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Scienze, la fertilità ha un tabù in meno

In Belgio esito positivo di un’operazione rivoluzionaria

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Si può fare.

Lo disse entusiasta il dottor Frankenstein quando scorse le prime scintille di vita nella sua mostruosa creatura. Lo avranno detto, con altrettanto entusiasmo, i medici belgi dell’ospedaleErasme” di Bruxelles, protagonisti di un esperimento epocale che, nel momento stesso in cui spazza via parecchie paure ancestrali sul tema dell’infertilità, soprattutto in presenza di trascorsi clinici personali da non sottovalutare, apre nuove frontiere alle possibilità mediche di intervenire sulla fertilità.

La protagonista di questo esperimento, la cui storia è uscita in esclusiva sul periodico inglese Human Reproduction, è una ragazza congolese di ventisette anni, che vive in Belgio da quando ne aveva undici. Nel 2001, all'età di tredici anni, la giovane si ammalò di drepanocitosi, una forma di anemia, e perciò dovette essere sottoposta a un trapianto di midollo e a cure chemioterapiche, che hanno effetti positivi sull’anemia ma possono compromettere, e seriamente, la salute delle ovaie.

Proprio per questo i medici, prima di iniziare il delicato trattamento, decisero di espiantarle l’ovaio destro e di congelarlo a pezzi, prevedendo di poterglielo reimpiantare più tardi, qualora se ne presentasse la necessità . La ragazza si trovava già nella fase della pubertà, ma non aveva ancora avuto le mestruazioni.

Esattamente dieci anni dopo, all'età di ventitré anni, arrivò per la paziente il momento del reimpianto. Era il 2011: quando ella tornò in sala operatoria, anche il suo ovaio sinistro non era proprio al massimo della forma. Così i medici, quando trassero nuovamente fuori dal congelatore i frammenti congelati, li usarono in parte per riparare l’ovaio danneggiato, in parte per ricostruire quello che a suo tempo era stato rimosso.

L’operazione era tecnicamente riuscita, certo, ma per poter brindare realmente al successo era necessario verificare che la paziente fosse davvero in condizione di poter procreare. Il miracolo si è realizzato tre anni dopo: nel novembre del 2014, quasi alla soglia della trentina, la ragazza è diventata mamma. E la sua creatura è, sotto tutti i punti di vista, in perfetta salute.

La nascita è stato un momento di estrema felicità”, ha dichiarato a Human Reproduction  Isabelle Demeestere, la ginecologa che ha seguito la fortunata ragazza sin dall’inizio della sua vicenda. Estrema felicità, per il team ospedaliero, per la neomamma e per la scienza tutta: donne adulte che avevano avuto una gravidanza  dopo un trapianto di ovaie (e anche di utero) se ne erano già viste, ma avevano usufruito di tessuti presi da altre donne adulte; questa è la prima volta, invece, che entrano in gioco tessuti ovarici presi da un individuo femminile molto giovane (anche se non proprio in età pre-puberale). Ma ancora più importante è che non si era mai visto, fino ad oggi, che ovaie esportate, e messe in frigorifero, potessero ancora essere valide per scopi riproduttivi, una volta che, a distanza di anni, fossero state reimpiantate nell’apparato da cui provenivano. E invece, si può fare. In campo ginecologico, un vero e proprio Lazarus Effect

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