leclerc, rispettivamente secondo e terzo. Lampo di Lando Norris quarto con la McLaren a precedere le Alpine di Esteban Ocon, quinto, e Fernando Alonso, sesto. Il pluri iridato spagnolo ha preceduto Lewis Hamilton e Daniel Ricciardo.

Nono Valtteri Bottas con l’Alfa Romeo davanti alle Red Bull di Max Verstappen, frenato da un calo di potenza nel Q3, e Sergio Perez, escluso in Q2 con l’undicesimo tempo e in netta involuzione. Il messicano ha preceduto Guanyu Zhou e Kevin Magnussen. La prima delle Aston Martin è quella di Lance Stroll, quattordicesimo davanti alla Haas di Mich Schumacher. Escluse nel Q1 le AlphaTauri di Yuki Tsunoda (16°) e Pierre Gasly (19°), le Williams di Alexander Albon (17°) e Nicholas Latifi (20°) e l’Aston Martin di Sebastian Vettel (18°).

MERCEDES: W13 CORRETTA NELL'ASSETTO E OTTIMALE WORKING RANGE

Come un fulmine a ciel sereno, Russell ottiene la prima pole position in carriera con una W13 E Performance che per la prima volta nell'arco della stagione riesce a spezzare il duopolio Ferrari-Red Bull. Una prestazione monstre da parte del britannico e della monoposto di Stoccarda che ha lasciato di stucco tutti, ma le cui radici nascono da tre fattori principali. In primo luogo il merito del pilota, capace di completare un giro perfetto, senza sbavature e sopratutto in grado di mettere insieme tutti e tre i settori pur non ottenendo il miglior riscontro cronometrico in nessuno dei tre tratti del tracciato magiaro.

Le capacità tecniche di Russell sul giro secco son ben note, basti pensare ad esempio a tutte le volte in cui ha portato la Williams degli ultimi anni in Q2, in top-ten e addirittura a sfiorare la pole position a Spa Francorchamps l'anno scorso, e avere come metro di paragone Lewis Hamilton lo sta portando ad alzare ulteriormente l'asticella delle prestazioni. Il secondo fattore è tecnico ed è da attribuire alle modifiche apportate alla W13 E Performance dopo un venerdì decisamente negativo.

La vettura era apparsa non bilanciata in ogni fase della percorrenza della curva, inserimento, punto di corda e trazione, ma soprattutto non in grado di attivare le differenti tipologie di mescole portate dalla Pirelli per la tappa di Budapest: hard C2, medium C3 e soft C4I tecnici sono intervenuti sulla W13 E Performance sino a tarda serata per correggere l'assetto meccanico modificando la geometria degli elementi sospensivi quantomeno per rendere più guidabile la vettura. L'ultimo aspetto, e forse cruciale, è che la Mercedes abbia centrato la ristrettissima finestra di utilizzo delle temperature degli pneumatici della vettura massimizzando la performance proprio nel momento decisivo.

Nel corso dell’ultima sessione un timido sole ha leggermente incrementato la temperatura della superficie stradale, una variabile meteorologica improvvisa che si è tramuta in variabile tecnica dato che ha creato ulteriori scompensi per quanto concerne la finestra di utilizzo delle soft C4Working range che la Mercedes, la cui finestra di utilizzo è molto stretta, ha trovato riuscendo ad attivare le coperture mentre ad esempio la Ferrari ha perso leggermente il bilanciamento complessivo della F1-75, tanto che i due ferraristi si sono trovati una vettura tendente al sovrasterzo con un retrotreno non perfettamente stabile con conseguente calo di aderenza e performance cronometrica.

FERRARI: L'HUNGARORING ESALTA LA F1-75, LA PISTA FREDDA NO

Come si era denotato nell'arco delle prove libere del venerdì, la Ferrari ha mostrato la competitività della F1-75 all'Hungaroring nonostante condizioni della pista completamente differenti rispetto alle PL1 e PL2, dove la temperatura dell'asfalto era superiore ai 50 gradi, che hanno penalizzato la performance della monoposto italiana. La pioggia battente caduta nell'arco delle PL3 ha abbassato notevolmente la temperatura della superficie stradale oltre che a togliere tutta la gommatura che si era depositata.

Con asfalto più freddo e meno gommato, la Ferrari ha riscontrato ancora qualche problematica nell'attivare la coperture soft C5 con una gestione termica dei compound che richiede l'alternanza di un warm-up lap e un time-attack lap per portare nella corretta finestra di utilizzo in temperatura gli pneumatici in modo da massimizzare il grip meccanico. Il grip meccanico è una delle caratteristiche tecniche che la pista magiara richiede data la presenza di curve a bassa velocità di percorrenza che richiedono una trazione impeccabile in uscita.

Parzializzare l'acceleratore in modo ottimale è sinonimo del fatto che la vettura sia nella posizione ottimale una volta superato il punto di corda evitando allo stesso tempo uno scivolamento al retrotreno che comporterebbe un surriscaldamento delle coperture all'asse posteriore. Da questo punto di vista, Leclerc ha riscontrato più criticità rispetto a Sainz nell'arco delle qualifiche, non riuscendo a trovare bilanciamento nel Q3 con qualche correzione di troppo in uscita dalle curve.

Soprattutto nel terzo settore l'aderenza meccanica derivata dagli pneumatici fa la differenza in trazione con il posteriore che segue perfettamente l'anteriore. L'ultimo tratto del tracciato ungherese comprende le curve 12, 13 e 14, tipologie di curve con una velocità di percorrenza bassa dove il pilota parzializza l'acceleratore una volta superato il punto di corda.

La F1-75 ha mostrato di essere altamente performante nel secondo dell'Hungaroring, il più tecnico e guidato. Il tratto centrale comprende la veloce curva 4 in appoggio (240 km/h), la curva 5 ad ampio raggio (150 km/h), la lenta chicane delle curve 6-7 (90 km/h), il cambio di direzione delle curve 8-9 (160 km/h), la curva 10 da percorrere in pieno (250 km/h) e la curva 11 (235 km/h). Curve differenti che richiedono carico aerodinamico, aspetto tecnico dove la monoposto della Scuderia di Maranello è forse quella che è più in grado di creare deportanza dal fondo grazie anche alle modifiche apportate in Francia alle bocche d'ingresso dei Canali Venturi.

RED BULL, DISFATTA TOTALE: VERSTAPPEN 10°, PEREZ 11°

Qualifiche completamente da dimenticare per la Red Bull, la cui disfatta è completa dato che Verstappen ha chiuso 10°, mentre Perez è stato escluso nel Q2 con l'11° tempo. Il campione del mondo in carica ha avuto un calo di potenza della Power Unit RBPT001 nell'arco dell'ultima manche delle qualifiche, soprattutto nel nell'ultimo time-attack dove già nell'outlap stava cercando di risolvere la problematica tecnica con la mappatura 'fail-21' che, però, non ha risanato la criticità tecnica.

L'olandese stava disputando una qualifica molto positiva, mostrando la competitività della RB18 con temperature dell'asfalto molto più fredde rispetto a ieri che hanno messo in luce la capacità della monoposto di Milton Keynes di portare subito nel corretto working range gli pneumatici con una gestione termica delle coperture che consento ai piloti di disporre del massimo grip meccanico sin dal primo time-attack.

La vettura anglo-austriaca ha denotato un bilanciamento perfetto, tanto che Verstappen non è mai stato protagonista di correzioni in trazione o a centro curva con traiettorie perfette, cucite al cordolo interno con un avantreno chirurgico in inserimento e un retrotreno perfettamente stabile nella percorrenza. In questo senso, la Red Bull ha migliorato notevolmente il comportamento della vettura, con l'anteriore che non presenta più un accentuato sottosterzo inserimento che, sopratutto nei cambi di direzione e conseguentemente trasferimento del carico, si traduce in sovrasterzo in uscita curva che può comportare un surriscaldamento degli pneumatici posteriori.

La precaria affidabilità ha frenato le ambizioni di Max e della RB18, il cui potenziale odierno era da primi tre posti vedendo quanto di buono fatto nella manche centrale delle qualifiche, mentre Perez si sta involvendo. Il messicano ha perso completamente il feeling al volante della RB18, monoposto con la quale sino a Silverstone stava dimostrando di essere molto consistente e veloce in ogni frangente tanto da poter essere un potenziale pretendente al titolo iridato.

Come si vede chiaramente dagli onboard camera, Checo riscontra molteplici difficoltà all'anteriore, forse a causa dei recenti aggiornamenti introdotti sulla vettura anglo-austriaca che hanno mutato il bilanciamento della vettura andando più a favore del suo compagno di squadra che a lui. Come già si era visto in Francia, le problematiche del trentaduenne di Guadalajara sono evidenti e partendo a centro gruppo con un passo non esaltante su una pista avara di opportunità di sorpasso sarà molto complicato. Verstappen invece avrà bisogno di tirare fuori il coniglio dal cilindro per tornare in scia alle Ferrari, sperando che il pole-man riesca a tenere dietro il più a lungo possibile le vetture del Cavallino Rampante.

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