Un chip come il cervello umano

L'IBM ha progettato un dispositivo altamente competitivo con più di 1 milione di neuroni elettronici.

pubblicato il 09/08/2014 in Scienza e Tecnologia da Veronica Murru
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Veronica Murru

Il nuovo chip pensato e costruito dal IBM, International Business Machines Corporation, è in grado di riprodurre parte delle funzioni del cervello umano, con un bassissimo costo energetico. C'è chi parla di nuova era e chi è scettico sul suo effettivo potenziale.

Tra gli studiosi che hanno messo a punto la nuova tecnologia, Dharmendra Modha, è fiduciosa dell'importanza che rivestirà l'apparecchio nei prossimi anni. Il chip è composto da 1 milione di neuroni elettronici, da più di 256 milioni di connessioni sinaptiche artificiali, 4096 processori e 5,4 miliardi di transistor. Il dispositivo imita il cervello attraverso le reti interconnesse di transistor. Gli studiosi del IBM, che è una delle maggiori aziende del settore informatico, hanno spiegato il loro lavoro alla rivista Science, affinché avesse la visibilità sperata. Sono riusciti a concentrare la capacità del cervello umano in un microprocessore grande pochi centimetri e a superare i limiti dei chip costruiti fino ad ora, i quali si basano su sistemi meramente matematici. È tanto ciò che potrà fare il chip: agirà come il cervello umano riuscendo a capire l'ambiente, a prendere decisioni e gestire anomalie. Secondo i ricercatori, il chip potrà essere usato negli occhiali da chi non vede bene, potrà fare diagnosi rilevando le malattie già dai primi segni e anche guidare le auto; tutto questo con un consumo energetico davvero basso, 70 milliwatt.
Horst Simon, vice direttore del Lawrence Berkeley National Laboratory, si dice entusiasta dei risultati della ricerca e ha paragonato l'evento a quello dei super computer paralleli degli anni '80. Lo studio è stato finanziato dalla DARPA, agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie, grazie al programma SyNAPSE.
Ma in questo clima di meraviglia e fiducia verso la nuova tecnologia, la voce di Yann Le Cunn, direttore della ricerca sull'intelligenza artificiale di Facebook,  esce dal coro. Al New York Time afferma che il dispositivo, ormai alla sua seconda versione dopo quella del 2011, pare essere limitato. Insomma non è tutto oro ciò che luccica sembra voler dire, allo stesso tempo però non argomenta le motivazioni che lo spingono ad essere così scettico. Non ci resta che aspettare qualche anno per vedere come si evolverà la situazione.

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