Passi avanti nella lotta contro l'Alzheimer

Il direttore dell'Ebri, Antonino Cattaneo, ha messo appunto sonde molecolari per colpire le molecole tossiche.

pubblicato il 24/07/2014 in Scienza e Tecnologia da Veronica Murru
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Veronica Murru

Una ricerca, alla quale hanno partecipato anche Giovanni Meli (Ebri) e Roberta Ghidoni del “Fatebenefratelli” di Brescia, ha scoperto il meccanismo che genera l'Alzheimer, forma più comune di demenza degenerativa invalidante con inizio solitamente in età senile o presenile.

È stato trovato, in una cellula di criceto, il locus in cui si formano le molecole tossiche che scatenano l'Alzheimer. Formate da frammenti di Dna, oligomeri, le molecole generano la proteina beta-amiloide, passo scatenante della malattia. Prima di questo studio si conosceva poco sull'origine degli eventi che portano alla produzione di tale proteina nelle cellule.

- Monica Di Luca, Farmacologa all'Università degli Studi di Milano e Vice President European Brain Council, con il suo team, non era ancora riuscita a capire, un anno fa, i meccanismi che attivano tale processo.
Partendo dal presupposto che la malattia d'Alzheimer si avvia da connessioni tra le cellule nervose, esistono localizzazioni anatomiche molto importanti, che si chiamano spine, appunto il “locus”, inizialmente colpito dalla malattia. La Di Luca ha affermato, durante un'intervista nel giugno 2013, che uno degli enzimi, ADAM10, che previene la formazione di Amiloide è localizzato  solo nelle membrane delle suddette spine: così stimolando l'attività dell'enzima, con una proteina chiamata AP2 che ne regola la rimozione, si poteva prevenire la formazione di Amiloide.-

Il risultato, pubblicato su Nature Communications, si deve alla ricerca effettuata in Italia, nell'Istituto Europeo per la Ricerca sul Cervello (Ebri) fondato dal Nobel Rita Levi Montalcini. Il Coordinatore della ricerca è il neurobiologo Antonino Cattaneo, direttore del laboratorio sulle Malattie neurodegenerative dell'Ebri. Esso ha sostenuto che l'obiettivo è bloccare il meccanismo sul nascere, colpendo i “mattoni” che formano la proteina beta-amiloide prima che fuori-escano dalle cellule. Ciò potrebbe essere ottenuto grazie a sonde molecolari che, come proiettili, colpiscono solo le molecole tossiche. Esse sono state già realizzate nel laboratorio di Cattaneo e sono anticorpi attivi all'interno delle cellule. Potrebbero diventare armi anti-Alzheimer. L'affinamento delle tecniche per sconfiggere l'Alzheimer, rappresenterebbe, in futuro, uno dei maggior successi in campo medico.

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