IL CORPO TRASPARENTE: ESPERIMENTI SUI TOPI

Ideata una nuova tecnica per guardare dentro gli organi

pubblicato il 03/08/2014 in Scienza e Tecnologia da Veronica Murru
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Veronica Murru

Un topo è stato reso trasparente attraverso una tecnica ideata da ricercatori californiani.
Questa innovazione potrebbe in futuro essere applicata sull'uomo per facilitare l'osservazione degli organi e del comportamento interrelazione tra cervello e corpo.

Dei ricercatori del California Institute of Technology hanno ottenuto dei risultati importanti in campo medico-scientifico, attraverso l'utilizzo di una tecnica, Clarity, che ha consentito per la prima volta  di rendere trasparente un topo intero. È stato pubblicato sulla rivista Cell, Clarity, consentirà di facilitare la mappatura in 3D del corpo migliorando le diagnosi sulle biopsie di tessuti umani.
Questa tecnica consiste nell'eliminare in toto il substrato lipidico che si trova nel cervello e che rende i tessuti opachi,  sostituendolo con un idrogel che preserva la struttura 3D e le caratteristiche molecolari, composto da vari elementi, tra cui acrilammide, bisacrilammide e formaldeide. Come risultato si ha la completa trasparenza dell'intero cervello alla luce. La visibilità è tale da consentire una mappatura del cervello fino al livello molecolare, permettendo, ad esempio, ai ricercatori di localizzare un certo neurotrasmettitore. Nonostante la tecnica base sia stata messa a punto per i tessuti cerebrali,  può essere estesa ad altri organi del corpo o a tessuti patologici.
Affinché questa tecnica fosse efficace anche su organi e corpi interi, i ricercatori californiani hanno pensato di iniettare l'idrogel e i reagenti direttamente nel sangue dei roditori interi. Entrati in circolo, i reagenti rendono trasparenti gli organi dopo circa 2 o 3 giorni, mentre per il cervello e il corpo intero bisogna aspettare due settimane. Si è in grado di studiare anche le interconnessioni fra cellule e le strutture dentro la cellula grazie alle tecniche di biologia molecolare.
Questo metodo innovativo consentirebbe, una volta attestata la sua riuscita anche sull'uomo, di studiare più nel dettaglio le connessioni che si creano tra il cervello e il corpo e l'attività degli organi e dei tessuti, ad esempio neoplastici, che finora si è potuto fare soltanto attraverso pesanti biopsie.

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