Marte: cosa incontreranno i geologi sul Pianeta Rosso

La consulenza di Harrison Schmitt, astronauta dell'Apollo 17

pubblicato il 06/07/2020 in Scienza e Tecnologia da Alfio Moscarella
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Alfio Moscarella

La natura politica e sperimentale delle missioni Apollo ha lasciato poco spazio alla selezione di geologi esperti tra gli equipaggi, privilegiando invece militari e piloti professionisti. L'unico geologo ad essere selezionato per una spedizione sulla Luna è stato Harrison Schmitt, figura chiave della missione Apollo 17. La sua esperienza sul campo durante il rilevamento della superficie lunare, lo rende ad oggi una figura autorevole nella pianificazione delle prossime tappe dell'esplorazione spaziale. Nel precedente articolo (leggi qui) sono state descritte alcune impressioni di Schmitt sulle peculiarità geologiche del suolo lunare, e sulle difficoltà annesse al rilevamento delle aree di studio. Parlando di Marte, l'ex astronauta NASA immagina che il futuro equipaggio che sbarcherà sul Pianeta Rosso incontrerà caratteristiche fisiche intermedie tra la Terra e la Luna. Ciò è favorito dal fatto che, contrariamente al nostro satellite, Marte ha una sottile atmosfera che esercita una pressione al suolo dell'1% in confronto alla Terra. L'influenza di questa debole atmosfera, è comunque sufficiente per agire da filtro su meteoriti o comete in grado di formare crateri inferiori a 30m di diametro. Di conseguenza, la superficie marziana non è coperta da un “velo” generato dai vari impatti, come accade sulla Luna. A dominare è una polvere, sospinta dal vento, proveniente da numerose fonti come rocce esposte all'erosione atmosferica, frane, impatti e reazioni chimiche varie. La conseguenza di ciò è la creazione di morbide dune che gli esploratori dovranno probabilmente evitare. Nonostante l'atmosfera, la geologia dominante comunque è caratterizzata da impatti che segnano le formazioni rocciose esposte, fratture e alterazioni che i geologi dovranno saper decifrare. Non tutte le rocce marziane sono però legate all'attività meteoritica. In molte regioni prevalgono infatti successioni sedimentarie stratificate. Inoltre, il regolite generato dagli impatti non è continuo, e sono presenti aree in cui emergono rocce sottostanti facili da campionare, come hanno già dimostrato sonde quali Spirit e Opportunity.

"Selfie" del rover Curiosity tra le rocce e la polvere marziana

Oggi sappiamo che, contrariamente alla Luna, Marte non è stato arido -almeno in passato. L'acqua allo stato liquido ha scolpito il paesaggio e creato nuovi minerali. L'analisi chimica dei campioni lunari delle missioni Apollo non ha rilevato alcun minerale contenente acqua mentre, sia i sensori orbitali che le analisi dei rover marziani, hanno individuato diverse argille contenenti acqua e solfati probabilmente precipitati dall'acqua. Inoltre, mentre sulla Luna le rocce contengono metallo ferroso non ossidato, su Marte esistono estesi depositi di ferro ossidato (ematite, Fe2O3), l'ennesima testimonianza indiretta della presenza di acqua. Di conseguenza, i geologi sul Pianeta Rosso dovranno prepararsi a interpretare una gamma di minerali ben più ampia di quelli lunari. In passato l'acqua marziana può aver inciso valli e, probabilmente, alcuni impatti hanno sciolto del ghiaccio subsuperficiale causando colate di fango. Questi fenomeni comportano il trasporto di minerali che arricchiscono il regolite marziano. La vista a raggi X dei geologi su Marte, dovrà quindi assomigliare molto più a quella utilizzata sulla Terra che sulla Luna, in cui bisognerà tener conto degli effetti di vento, gravità e trasporto di minerali. Una problematica che invece potrebbe accomunare l'esplorazione lunare a quella marziana sarebbe data dalla distorsione visiva. Nel vuoto o in un'atmosfera rarefatta, infatti, il nostro cervello tende a sottostimare le distanze, disturbo peggiorato dalla mancanza di punti di riferimento familiari (case, alberi, ecc). Un problema che gli astronauti Apollo impararono a compensare, e che riguarderà anche i futuri esploratori di Marte.

Rocce affioranti sulla superfiicie marziana

Un po' Luna, un po' Terra quindi. Crateri da impatto, roccia fusa, polvere e dune, ma anche rocce stratificate e minerali testimoni di quello che era un pianeta vivo. Andare su Marte non sarà affatto facile, e l'esplorazione planetaria sarà accompagnata da mesi e mesi di isolamento, in cui gli astronauti dovranno rivelarsi autosufficienti e pronti a rispondere a qualunque problematica senza un costante supporto dal pianeta Terra. A tal proposito, tornare sulla Luna sarà un'occasione per testare la nostra efficienza tecnologica e la preparazione del futuro equipaggio marziano. Al di fuori della fisica, della chimica e di tutto ciò sia quantificabile, resta solo da chiedersi cosa possa provare un geologo, uno scienziato che ha dedicato la vita a capire il suo pianeta, di fronte ad un mondo alieno ancora da esplorare. Le parole di Schmitt al riguardo, terminata la missione Apollo 17, sono state:

E' come provare a descrivere cosa senti mentre sei in piedi sul bordo del Grand Canyon, o ricordare il tuo primo amore o la nascita del tuo primo figlio. Devi trovarti lì per sapere davvero cosa si prova”.

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