Anticipi serie A, Juventus nuova padrona

Frosinone per la prima volta corsaro

pubblicato il 14/02/2016 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Simone Zaza (juventus)

E adesso la domanda è: rifiaterà un po’?

Dopo quindici vittorie consecutive e un primato finalmente riconquistato, tornerà la Juventus ad essere un po’ più a misura dei mortali? O è bene non fidarsi del Napoli, che magari potrebbe pensare di aver perso una battaglia, ma non la guerra? È sempre meglio non abbassare la guardia, al cospetto di un avversario che sa perdere ma anche riorganizzarsi e diventare più potente di prima, come quelli preferiti da Napoleone? Non inganni il punteggio “interista”: quella di ieri sera dello “Juventus Stadium” tra bianconeri e partenopei è stata realmente la sfida tra giganti che ci si aspettava.

Per una crudele ironia della sorte (e sempre mantenendoci fedeli al nostro gioco di incroci tra settimana di campionato e settimana sanremese), pochi minuti prima che la Juventus segnasse (era l’87’ della gara), al teatro “Ariston” di Sanremo Elio aveva cantato la strofa del suo brano dedicata a Napoli: parla scherzosamente della condizione dei “femminielli” nella città vesuviana, e del fatto che, in una città piena di problemi, sicura valvola di sfogo è proprio il Napoli calcio, e le sue imprese. Ebbene, bisogna dire che il riferimento “in tempo (inconsapevolmente) reale” di Elio non ha portato particolarmente fortuna a Sarri e ai suoi uomini. Di lì a poco, infatti, l‘attaccante juventino Zaza, entrato al 51’ come ripiego di uno spento Morata (in altri tempi “bello di notte”), metteva a segno il gol che significava automaticamente sorpasso, perché a quel punto il Napoli, che si era speso molto e generosamente, non ne aveva più. Però, per concedere parzialmente venia ad Elio, va detto che il Napoli non giocava… al “San Paolo”!

Un lampo, un dardo parideo che trafigge Achille al tallone, in una partita che diversamente – e molto plausibilmente  – sarebbe terminata a reti bianche.  Ma se anche non ci fossero stati gol, lo ribadiamo, il match non sarebbe stato disadorno: perché la Juventus l’ha affrontato come un Riccardo cuor di Leone da tempo spodestato e voglioso di tornare sul trono che gli spetta (ma anche con l’umiltà operaia di fare parecchie correzioni in corsa),  il Napoli, invece, con la dignità forte e vigorosa del sovrano in carica che deve difendere il suo castello, e irrobustirne le mura. Alla fine, l’Allegra Armata riccardiana in quelle mura è riuscita a far breccia, ma, in fondo, per il momento ha solo occupato la fortezza, non abbattuto un regno. Ora la classifica recita  Juventus 57, Napoli 56: per quello che indicano i numeri il campionato, in realtà, non è affatto chiuso. A dire qualcosa di diverso saranno gli eventuali contraccolpi psicologici del Napoli dopo questo stop o l’altrettanto eventuale calo fisiologico della mostruosa Juve, un calo che, prima o poi, sarà pur da mettere in conto.

Andiamo alle altre partite di sabato.  Finisce 1-1 al “Bentegodi” la partita tardo-pomeridiana tra due tranquille della classifica, il Chievo e il Sassuolo. Da ieri sera in poi, potremmo dire, quando si parla di istantaneità del meccanismo di azione-reazione si potrebbe prendere come paradigma, tra le altre cose, anche questa partita: sbloccano i clivensi al 29’ con Birsa, su rigore, ma appena sessanta secondi dopo è già pareggio degli emiliani, per merito di un pallonetto-capolavoro pennellato dal piede di Nicola Sansone: sulla sua parabola nulla può il portiere di casa Bizzarri. Il Sassuolo sale a 35 punti, e si trova ora ad un’incollatura dalla Lazio; quattro lunghezze sotto è il Chievo, che si mette ora serenamente in attesa dei risultati domenicali del Bologna e del Torino: due squadre che, in determinate condizioni, potrebbero scalzarlo dal 10° posto, ma non sarebbe comunque niente di irrecuperabile.

Trema la Sampdoria: nel pomeriggio (ore 15.00) il Frosinone passa ad Empoli con una doppietta di Daniel Ciofani e, concretizzando la peggiore delle opzioni possibili per i tifosi blucerchiati, si porta a soli due punti dai loro beniamini quart’ultimi. A dir la verità lo avevamo previsto anche noi, nel pezzo in cui avevamo raccontato il secondo anticipo di giornata. E avevamo anche detto che parlare di un assalto dei ciociari alla zona-tranquillità sarebbe credibile se soltanto il Frosinone riuscisse a confermarsi, in modo vincente, un’altra volta e un’altra ancora. Di sicuro, però, a parte il balzo in avanti nella classifica (22 punti, il che significa che nel mirino dei volsci finiscono adesso, oltre ai sampdoriani a 24, anche i loro cugini genoani a 25 e i rosanero panormiti a 26), l’impresa frusinate è ragguardevole anche perché compiuta su un campo oltremodo arduo come quello sacro alla Madonna del Pozzo, e poi anche e soprattutto perché, per la statistica, è la prima vittoria in trasferta in serie A degli uomini di Stellone.  A cui evidentemente l’Empoli porta bene,  avendo conquistato nei due scontri con i toscani sei punti su sei. Per la truppa di Giampaolo, invece, è la sesta giornata senza vittorie di fila.

I gol: segna Ciofani per i laziali al 17’; pareggiano i padroni di casa con  Maccarone al 60’; ma poi al 73’ Ciofani si ripete, su rigore. Avrebbe potuto non essere la marcatura decisiva, se Maccarone proprio al 90’ non avesse fallito l’appuntamento col 2-2.  Se così non fosse stato, avremmo potuto raccontare di un doppio botta-e-risposta tra i goleador delle due parti contrapposte.

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