Partecipa a Notizie Nazionali

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Farmaco nasale in fase di sperimentazione, potrebbe dare una possibilità ai pazienti affetti da cancro al pancreas

Condividi su:

Il farmaco, denominato WR-2721, viene tradizionalmente somministrato per via endovenosa per proteggere i tessuti vicini al pancreas dagli effetti della radioterapia. Ora i ricercatori americani hanno trovato una nuova soluzione. In futuro potrebbe essere disponibile un nuovo tipo di trattamento per le persone affette da cancro al pancreas. Attualmente sono poche le opzioni terapeutiche disponibili per una delle forme di cancro più letali, ma un metodo sviluppato da ricercatori americani potrebbe anche prolungare la durata della vita, riporta Interesting Engineering. 

Gli scienziati della Rice University negli Stati Uniti, insieme ad altre università e laboratori di ricerca, hanno sviluppato un metodo che può facilmente somministrare all'organismo il farmaco noto come WR-2721. Tradizionalmente, per combattere la malattia, la somministrazione dovrebbe avvenire per via endovenosa. La vicinanza del pancreas ad organi vitali, come l'intestino tenue, rende difficile il trattamento del cancro, poiché la radioterapia ad alte dosi provoca spesso gravi complicazioni gastrointestinali. Per i pazienti con tumori non resecabili, cioè non asportabili, le opzioni terapeutiche sono fortemente limitate. La nuova ricerca, attualmente in fase di sperimentazione clinica di fase 1 e 2, mira a proteggere i tessuti sani dagli effetti nocivi della radioterapia, migliorando così le prospettive per i pazienti.

Secondo James Tour, scienziato della Rice University, il risultato attuale è il frutto di quasi due decenni di lavoro. Questo lavoro ha aperto la strada a nuovi utilizzi del farmaco in questione, sviluppato negli anni '70. Il farmaco protegge i tessuti sani durante la radioterapia. Sebbene il prodotto sia efficace, molte persone rifiutano di utilizzarlo a causa degli effetti collaterali, come nausea e pressione bassa. Il team dello scienziato James Tour ha scoperto per primo che la sua forma orale poteva fornire una certa protezione al tratto gastrointestinale dalle radiazioni, riducendo al minimo gli effetti negativi. Tuttavia, l'acido dello stomaco spesso scompone il farmaco prima che raggiunga l'intestino.

È qui che entra in gioco la somministrazione nasale. I risultati degli studi preclinici sui modelli murini sono stati molto promettenti: i topi trattati con amifostina orale in aggiunta alla radioterapia simulata hanno mostrato un tasso di sopravvivenza del 100 percento dopo dieci giorni, mentre le loro controparti non trattate non sono sopravvissute. Inoltre, hanno scoperto che la combinazione del farmaco con la radioterapia stereotassica triplicava il tempo di sopravvivenza, il che suggerisce che risultati simili sugli esseri umani potrebbero migliorare significativamente le prospettive dei pazienti. I ricercatori hanno utilizzato un sondino nasogastrico o una compressa orale con un rivestimento speciale per somministrare il farmaco, bypassando l'acido gastrico e veicolando efficacemente il principio attivo nel punto giusto. L'impatto della soluzione sui pazienti sarà determinato in futuri studi clinici.

Condividi su:

Seguici su Facebook