Rosetta? Di cosa stiamo parlando? Di una vezzosa donzelletta di campagna? Di una soffice e rotonda pagnottella che chiede solo di essere messa sotto i denti? O di quella stele che consentì di decifrare la scrittura geroglifica, offrendone la trascrizione simultanea in greco? Se proprio vogliamo dirla tutta, la Rosetta a cui ci riferiamo è parente (lontana) di quest’ultima Rosetta: ma non è una stele, bensì una sonda, che girovaga nello spazio ormai da dieci anni. La sua missione, infatti, è iniziata per conto dell’Agenzia spaziale europea nel 2004, ma solo il 12 novembre 2014 è giunta a toccare l’obiettivo per cui era stata programmata e lanciata: una cometa, la lontana e misteriosa 67P/Churyumov Gerasimenko. Per arrivarci, la nostra amica a forma di aquilone ha dovuto compiere un percorso da Odissea tra le stelle: ha sorvolato la Terra (2005), poi Marte (2007), poi di nuovo la Terra (ancora nel 2007); è passata sopra un asteroide, il 2867 Steins (2008), e di nuovo ha salutato la Terra dall’alto (2009), per poi incrociare un altro asteroide, il 21 Lutetia (2010); dal 2011 al gennaio 2014 si è quindi ibernata nello spazio più profondo, dopodiché è iniziata la marcia vera e propria verso il suo traguardo (gennaio-maggio). Prima un approfondito report fotografico a distanza, poi, finalmente, la conquista della superficie di quella cometa.
Ma non è Rosetta ad aver toccato il suolo di 67P. Ad essa spettava semplicemente il compito di trasportare l’esploratore vero e proprio, il lander (cioè la navicella predisposta per la discesa e la sosta sul terreno)
Philae, nome che richiama quello dell’isola dove fu rinvenuto l’obelisco che risultò decisivo nella decifrazione della stele di Rosetta. Philae si è piazzato sull’orlo di un cratere e ha iniziato subito la sua attività di analisi della superficie della cometa e di raccolta dati: l’obiettivo finale è quello di arrivare a scoprire, e far scoprire, il nucleo di essa.
Ventiquattr’ore dopo l’accometaggio, è arrivata la prima fotografia scattata da Philae sul suolo di 67P. Una collina e delle rocce, laddove gli scienziati credevano si trovassero solo polveri.

