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Giro d’Italia, Kruijswijk mantiene la rosa

Crollo di Nibali

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Stesso trend di una settimana fa.

Non è stata come la Nimega-Arnhem la cronoscalata di ieri. oltreché quindicesima tappa del Giro d’Italia 2016. Piuttosto, dal punto di vista delle conseguenze in classifica generale, la Castelrotto-Alpe di Siusi di 10,8 km è stata più simile alla Radda in Chianti-Greve in Chianti del 15 maggio. Difatti, la maglia rosa che era tale prima dell’appuntamento contro il tempo è rimasta in carica anche dopo la conclusione del crono-percorso.

C’è qualche differenza tra le due giornate, naturalmente, e neppure di poco conto: mentre infatti sette giorni fa Brambilla (Etixx-Quick Step) era uscito dalla prova a tempo con solo 1’’ sul compagno di squadra Jungels (che poi, come sappiamo, sarebbe diventato maglia rosa nel corso della settimana), nella domenica della Santa Trinità l’olandese Steven Kruijswijk (Lotto NL) esce addirittura rafforzato dalla decina di chilometri percorsi nel cuore della provincia bolzanina. Pur senza vincere la tappa.

Fare bene una cronometro, dal punto di vista della postura, significa mantenere il torso perfettamente inclinato senza farlo dondolare; anzi, senza neppure accennare a muoverlo. L’unica parte del corpo che deve muoversi sono le gambe, che devono girare come due pale di un mulino ad acqua perfettamente sincronizzate; e non devono allargarsi, mai, ma rimanere perfettamente aderenti le une all’albero maestro, gli altri alla corona e ai pedali. Se un ciclista, durante una gara a cronometro, mantiene questo "contegno, vuol dire che è un vero cronometrista. Altrimenti, sarà pure uno specialista di scalate, discese, volate o anche un campione tout court, ma in una cronometro sarà destinato a soccombere. A chi ci riferiamo? Naturalmente a Vincenzo Nibali (Astana), che era secondo nella generale, e ora precipita al terzo posto (in seconda posizione attualmente c'è Chaves, Orica-Green-Edge), con soli 38'' di vantaggio su Valverde (Movistar).

Apparentemente non è una caduta verticale, però bisogna tenere conto che, mentre ieri aveva solo 41 secondi di distanza da Kruijswijk, adesso ha  ben 2 minuti e 51 secondi di ritardo.  Non è stata completamente colpa della sua pedalata da cattivo cronoman, però: ad un certo punto del percorso, allo “Squalo” è saltata la catena della bici, e dunque è stata necessario una pausa non programmata per cambiargli il velocipede. Risultato: il corridore siciliano si piazza ad un desolante venticinquesimo posto nella classifica di tappa, a 2’10’’ dal vincitore di oggi che, lo ripetiamo, non è la maglia rosa, bensì il russo Alexander Foliforov della Gazprom, che ha chiuso in 28’39’’. 

A dir la verità, Foliforov ha vinto davvero per il rotto della cuffia, grazie ad un centesimo di secondo in meno rispetto all’olandese. Dunque, la storia di sette giorni fa si ripete anche sotto questo aspetto, anche se su fronti invertiti: domenica 15, come abbiamo detto, il centesimo di secondo è servito a stabilire chi dovesse  aggiudicarsi la maglia rosa, stavolta invece è stato arbitro del primato nell’ordine d’arrivo.

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