MotoGP | GP Aragon 2021: anteprima Brembo

Il costruttore italiano analizza le caratteristiche del tracciato spagnolo e il conseguente impiego degli impianti frenanti

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 09/09/2021 in Sport da Dennis Ciracì
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Dennis Ciracì
La vista dall'alto del MotorLand Aragon (foto: MotoGP Twitter)

A due settimane di distanza dal gran premio di Gran Bretagna che si è disputato presso il Silverstone Circuit e vinto da Fabio Quartararo, questo fine settimana il Motomondiale farà tappa al MotorLand Aragon di Alcaniz per il gran premio di Aragon, sede del tredicesimo appuntamento iridato dell'annata in corso per le classi MotoGP, Moto2 e Moto3. Per la MotoE si tratterà del sesto appuntamento iridato stagionale. Secondo i tecnici Brembo, il MotorLand Aragón rientra nella categoria dei circuiti altamente impegnativi per l'impianto frenante. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 4, eguagliato dal Circuito de Jerez-Angel Nieto.
La configurazione della pista è la medesima di quella utilizzata dalle Superbike che sono però più lente di 2.3 secondi al giro, complici le minori potenze, evidenziate da velocità di punta decisamente inferiori, e l’impiego dei dischi in acciaio rispetto al carbonio delle moto della classe regina. Il costruttore italiano mette a disposizione dei team un’ampia gamma di dischi freno. Ciascun pilota della top class può scegliere tra cinque geometrie di disco e per ciascuna sono disponibili due specifiche di materiale, denominate High Mass (a fascia alta) e Standard Mass (a fascia bassa) per un totale di dieci soluzioni. Inoltre per ciascun formato di disco sono disponibili due diverse mescole di carbonio che differiscono per bite iniziale e resistenza alle alte temperate. ​

Come è evidente, le moto stradali e anche quelle impegnate nei track day non impiegano dischi in carbonio. Ma ciò non significa che l’esperienza nel Motomondiale non abbia generato positive ricadute sulla produzione di serie. Lo dimostra il disco T-Drive contraddistinto da fascia frenante in acciaio e campana in alluminio ricavata dal pieno. Il sistema T-Drive è così chiamato per gli otto perni a T ricavati sul disco che insieme ad altrettante sagome sulla campana consente l’eliminazione dei nottolini di trascinamento. Grazie ad esso si manifesta sia la flottanza assiale che quella radiale, aumentando la resistenza agli stress termo meccanici e la coppia frenante trasmessa.
Al MotorLand Aragón i piloti della classe regina impiegano i freni in undici curve, una in più rispetto alle moto della Superbike: i prototipi più avanzati al mondo se ne servono infatti anche alla curva 4. Ogni giro gli impianti frenanti della MotoGP sono in funzione per trentatrè secondi, cioè tre secondi e mezzo in più delle derivate di serie. La successione di staccate a cavallo del primo settore della pista iberica (cioè le curve 5, 7 e 8), tutte contraddistinte da una pressione dell’impianto superiore agli 8.5 bar, rischia di mettere in crisi i freni. Anche il carico complessivamente esercitato sulla leva del freno in un giro vede prevalere la top class del Motomondiale con 43,3 kg sui 40,3 kg della Superbike.
Delle undici frenate del tracciato iberico, due sono classificate come impegnative per i freni, cinque sono di media difficoltà e le restanti quattro poco scarsamente impegnative. A differenza della Superbike, la staccata più dura per la MotoGP è alla curva 16: al termine del rettilineo di 968 metri le moto della classe regina decelerano da 339 km/h a 138 km/h nello spazio temporale di 4,5 secondi. Per farlo i piloti esercitano un carico di 6,4 kg sulla leva del freno e subiscono una decelerazione di 1,5 g mentre la pressione del liquido è di 13,8 bar.

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