Tour de France, è ancora Sagan

A Berna l’uomo Tinkoff coglie settima vittoria

pubblicato il 19/07/2016 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Peter Sagan - Per lui settebello di vittorie al Tour

Dalla Francia alla Svizzera, prima delle Alpi cruciali.

E soprattutto prima del secondo e ultimo giorno di riposo, che si celebra in data odierna. Ieri, lunedì 18 luglio, il Tour de France, giunto alla XVI giornata, ha sconfinato per l’ultima volta in questa edizione, partendo da Moirans en Montagne (siamo sempre nel dipartimento del Giura, teatro della fatica dell'atro ieri) e arrivando a Berna,  la capitale svizzera di origini medievali.

Qui la saga di Sagan il “sagace” (quello a cui piace vivere la vita) si arricchisce di un altro capitolo: e per la maglia verde sono ora tre le vittorie di giornata in questa Grande Boucle, che vanno ad agiungersi alle altre cinque ottenute nel resto della carriera. Inutile chiedersi, invece, cosa sia cambiato in classifica generale, dal momento che non è cambiato assolutamente niente: si è andati alla pausa con Froome (Sky) sempre in testa, e con Mollema (Trek) e Yates (Orica-BikeExchange) sempre rispettivamente secondo e terzo, con i soliti ritardi: 1’47’’ l’olandese, 2’45’’ il britannico.   

La storia della tappa è stata dominata per ¾ da una fuga a due: protagonisti due uomini Etixx-Quick Step, il tedesco Tony Martin e il francese Julian Alaphilippe. Al top della loro spinta in avanti  (mancavano 134 km al traguardo), la coppia era riuscita a guadagnare ben 5’20’’ di distacco sugli inseguitori. Poi è stato un lento (ma davvero lento, letteralmente) declinare fino a 16 km dalla fine, quando prima Alaphilippe, poi Martin sono stati riassorbiti dal maxi-gruppo. A quel punto, però, Julian Alaphilippe aveva già fatto in tempo a vincere il traguardo intermedio di Ins/Anet.

Tramontata l’egemonia in testa della coppia franco-tedesca, ci prova Rui Costa (Lampre-Merida) a subentrar loro: ma il suo sogno si infrange a 3 km dalla fine. Poi, fino al traguardo, ecco un gruppo di volata che negli ultimissimi metri si allunga a fisarmonica, ma resta pur sempre compatto: è Valverde (Movistar) a lanciare lo sprint, ma, appunto, si limita a lanciare il segnale che scatena l’inferno: come un Cerbero alla vista di un’offa, scatta fuori dal plotoncino il norvegese Kristoff (Katusha). Potente, vigoroso ma non velocissimo: e quando pensa di aver varcato per primo la linea d'arrivo non fa in tempo a gettare un'occhiata sul suo fianco destro che vede Sagan, il corpo completamente disteso sulla bici, passargli davanti.

Sembra uno spot della Vodafone ma è il Tour, bellezza.  

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