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Super Bowl, i “segreti” di un evento mediatico

La grande sfida che annualmente fa fermare gli Usa

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Si è concluso domenica 7 febbraio il campionato americano di football (National Football League).

Parliamo più precisamente della sua novantaseiesima edizione (il torneo, infatti, è stato istituito nel 1920). A disputarsi la finale delle finali, popolarmente nota come Super Bowl (ossia “super ciotola”, con riferimento alla conformazione tipica di molti stadi di football), sono state, come da tradizione, le squadre vincitrici dei due gironi (conferences) che costituiscono il campionato, la AFC (American Football Conference) e la NFC (National Football Conference). Nell’edizione appena archiviata, a laurearsi campioni AFC erano stati i Denver Broncos, squadra di Denver nel Colorado; mentre i Carolina Panthers di Charlotte (Carolina del Nord), avevano trionfato nell’altro raggruppamento, la NFC.

Per la cronaca, ad aggiudicarsi il titolo nazionale del “rugby con l’elmetto”, e quindi a sollevare il Vince Lombardi Trophy (il trofeo del campionato), sono stati i ragazzi di Denver, guidati da coach Gary Kubiak. Teatro del loro successo, il Levi’s Stadium di   Santa Clara (California). Con la vittoria per 24-10 sui puma nero-blu di coach Ron Rivera, i cavalli furenti arancio-neri arrivano così a quota tre titoli nazionali conquistati. Sono in tutto 8, invece, i titoli AFC che i Broncos possono vantare in bacheca.  Ė naturalmente necessario ricordare che l’AFC è il girone che raggruppa i club degli Stati Uniti occidentali, l’NFC quelli degli Stati Uniti orientali. Al loro interno, poi, sia l’AFC che l’NFC, composte entrambe da 16 squadre,  si suddividono in ulteriori quattro mini-gironi di 4 squadre ciascuno.

Ma il Super Bowl, com’è noto, non è soltanto un evento sportivo: è in realtà anche e soprattutto uno spettacolo di intrattenimento a 360 gradi, con tanto di inserzioni musicali prima e soprattutto durante lo svolgimento della partita. Si può dire che è il momento in cui l’orgoglio sportivo americano (negli Usa il football è considerato il principe degli sport, insieme al basket) si fa tutt’uno con l’orgoglio patriottico. Se in Italia guardiamo ai timidi tentativi di “superbowlizzare” la finale della coppa tricolore di calcio possiamo capire quanto siamo lontani da questo modo di concepire una finale di un titolo nazionale.

Tecnicamente il Super Bowl è un incrocio riuscitissimo, dal punto di vista mediatico, pubblicitario e dell’intrattenimento tra un grande evento sportivo live e un grande evento concertistico live: e, in effetti ad allietare il pubblico (quello sugli spalti e quello da casa), nei preliminari di gara e poi nella pausa tra il secondo e il terzo tempo, il cosiddetto half time (ricordiamo che un incontro di football americano si sviluppa in quattro tempi da 15 minuti ciascuno), tradizionalmente vengono chiamate alcune delle più importanti celebrità della musica rock e pop: per tutte, partecipare al Super Bowl non è che un arricchimento della loro carriera, pur trattandosi di idoli già stravenerati (difatti si esibiscono gratis).

Quest’anno nel pre-partita è stata la volta di Lady Gaga, che per il popolare appuntamento si è presentata con una mise trasgressiva solo a metà: un tailleur pantaloni rosso a cui ha abbinato scarpe con la zeppa e i colori della bandiera americana. Un’allusione che il pubblico ha dimostrato di gradire, almeno quanto l’esecuzione dell’inno nazionale. Poi, nel primo intervallo, spazio a Coldplay, BeyoncéBruno Mars e Gustavo Dudamel.

Il Super Bowl in sé e per sé, rispetto al campionato americano di football ha una storia più breve (con l’ultima siamo infatti giunti soltanto alla cinquantesima edizione): ancora più breve è la storia del suo “gemellaggio” con un grande evento musicale.  All’inizio (e parliamo degli anni dal 1967 al 1975) c’erano le band e le organizzazioni studentesche. Dal 1976 cominciarono ad affacciarsi spettacoli di intrattenimento a marchio Disney, alternati ad altri con speaker professionisti ed attori. Nel 1992 la svolta “pop” con Gloria Estefan, seguita l’anno dopo dal principe delle classifiche, Michael Jackson. La strada era aperta:nel 1997 al Super Bowl si esibirono i Blues Brothers  e James Brown, due anni dopo tornò Gloria Estefan in compagnia di Stevie Wonder. Dal  2000 l’ospite musicale d’eccezione è diventato una regola. Prima Phil Collins, Christina Aguilera ed Enrique Iglesias (2000); poi Britney Spears, Mary J. Blige ed Aerosmith (2001); U2 (2002); Shania Twain Sting (2003); Janet Jackson e Justin Timberlake (2004); Paul McCartney (2005); Rolling Stones (2006); Prince (2007); Bruce Springsteen (2009); The Who (2010); Black Eyed Peas (2011); Madonna (2012); Beyoncé (2013); Bruno Mars e Red Hot Chili Peppers (2014); Lenny Kravitz e Katy Perry (2015). Quest’anno, ai grandi artisti, forse anche per fare un omaggio alle origini, si è affiancata una band universitaria, la University of California Marching Band.

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