Strage di balene in Tasmania. Le possibili cause dello spiaggiamento

Sebbene non esistano spiegazioni chiare a tali fenomeni, ci sono elementi comuni sugli spiaggiamenti di balene pilota nei mari australiani

pubblicato il 25/09/2020 in Scienza e Tecnologia da Alfio Moscarella
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Alfio Moscarella

Delle circa cinquecento balene arenate tre giorni fa sulle coste occidentali della Tasmania, sono quasi quattrocento quelle morte nel grande spiaggiamento di massa, si tratta della strage più grande avvenuta nella zona dal 1996. Attualmente si sta valutando l'abbattimento di quattro esemplari drammaticamente compromessi, e si inizia già a pensare allo smaltimento delle carcasse, che potrebbero causare un enorme disastro ambientale.

Zona dello spiaggiamento in Tasmania (fonte: The Guardian)

Lo spiaggiamento è un fenomeno abbastanza comune tra i cetacei e diffuso in tutto il mondo. Nonostante la loro elevata frequenza, tuttavia, le cause di questi episodi non sono ancora del tutto chiare. Gran parte degli spiaggiamenti riguarda carcasse alla deriva, esemplari già morti che si arenano sulle spiagge dopo aver percorso distanze più o meno lunghe. Questi eventi sono i più numerosi, e lo spiaggiamento delle carcasse conta pochissimi esemplari a episodio. Talvolta però, come accaduto in Tasmania, si verificano fenomeni che vedono interi branchi di cetacei arenarsi insieme sulle coste di una precisa località, ancora in vita, che trovano la morte a causa dello spiaggiamento stesso. Nella maggior parte dei casi questi eventi non sono attribuibili all'attività umana e, soprattutto, coinvolgono esclusivamente “odontoceti”, ossia quei cetacei dotati di veri e propri denti e di una propaggine sulla testa atta all'ecolocalizzazione. Gli odontoceti contano molte specie di cetacei, partendo dai capodogli fino ai delfini, passando per narvali e balene pilota (o globicefali). Vista l'alta variabilità di specie coinvolte, ogni spiaggiamento di massa deve essere analizzato nel dettaglio, prendendo in considerazione la tipologia e le abitudini dei cetacei in questione, come anche la morfologia dei fondali marini in prossimità della costa.

Esiste una zona nell'interfaccia tra terraferma e mare chiamata “zona intertidale”, questa resta asciutta durante le basse maree e viene sommersa in corrispondenza delle alte maree. La zona intertidale è caratterizzata da banchi di sabbia, piane fangose, saline o paludi di mangrovie. Sebbene queste aree non facciano parte degli habitat abituali di questi cetacei, sono zone di alimentazione per molti pesci e varie altre specie che vengono solitamente predate da particolari odontoceti. In questi contesti, molti individui possono rimanere intrappolati nell'interfaccia terra-acqua senza riuscire a tornare indietro, arenandosi definitivamente con le basse maree. In altri casi, devastanti spiaggiamenti di massa possono verificarsi nel mezzo di rotte migratorie, in aree caratterizzate da una particolare batimetria o da anomalie magnetiche. In entrambi i casi le balene possono rimanere disorientate, in fondali che non riconoscono. Molte specie, come le balene pilota (Globicephala sp.) sono connesse in strettissimi legami sociali e, spesso, un branco capitanato da un esemplare malato o disorientato può arrivare a spiaggiarsi nella zona intertidale.

Ciò che è poco noto ai più, è che esistono periodici spiaggiamenti in Nuova Zelanda ai danni della stessa specie coinvolta nella strage in Tasmania: Globicephala melas. Le morti si registrano sulla costa di Farewell Spit, sul margine nord-occidentale della South Island.

Collocazione geografica di Tasmania e Nuova Zelanda

Riguardo gli spiaggiamenti neozelandesi, si ipotizza che questi siano causati dalla batimetria del fondale, capace di disorientare i cetacei che verrebbero a trovarsi in un luogo senza punti di riferimento. In effetti, è possibile notare come in prossimità di Farewell Spit, la profondità del fondale sia davvero poco elevata, con un gradiente batimetrico bassissimo. Inoltre, la qualità del sedimento depositato nell'area, perlopiù “sabbia fine” (0.125 – 0.250 millimetri) indica una bassissima energia del moto ondoso.

Posizione di Farewell Spit sulla costa di South Island

Batimetria di Farewell Spit

Batimetria e sedimentologia di Farewell Spit

Per quanto concerne la periodicità degli spiaggiamenti, questa può essere ricondotta a particolari migrazioni della specie in questione. In foto è possibile vedere che il range di distribuzione di G. melas vada dalle coste australiane fino a quelle antartiche. Ciò non significa che questo cetaceo sfrutti contemporaneamente tutti i punti del suo spazio, ma che nel corso della vita arrivi a occupare quell'intero spazio anche con migrazioni stagionali. Molte specie di cetacei, sia odontoceti che misticeti (balene dotate di fanoni) affrontano infatti migrazioni dai mari australiani a quelli antartici perché le aree deputate all'accoppiamento non sono le stesse di quelle in cui trascorrono il resto della loro vita.

Range di distribuzione della balena pilota

Analizzando l'area coinvolta dallo spiaggiamento di tre giorni fa, è possibile vedere come la Tasmania presenti una tipologia di fondali bassi molto simili all'area di Farewell Spit, caratterizzati morfologicamente da un grosso “plateau”, ossia un fondale semipianeggiante e con un bassissimo gradiente batimetrico.

Batimetria dei fondali nei pressi della Tasmania

Uno studio della sedimentologia locale, vede nella zona del maxi spiaggiamento una dimensione granulometrica pari a circa 0.2 millimetri, a dimostrazione di una simile tipologia di sedimento (sabbie fini) e, di conseguenza, una simile energia del moto ondoso.

Granulometria del sedimento

Sebbene quindi non sia possibile standardizzare di volta in volta le cause dei drammatici spiaggiamenti di massa, nel caso del disastro della Tasmania ci sono molti elementi comuni con i periodici incidenti che affliggono le coste della Nuova Zelanda. È possibile, che a disorientare questi grandi gruppi di balene pilota possano concorrere morfologia dei fondali, direzione ed energia delle correnti, insieme alle potenzialità dei loro organi di senso, unitamente alle loro abitudini di vita. Almeno per questa volta, l'attività umana non sembra essere responsabile della morte di grandi gruppi di cetacei, nonostante l'Uomo minacci gravemente e costantemente il benessere di questi mammiferi marini. Per il futuro, non resta che sperare in efficaci manovre di monitoraggio che possano prevenire simili disastri naturali. 

Fonti delle immagini tecniche:

Dualsand sources on Farewell Spit intertidal sand flats, New Zealand: Partitioning during redistribution

Geomorphology and Holocene sedimentology of the Tasmanian continental margin

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