Storia di Lucy e dell'oceano che le si stava aprendo sotto i piedi

Come un fenomeno tettonico tuttora in corso ha contribuito alle sorti dell'umanità

pubblicato il 18/10/2020 in Scienza e Tecnologia da Alfio Moscarella
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Alfio Moscarella

Esiste una zona dell'Africa nord-orientale chiamata Rift Valley, una enorme frattura (fossa tettonica) che si estende per circa 6000 chilometri in direzione nord-sud. Questa fossa è talmente grande che interessa stati come la Tanzania, il Kenya e l'Etiopia. Esattamente in quest'ultimo Paese, sorge una regione interna chiamata Afar. È proprio questa, una piana sabbiosa e semiarida, che si dice un tempo sia stata la “culla della vita”.

La Rift Valley

Negli anni 70 infatti, il paleoantropologo Donald Johanson ha rinvenuto nella zona i resti fossili di Lucy, esemplare di Australopithecus afarensis, l'australopiteco di Afar per l'appunto, vissuto tre milioni e mezzo di anni fa. Per molto tempo, l'australopiteco è stato per noi l'ominide più antico e più prossimo all'antenato comune da cui il nostro ramo si separò da quello delle scimmie antropomorfe (gibboni, scimpanzé, gorilla, orangutan). Lucy non era ancora umana, era bipede, sì, ma i suoi piedi erano ancora adattati alla vita arboricola, e la conformazione craniofacciale era molto più vicina alle “scimmie” che a noi Umani, letteralmente i membri del genere Homo. Effettivamente, molto tempo prima di Lucy, la Rift Valley in neo formazione ospitava rigogliose foreste tropicali, sui cui alberi abitavano delle scimmie di cui non conosciamo esattamente l'aspetto.

Lucy

Ciò che sappiamo, è che quei primati misteriosi erano, a tutti gli effetti, gli antenati comuni che noi umani condividiamo con le attuali scimmie antropomorfe. Sappiamo che circa dieci milioni di anni fa un cambiamento climatico stabilì due marcate stagioni ad Afar come nel resto dell'Africa settentrionale, una stagione umida e una secca. Il cambiamento climatico fu accompagnato dall'espansione della Rift Valley, la quale attività tettonica assottigliò la crosta terrestre avvicinando il magma sottostante alla superficie. Il riscaldamento “locale”, favorito dalla condizione geologico-strutturale che si era imposta, comportò un progressivo inaridimento capace di caratterizzare la nostra storia evolutiva. Sei milioni di anni fa, le foreste tropicali iniziarono a frammentarsi, alternando “chiazze” molto fitte a vaste praterie, ciò spinse i primati locali a diversificarsi in un ramo sempre più divergente dagli attuali scimpanzé. Una foresta altamente frammentata portava infatti queste “scimmie” a scendere dagli alberi quando privi di risorse, per raggiungere altre chiazze forestali da occupare. Attraversare le praterie esponeva però questi ominidi, ricurvi sotto l'erba alta, agli attacchi di diversi predatori. L'evoluzione premiò allora quegli esemplari con una struttura fisica sempre meglio predisposta al bipedismo: le altre forme soccombevano e loro sopravvivevano. In milioni di anni, le nuove generazioni di Afar erano sempre più adattate ad un bipedismo spinto, tanto da arrivare a renderle ormai inidonee alla vita arboricola, costringendole ad una condizione sempre più terrestre. L'inasprimento dei cambiamenti climatici di circa tre milioni di anni fa, trasformò le praterie in vere e proprie savane. Fu lì che la selezione naturale premiò Lucy, dai tratti ancora scimmieschi ma ormai bipede, quasi come noi. Paradossalmente, quei primati lasciarono gli alberi nel tentativo di rimanerci. Lì, ad Afar, si instaurò l'inizio di quel percorso che avrebbe portato a noi.

La Rift Valley è attualmente semideserta. Sebbene il clima si sia stabilizzato nel corso dei milioni di anni, l'attività tettonica non si è mai arrestata, come testimoniato da numerosi vulcani “dormienti” e da altri ancora attivi. L'attività sismica è intensa, e dal 2005 si è aperto alla base della fossa un nuovo sistema di fratture lungo decine di chilometri, un sistema che si aggiunge a quelli già esistenti. Una di queste fratture, lunga quattrocento metri, larga dieci e profonda circa il doppio, apertasi in pochi giorni e quasi dal nulla, ha dato addirittura origine a fenomeni eruttivi, espellendo nel giro di tre giorni e tre notti cenere, lava e pomice. Per alcuni scienziati, questa è la prova della formazione di un bacino oceanico. Si ritiene che la crosta terrestre sotto Afar stia diventando come quella del vicino Mar Rosso. Probabilmente, quando il processo terminerà, la zona si troverà al di sotto del livello del mare e sarà invasa dalle acque che confluiranno dal vicino golfo di Aden e dal Mar Rosso.

Fratture lungo nella regione di Afar

Fino ad ora i geologi hanno studiato certi fenomeni solo a posteriori, il fenomeno etiope ci rende invece testimoni di un evento raro e importantissimo. Pensiamo soltanto a quanto siano lunghi i tempi geologici, e ora possiamo rendercene conto. Questo fenomeno è iniziato con delle “scimmie” che erano ancora sugli alberi, e sta continuando anche ora, mentre un discendente di quei primati digita queste parole su una tastiera, con delle mani finemente adattate a toccare gli oggetti e non più -o non solo- ad afferrare al volo dei rami. Forse, quando questo fenomeno finirà noi non esisteremo più, ma questa non è la nostra storia, è la storia del nostro pianeta e il mondo funziona così. La Terra non aveva un piano prestabilito alla nascita della Rift Valley, è successo e basta, secondo le leggi della chimica e della termodinamica. Le stesse leggi che hanno scritto la storia di alcune popolazioni di primati che, loro malgrado, si trovavano proprio lì, proprio in quel momento della storia del mondo. Right Here, Right Now cantava Fatboy Slim mentre scorrevano le immagini dell'evoluzione della vita sulla Terra, e forse non esiste un titolo migliore per dare un nome a questa storia, semplice e complessa allo stesso tempo.

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