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Donna canadese paralizzata in seguito a un ictus torna a parlare: merito dell’intelligenza artificiale

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L’intelligenza artificiale (IA) applicata in campo medico sta avendo un impatto veramente sorprendente e il passo dalla fantascienza alla realtà il passo è breve. 

Fino a poco tempo fa sembrava impossibile restituire la voce a un paralitico, fatta eccezione per qualche sporadico verso. Ma ora, grazie all’intelligenza artificiale, si è aperto un varco che segna l’inizio di una nuova era della medicina. 

Un team di ricercatori californiani, dei veri antesignani, ha messo a punto l’utilizzo di interfacce cervello-computer (BCI) per far comunicare verbalmente le persone incapaci di parlare direttamente a causa di malattie come l’ictus e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). 

Grazie a questa tecnologia applicata in ambito medico, Ann Johnson, la paziente canadese, 47enne, rimasta gravemente paralizzata, circa 18 anni fa, in seguito ad un ictus al tronco encefalico, torna a parlare attraverso un avatar digitale comandato col pensiero che riproduce la sua voce e perfino le espressioni del volto: il merito è di una nuova interfaccia cervello-computer che per la prima volta riesce a tradurre i segnali dell’attività cerebrale in parole ed espressioni per consentire una comunicazione più rapida e naturale. Nel dettaglio, l’équipe medica guidata dal neurochirurgo Edward Chang ha applicato sul cervello della donna una sottilissima pellicola rettangolare contenente 253 elettrodi: il dispositivo, posto sopra un'area cruciale per la comunicazione, rileva i segnali cerebrali che a causa dell'ictus non riescono più a essere inviati all'apparato fonatorio (bocca, laringe, lingua) e ai muscoli facciali. I segnali vengono quindi mandati a un sistema di intelligenza artificiale(simile a Chat GPT) che è stato addestrato per settimane a riconoscere le onde cerebrali della donna che corrispondono ai diversi suoni (fonemi) che compongono le parole. Ann Johnson ha scelto la propria immagine digitale personalmente, basandosi sulle sembianze del volto, e i ricercatori hanno usato il discorso pronunciato dalla donna al matrimonio col marito per sviluppare la voce dell'avatar. Ann Johnson riesce oggi a produrre semplici frasi al ritmo di 78 parole al minuto e a intavolare brevi conversazioni con il marito. 

Si tratta inequivocabilmente di un enorme ed eccezionale passo avanti che permette di restituire la parola (e spesso anche dignità sociale) a quanti ne sono stati privati dalla malattia. I risultati della sperimentazione sono stati pubblicati sulla rivista Nature dai ricercatori dell'Università della California.

 

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