Serie A, è quasi scudetto per la Juve

Impresa del Palermo a Frosinone

pubblicato il 25/04/2016 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Kalinic, protagonista nel bene e nel male di Fiorentina-Juventus

Il primo lo aveva già divorato da un po’.

Gli spaghetti, che simbolicamente rappresentano il Napoli. Ieri la Juventus è passata al secondo piatto del suo menu-scudetto, la Fiorentina (nel senso di squadra, ma anche di bistecca, perché no: e consumata in loco). Per concludere il pranzo, prima, naturalmente, di stappare la sospirata bottiglia per il quinto titolo nazionale consecutivo, ci vorrebbe un bel dessert: potrebbe essere lo Juventus-Carpi della prossima giornata, XXXVI di campionato?

Certo, Carpi storicamente non è legata ad alcuna specialità di pasticceria, ma il bello per l’Allegra Armata è che, a questo punto, ricucirsi lo scudetto addosso non comporterà neanche la fatica di vincere a tutti i costi. Basterebbe anche un pari, ma c’è un però: il Carpi è impelagato in pieno nella lotta per non retrocedere, dunque, anche se non è un ostacolo proibitivo, di certo allo “Juventus Stadium” non concederà nulla, e poi non si può non valutare l’oggettiva crescita della squadra menottiana nelle ultime giornate.

Poco male: se non sarà il Carpi, a questo punto potrebbe essere la tappa immediatamente successiva a (ri)consegnare il tricolore ai bianconeri. Che fretta c’è, del resto? A meno che… a meno che non sia proprio il Napoli, quel primo piatto di cui si è già parlato, a trasformarsi improvvisamente in sfogliatella o babà, e, fermandosi a Roma nel terzo e ultimo atto di questa XXXV giornata, chiudere subito il discorso scudetto. E per subito, intendiamo fra poche ore: Roma-Napoli si gioca alle 15.00 di oggi. Seguiranno Verona-Milan alle 17.00 e Carpi-Empoli alle 19.00.

Nell’attesa, dunque, la Juventus si è portata a +12 sui partenopei (85 punti), superando al “Franchi” la Fiorentina per 2-1 nella gara del prime time. Ma, se bistecca è stata, di certo era parecchio al sangue oppure in alcune parti non del tutto cotta, perché ad un tratto, il terreno che sembrava spianato per la Juve è diventato cedevole, insidiosissimo. Minuto 39: Mandzukic, il Super Mario juventino, servito di testa da Pogbasblocca il risultato, che si mantiene inalterato fino all’80’, quando l'attaccante viola Nikola Kalinic trovava il pareggio praticamente a freddo, e grazie ad un super-svarione dI Bonucci. Altrettanto a freddo, però, arrivaVA il pronto (prontissimo) riscatto ospite: quello che non manca mai ai grandi, si potrebbe dire, è l’occasione propizia nel momento propizio, e la capacità di saperla sfruttare, naturalmente. 81’, angolo per i bianconeri: respinta corta di Badelj ed ecco il “bello di notte”, Morata, pronto a raccogliere e ad insaccare.  Un’altra cosa che non manca (non deve mancare) mai ai grandi è un argine insuperabile: quello della Juventus è, da circa, 15 anni, Gianluigi Buffon, e ancora non mostra crepe. Lo ha dimostrato anche ieri all’89’, quando riesce a repingere il rigore (forse inesistente) che avrebbe consentito a Kalinic di siglare una doppietta e poi anche la ribattuta delo stesso conseguente ad essa. Una doppia parata così ne vale almeno tre, di scudetti, ma speriamo che la Juventus si acconenti di uno (che è pur sempre l’ennesimo).            

Diamo uno sguardo alle partite e ai risultati del pomeriggio: ce ne sono di altrettanto interessanti. Il Sassuolo vince a Torino con uno squillante 3-1 e torna a soffiare alle orecchie del Milan. Sansone al 2’, Peluso al 76’ e Trotta al 94’: altri lampi sinistri che squassano il cielo già nebuloso della squadra di Brocchi? Quel che c’è di sicuro, per il momento, è che i neroverdi di Di Francesco,  ora a 52 punti (quindi ad una sola lunghezza di distanza dal Diavolo), hanno rovinato la festa ai granata nel giorno in cui si inaugurava lo stadio  torinista con la nuova denominazione di “Stadio Olimpico Grande Torino”. Privo di effetti (ma destinato comunque a passare alla storia) il primo gol del Toro nel suo impianto ribattezzato: lo ha segnato Bruno Peres,  al 6’. Ma più che a mantenere in parità il risultato per una settantina di minuti, non è valso.

Importanti anche le vittorie interne dell’Atalanta sul Chievo e della Sampdoria ai danni della LazioBorriello al 55’ firma la permanenza in A dell’Atalanta, che a 41 punti si accomoda ad un passo da Torino ed Empoli. Ad assicurare la salvezza ai blucerchiati, invece, ci pensano Fernando al 20’, che rimonta il gol laziale di Djordjevic al 3’, e Diakite al 79’. Sono 40 i punti della Samp, che sta a braccetto con il Bologna, anch’esso vincente, in casa, ai danni del Genoa. Decisivi al “Dall’Ara” Giaccherini all’11’ e Floccari al 64’. Per i grifoni sconfitta col paracadute, essendo già salvi praticamente da una settimana.

Al di là di tutto, però, la vera impresa l’ha fatta il Palermo nella partita dell’ora di pranzo: nel momento più difficile del suo campionato e nella partita più difficile, quella di Frosinone, la squadra di Ballardini è andata a prendersi tre punti vitali come una boccata d’aria fresca, se non addirittura come un aerosol a base di adrenalina. Dopo tredici turni (e ben cinque allenatori), i  rosanero sono tornati a vincere, giusto in tempo per mettersi in tasca una gara decisiva per la salvezza. E abbastanza lontano da “Zamparinilandia”: i gol del veterano Gilardino al 56’ e di Trajkovski al 92’ (quando segna lui, si può star sicuri che i siciliani vivono tempi più sereni) fanno venir giù dalle lacrime il “Matusa”. E magari indurranno alcuni sostenitori ciociari a fare harakiri: le conseguenze in classifica, infatti, sono piuttosto pesanti, perché il Palermo passa da 29 a 32 punti, così da agganciare il Carpi (che gioca oggi pomeriggio) al terz’ultimo posto e, contemporaneamente, lasciarsi alle spalle la truppa di Stellone, che resta a 30.
 

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